“Celebrare” la riapertura

Una domenica in parrocchia o un rosario per sottolineare il ritorno alla vita comune meno condizionata. Alcune ideuzze
21 Aprile 2021

Quante volte ci siamo detti che le nostre liturgie risultano spesso lontane dalla vita, ripetitive, impermeabili alle tempeste del periodo che si va attraversando!   Ora ci si presenta un’occasione epocale: perché non mettersi d’impegno per “celebrare” in questo maggio 2021 la graduale riapertura di molte attività, dopo settimane di limitazioni in zona rossa? O meglio:  se nei mesi scorsi abbiamo cercato di rispettare tante ricorrenze e richiamare tante Giornate “come se”,  ora vale la pena sottolineare/solennizzare questo ritorno ad una vita comune meno condizionata,  questa fase di fondata fiducia (o “rischio calcolato”, per dirla alla Draghi)  parallela alla crescita della copertura vaccinale.

Sia chiaro: non si pensa ad una stonata “festa della liberazione” dal Covid o ad uno scriteriato “libera tutti” che, in questa fase, sarebbe una controtestimonianza meritevole di sanzioni severe. Soltanto una Messa domenicale (o un rosario serale, entro i termini orari del coprifuoco) che siano fortemente “intonati” a cogliere e trasformare in preghiera il nuovo clima sociale. con il suo richiamo alla responsabilità: dal ritorno sui banchi in presenza dei giovani alla ripresa delle visite nelle Rsa, dalle serrande rialzate di tanti esercizi pubblici alla chiusura di alcuni reparti Covid.

Come di fronte ad ogni liturgia possiamo chiederci come dovremo prepararla al meglio, puntando a far sì che prevalga il valore della festa (non dell’euforia incontrollata), in modo  rispettoso del dolore che la pandemia ha seminato e ancora raccoglie.

La preparazione deve partire – come per ogni festa – da un invito all’altezza della situazione. Una convocazione straordinaria, diffusa dagli “avvisi” delle settimane precedenti agli annunci sul bollettino, radio parrocchiale, sito internet e profili social, magari anche sul quotidiano laico (non è una buona notizia?).

Vanno individuati con cura alcuni invitati speciali: i genitori con i bambini piccoli che per motivi sanitari sono stati tenuti lontani dai banchi, ma ora possono forse tornare – distanziati – in un’aula per vivere la liturgia della Parola; i pazienti che sono “passati dalla tribolazione” del Covid di cui portano ancora gli strascichi; gli anziani che ritornano a frequentare la chiesa dopo centinaia di Messe in tv; i giovani che riprendono i loro incontri all’aperto e presto le uscite nel fine settimana…

Nella preghiera dei fedeli e poi nell’offertorio queste condizioni possono essere richiamati con intenzioni doc e doni simbolici (solo evocati, per non usare oggetti che dovrebbero essere igienizzati)  per la mensa eucaristica insieme a pane e vino.

Sarà una celebrazione attenta alla memoria attiva: che non dimentica i morti (con i loro nomi ripresi durante la liturgia) e le sofferenze degli scorsi  16 mesi, che evidenzia (un cartellone colorato?) i tanti “semi di bene”, come dice papa Francesco, distribuiti da anonimi “santi della porta accanto”, che valorizza le risposte creative offerte dalla comunità in tempi difficili. Non solo lo sguardo indietro, però; anche la prospettiva di un ritorno ad una vita nuova (siamo anche nel tempo pasquale!) che s’impegna a concretizzare quei cambiamenti di stili di vita, personali e collettivi, tanto teorizzati nel lockdown.

Infine, una benedizione speciale e un gesto personale (magari un segno “memorabile” sul calendario di casa o sulla bacheca parrocchiale) che dia solennità a quanto vissuto, quasi un ex voto moderno per mantenerci a lungo vigilanti.

Agli amici del nostro blog l’invito a completare queste ideuzze generiche, raccontando magari la loro celebrazione della riapertura.

Una replica a ““Celebrare” la riapertura”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi sembra presto per cantar uscita da Covid, però io sono entrata in chiese che non hanno mai cambiato i segni della Messa, raccolta offerte, lettori laici, qualche armonium la domenica chesuona o i cantore/i con fedeli tutti osservanti distanza e mascherina. invece,purtroppo ci sono Chiese. anche Tutto l’opposto, tanto , sembra essere preferito quello teletrasmesso, grazie a una più calda e spirituale condivisione di sentimenti celebrante/ con fedeli a distanza, che questo comune disagio affratella, e si suppone Dio gradisca e ascolti. L’idea de Rosario nei Basiliche a maggio dov’e la Storia rimanda a Dio e il suo popolo, molto bella, un pellegrinaggio ideale a far memoria con preghiera di intercessione per tutto quanto ci affligge oggi ,…?uniti in reciproco sentire gli uni per gli altri

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