Chiudiamo per aprire

Anche noi vogliamo offrire alla riflessione dei lettori la lettera del vescovo Derio Olivero relativa alla propria decisione di sospendere per due settimane le celebrazioni religiose nella diocesi di Pinerolo.
12 Novembre 2020

“Aiutatemi, amici credenti, a costruire il futuro di tutti”. Sono le parole conclusive della lettera con cui Mons. Derio Olivero, vescovo della diocesi di Pinerolo, spiega la decisione di sospendere per due settimane le celebrazioni, nonostante l’ultimo DPCM non richieda questa misura. Pubblichiamo il testo della lettera perché ci sembra significativo di un modo diverso di porsi come Chiesa dentro il mondo e la società civile: per senso di responsabilità e solidarietà, per andare oltre la logica del do ut des, per fare proprie fino in fondo “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi”. Non da ultimo, crediamo che la condivisione di questa decisione con la comunità evangelica sia espressione di una cristianità unita e a servizio dell’umanità, e quindi dia ulteriore valore a questo segno che ci provoca a rifilettere su cosa significhi essere cristiani oggi.

 

Carissime amiche e carissimi amici,

a giugno, con alcuni amici, ho scritto il libro “Non è una parentesi”. Allora ero quasi certo che la pandemia fosse alle spalle. In quel testo invitavo a “non sprecare” ciò che quel terribile momento ci aveva insegnato. Purtroppo siamo nuovamente nella stessa situazione: tantissimi contagi, molti in terapia intensiva, molti decessi. Gli ospedali sono pieni e molte persone con malattie gravi, magari bisognose di interventi, non possono essere ricoverate. Tutti siamo a conoscenza di persone positive, di amici o familiari ricoverati, di persone in terapia intensiva. Tutti siamo invitati a ridurre i nostri movimenti, a contenere le occasioni di assembramento. Soprattutto nei nostri territori (zona rossa). A tante persone sono richiesti sacrifici gravi per contenere il contagio: penso ai nostri giovani che non possono andare a scuola, non possono trovarsi per fare sport o per chiacchierare la sera; penso ai ristoratori e a quanti hanno dovuto chiudere le loro attività lavorative. Sono sforzi enormi, richiesti per ridurre le occasioni di contagio, anche là dove erano stati fatti sforzi grandi per adeguarsi alle normative (penso alla scuola, ai locali pubblici e ai negozi). Il governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive. Sono consapevole che abbiamo questo diritto. Ma io chiedo ai cristiani cattolici di “fare volontariamente un passo indietro” e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio. So che è un sacrificio grande. Ma essere cristiani non significa innanzitutto difendere i propri diritti, quanto lottare per i diritti di tutti. Molti mi diranno che dobbiamo difendere la nostra identità, espressa soprattutto nella celebrazione eucaristica.

Care amiche e cari amici, la nostra identità sta nella nostra capacità di seguire Gesù Cristo, che si è fatto dono per tutti, capace di santità ospitale. Lo so, abbiamo bisogno di Lui per essere dono per gli altri. In questo tempo preghiamo tutti di più! Ve lo chiedo in ginocchio. Preghiamo di più, preghiamo incessantemente per noi e per tutti, in particolare per quelli che soffrono. Riscopriamo, nella necessità, la preghiera in casa. Troppi cristiani l’hanno dimenticata. Riscopriamo la lettura della Parola, nella quale ci viene incontro Cristo stesso. Non possiamo radunarci in chiesa, ma possiamo radunarci in casa. Come sarebbe bello un momento di silenzio e di preghiera con i figli o con i nipoti! In molte case cristiane si è persa questa cura domestica della fede. Senza la cura domestica e personale della spiritualità, la Messa rischia di diventare un rito vuoto. Lo so che in queste domeniche ci mancherà la dimensione comunitaria, pilastro del nostro cammino di fede! Lo so e sono felice che in noi credenti sia vivo e fecondo l’aspetto comunitario. In questi giorni mi impegnerò io per primo a curare maggiormente i contatti e ad essere presente con video, streaming, messaggi, telefonate. Chiedo di fare altrettanto ai sacerdoti, ai diaconi, ai catechisti, agli animatori. Anzi chiedo a tutti i cristiani di dedicare maggior tempo alle relazioni. Il cristiano è un creatore di relazioni all’interno e all’esterno della propria comunità. Con uno slogan direi così: “Chiudiamo per aprire”. Sogno una Chiesa meno ripetitiva, meno individualistica, meno autocentrata; sogno una Chiesa che si fa dialogo, che si fa relazione, che vive di relazioni, che è capace di celebrare con genuina creatività la risurrezione del Signore sempre.  Sogno una Chiesa che incarna l’enciclica “Fratelli tutti”, che vive il comando dell’amore. La Chiesa è “Corpo di Cristo”. In questo tempo vive la dimensione di “corpo lacerato” nella certezza di tornare ad essere “corpo risorto”. Come dice saggiamente il teologo Marco Gallo “La libertà di culto non è un bene assoluto, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti. Soprattutto, per riportare alla questione liturgica, la libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo. Bisogna aver fiducia nella liturgia, che sa aspettare i tempi opportuni, trasformarsi in gesti ancor più discreti, in contatti differenti”.

Chiedo scusa alle persone sensibili che magari verranno scandalizzate da questa scelta. Cari amici, vi chiedo di fare questo sforzo anche per i vostri figli, o nipoti, che forse non frequentano più le nostre liturgie (e son tanti, purtroppo). Loro guardano la Chiesa come un’istituzione insensibile alla loro vita concreta, ai loro problemi; un’istituzione chiusa nella sua dottrina, incapace di dialogo; un’istituzione fuori dal tempo. Cari fratelli e sorelle, aiutiamoci a creare una Chiesa capace di parlare non solo a noi praticanti (e di una certa età, come me), ma ancora capace di parlare ai giovani e a chi non crede. Questa è la grande urgenza. Aiutatemi, amici credenti, a costruire il futuro. Di tutti.

11 risposte a “Chiudiamo per aprire”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    E’ “anche” la Parola di Gesù-Vangelo_ quando messo in pratica. Vangelo vivo, da Parola provata, che i più umili, sconosciuti vivono tutta la vita. Saranno quelli che in vesti bianche stanno di fronte all’Agnello perché lavate con il /suo sangue? Come da visione dell’Apostolo Giovanni?. sia come sia, l’ipotesi supposta ha consistente motivo di essere verità., cade sotto i nostri occhi eppure pochi se ne accorgono, una normalità di fede vissuta, in Umilta: come di certe madri con figli nati con infermità che impegnano tutta la loro vita di Genitori: non meritano un giorno speciale da essere ricordati con una Messa in San Pietro a impetrare grazie, coraggio da quel Dio che ha promesso il giogo leggero a chi lo porta con amore perché Lui e con loro donando gioia serenità nel vivere certo amore che chiede tanta dedizione alla cura della persona umana.Sono famiglie dove corre un filo di musica evangelica che è l’inno alla Vita quella già da oggi “per sempre”.

  2. alberto Orlando ha detto:

    San Gerolamo scrive nel Breviarium in Psalmos, (Sal.147): “Leggiamo le Sacre Scritture. Io reputo che il vangelo sia il corpo di Gesù. (…) “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue” queste parole sebbene possano essere intese a riguardo del mistero eucaristico; tuttavia il corpo e sangue di Cristo più vero è la parola delle Scritture. (PL 26, 1258D-1259A)

  3. Gian Piero Del Bono ha detto:

    “La libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo. ”
    Beh certo per ora e’difficile che uno stato occidentale vieti il culto “privato” ,o che si impedisca di pregare a casa propria o tenere un Vangelo e un crocifisso nella propria abitazione. . Ma aspettate un po’ e si arrivera’anche a questo. Perche’una volta “relativizzata”la liberta’di culto , che secondo il teologo citato non piu’un bene assoluto , cosa impedisce al potere statale di mettere il naso anche nel culto privato ? Mi fa specie che un vescovo di Santa Romana Chiesa non si renda conto del pericolo . Guardi cosa succede in quegli stati dove la liberta’di culto NON e’un bene assoluto.

  4. Gianluca Peschiera ha detto:

    La questione è, a parer mio, molto simile a quella che abbiamo l’estate scorsa a proposito di fare o non fare le attività in presenza come grest e campiscuola. Con, da un lato, le parole dell’associazione NOI e della Diocesi di Verona (la mia) che mettevano in risalto che non era il caso di affrontare proposte che rischiavano di essere non solo pericolose, ma poco responsabili. Va detto che il tono delle diocesi lombarde era molto più speranzoso e possibilista. D’altro canto ci sono state le scelte di alcune parrocchie di proporre, in sinergia con il Comune e nel rispetto dei protocolli, alcune di quelle attività. Ma, mi domando: le comunità parrocchiali che hanno fatto qualche esperienza educativa sono state irresponsabili o sono andate contro la salvaguardia dei diritti di tutti? E, là dove c’è stato qualche contagio (ho letto che è capitato in qualche caso minoritario, ma non dalle mie parti), allora non si doveva fare niente?

  5. Gianluca Peschiera ha detto:

    Mi è piaciuto il tono del Vescovo Derio e i richiami alla preghiera in famiglia. Quando però propone di rinunciare alla Messa per due domeniche non mi trova d’accordo. L’obbiettivo che lui richiama è il contenimento del contagio motivato dai diritti di tutti da salvaguardare. Però mi vien da dire: per l’obbiettivo ricordato, quello che costantemente ci è chiesto è: il lavaggio-sanificazione mani, mascherina, distanza fisica tra le persone. E’ già in atto col protocollo in vigore la salvaguardia del diritto alla salute e alla vita, anche dei credenti. Se poi, personalmente, qualcuno per prudenza (e un po’ paura, aggiungerei) non viene a Messa, lo rispetto e non fa peccato. Ma la Messa si può celebrare insieme come un evento che ci aiuta anche (e proprio, aggiungerei) in momenti come questo. Infatti ci sono tanti fedeli che vengono e sono per i diritti di tutti senza per questo essere irresponsabili.

    • Giuseppe Risi ha detto:

      Caro Gianluca, lo stesso suo ragionamento sul rispetto delle regole e dei protocolli anticontagio lo fanno molte categorie economiche o rappresentanze sociali di vario genere ai quali, per editto dell’autorità costituita, vien comunque preclusa ogni attività, pericolosa o sicurissima senza differenze. Rispetto a ciò è per ossequio al superiore criterio del bene comune, la Chiesa italiana pur senza obblighi ben potrebbe ed opportunamente rinunciare per questo periodo di estrema emergenza ad un diritto riconosciuto dalla norma, ma che potrebbe essere considerato un privilegio sostanzialmente ingiustificato da molti (tra cui tanti credenti praticanti non necessariamente paurosi).
      GR

  6. Paola Meneghello ha detto:

    È un appello accorato e sincero, e ci vuole coraggio per fare un passo indietro.
    Ma non dividiamoci, perché non tutti guardiamo il mondo dalla stessa finestra, e per qualcuno chiudere fa paura tanto quanto il virus. La cura che dobbiamo gli uni verso gli altri passa dalla comprensione, e mai come ora la nostra umanità richiede lo sforzo di fare un passo indietro, tutti, con uso di buon senso e coscienza. Ad esempio, ho una zia che abita sola nel Veneto, e la cui unica compagnia è una famiglia che la accoglie sempre nelle proprie riunioni famigliari come fosse una di loro. Se guardassimo le regole, non dovrebbe più vederli, e l’altro giorno piangeva al telefono perché non sapeva cosa fare, di fronte al loro invito comunque arrivato. In che senso va l’umanità in questo caso? È una scelta, in fondo, come quella di non dire o dire Messa, ognuno fa quello che può: teniamoci per mano e capiamoci, solo questo, e forse è tutto, possiamo fare ora, credo.

  7. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Forse dopo aver protestato per il divieto imposto dalle Autorità civili alle assemblee in luoghi di culto, non si osa dismettere il silenzio in rispetto, ma sta a noi fedeli anche la responsabilità in tutta libertà di disertare in presenza alla s.messa se si ritiene giovevole per se e per il prossimo. Il contaggio sembra ormai correre libero con l’aria e le sirene delle ambulanze lo denunciano. Nessun scandalo se in una regione “rossa” si faccia prevenzione stretta; oltretutto nulla vieta e,anzi, mi pare che si possa onorare Dio in altri modi, tutti quelli che sono dono al prossimo. Quanto in coscienza ci rimproveriamo può essere occasione di opere buone, anche tra famigliari, amici, conoscenti, dove la routine giornaliera assorbe tutto il tempo. Pregare il rosario che è comunitaria preghiera con il mondo , ascoltare una messa teletrasmessa, o semplicemente dare una mano a qualcuno, condividendo con tutti quelli che sono in sacrificanti situazioni,

  8. Giuseppe Risi ha detto:

    La decisione del vescovo di Pinerolo è molto coraggiosa ed ha un significato ed una portata che vanno ben al di là della semplice sospensione delle messe festive per due settimane.
    Mi chiedo cosa ne pensino i suoi confratelli vescovi italiani: lo ritengono un mariuolo che ha fatto una marachella (che li mette tutti in imbarazzo) oppure stanno pensando di seguirne l’esempio?
    Mi pare che di diocesi in zone rosse ce ne siano parecchie, ma tutto tace…
    GR

  9. nicoletta zullino ha detto:

    «Il governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive. Sono consapevole che abbiamo questo diritto. Ma io chiedo ai cristiani cattolici di “fare volontariamente un passo indietro” e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio. So che è un sacrificio grande. Ma essere cristiani non significa innanzitutto difendere i propri diritti, quanto lottare per i diritti di tutti».
    Quante volte lo abbiamo sentito dire nelle omelie? Ora è il momento. Rinunciare al proprio diritto, lottare per i diritti di tutti. Non aspettiamo che ce lo chieda (o ce lo imponga) il governo: altrimenti il bene comune è solo una chiacchiera da spendere per fare bella figura.
    Grazie al vescovo Derio e ai fratelli valdesi.

  10. Ornella Ferrando ha detto:

    È una richiesta accorata di un Vescovo che ha vissuto sulla propria pelle questo dramma del Covid , una testimonianza vera che deve far riflettere molte persone che ancora non credono in questo virus ; stavolta è meno virulento ma spazia fra più persone. Ora , a differenza di Marzo , cominciano a sentirsi nomi di persone che si conoscono .
    Quello che mi piace di questo articolo è anche che chiede di chiudere per 2 settimane e riaprire con la prima domenica di Avvento, ha tutto un senso. Ci prepariamo a vivere un nuovo anno liturgico, un nuovo tempo forte , … è il momento giusto per ripartire.

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