Decàpoli: laboratorio di evangelizzazione in tempo di coronavirus

Non sempre i cambiamenti possono essere progettati, essi accadono e portano con sé conseguenze inattese. Difficile dire subito se positive o negative, quello che è possibile affermare è la loro forza dirompente capace di vincere su prassi inerziali e su resistenze
25 Settembre 2020

Non sempre i cambiamenti possono essere progettati, essi accadono e portano con sé conseguenze inattese. Difficile dire subito se positive o negative, quello che è possibile affermare è la loro forza dirompente capace di vincere su prassi inerziali e su resistenze. È e sta capitando forse questo nella nostra esperienza ecclesiale: qualcosa è cambiato e ci ha fatto comprendere, oppure semplicemente ha messo in luce ciò che già esisteva, ma che l’abitudine o il motto “si è sempre fatto così” rendeva opaco e ne assicurava l’accettazione. La narrazione accompagnata da argomentazioni diverse ci convincono di quanto sia importante parlarsi e confrontarsi per aprirci insieme a quello che verrà; a volte progettabile, sempre da comprendere e da rilanciare.

Su stimolo dell’equipe Decàpoli si sono attivati liberamente su zoom dei momenti di condivisione e di confronto. Riportiamo una sintesi dei temi che si sono proposti come più ricorrenti, sui quali aprire ulteriori scenari di analisi. Una serie di domande li introduce e rende più fruibile il discorso.

Che cosa ha tenuto e ha permesso di continuare a far vivere la nostra fede e la nostra dimensione comunitaria in questo tempo di seria difficoltà?

·        La Parola ritrovata come centrale.

·        Il bisogno di una ricerca costante di senso, il bisogno di parole di sapienza.

·        Condividere narrazioni, pensieri, interessi con altri/e.

Quali tratti di popolo di Dio sono emersi nella loro luce e concretezza, magari prima poco evidenti?

Il popolo di Dio è composto da SOGGETTI LIBERI, ADULTI, MOLTEPLICI.

Ci siamo riscoperti come COSCIENZE LIBERE. Non tengono più le prassi inerziali e poco sapienti. Ci siamo rifatti le domande importanti, senza sentirci in colpa: perché andare a Messa? Nel passato, perché quell’enfasi sulla centralità dell’eucarestia che oggi ha dovuto ripensarsi? Perché una così forte partecipazione alla Messa celebrata da Papa Francesco sia pure alle 7 del mattino? Forse per un bisogno ostinato di parole capaci di parlare alla vita, di indagarla e di interpretarla? Perché avverto nuovamente di volere partecipare alla Messa?

Queste DOMANDE IN COSCIENZE LIBERE sono decisamente un trampolino di lancio.

ADULTI DIVERSI con preparazione diverse hanno proposto, preparato, deciso, attivato molteplici iniziative per continuare a pregare, formarsi, celebrare in forme nuove o comunque non immediate. Sono emerse quindi competenze anche bibliche, di analisi, di metodo pastorale anche tra laici e laiche (dove sembravano muoversi solo talenti specifici secolari), sono emersi maggiori equilibri di spazi e ruoli tra generi e tra generazioni. In maniera evidente e promettente si è delineata all’orizzonte la possibilità che FORMAZIONE, OMELIE, ACCOMPAGNAMENTI possano essere ancora di più affidati a molti e molte. Il problema delle collaborazione, ma anche delle leadership e delle possibilità decisionali condivise ha ancora, anzi di nuovo, un significativo spazio di lavoro.

Provare a guardarci reciprocamente secondo logiche non centrate sui ruoli e sulla verticalità quanto piuttosto sui carismi che si mettono a disposizione reciprocamente in un movimento orizzontale appare affascinante. Così pure sostituire alla consueta relazione clero –laici/che quella, sufficiente, di fratelli/sorelle tra noi, unici e irripetibili da valorizzare in mutuo aiuto.

Inoltre competenze “altre” rispetto al contesto ecclesiale (antropologiche, sociologiche, tecnico-scientifiche) hanno aiutato e aiuteranno nella misura in cui saremo sensibili all’efficacia di confronti liberi e ad ampio respiro.

[1^ parte]

Una replica a “Decàpoli: laboratorio di evangelizzazione in tempo di coronavirus”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Il virus ha provocato chiusura e apertura nella vita comunitaria, Non chiesa più affollata, anzi,ma solerti appuntamenti con celebrazioni teletrasmessi forse hanno acceso interesse alla Parola di Dio, Nelle messe teletrasmesse si direbbe che il Sacerdote officiante abbia più cura a rendere la Divinità presente, la preghiera e l’omelia coinvolgente l’attenzione dei tele-presenti, così che non fa meraviglia che la messa di Papa Francesco sia stata molto seguita, anche magari dai distanti, accendendo interesse ciò che la Parola dice all’uomo di oggi. in rapporto al quotidiano, a riflettere circa quale senso dare al vivere il presente, dando o togliendo importanza a gesti e comportamenti con persone e cose.soliti.La Parola si fa penetrante, pone domande sottopone a giudizio il nostro agire, apre a più consapevole assunzione di responsabilità. Forse per certuni distanti un desiderio di Fede si è fatto luce per gli esempi di abnegazione nel’offrire sollievo.

Rispondi a Francesca Vittoria vicentini Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)