Caro Leone, ti scrivo…

Tutta la gioia per l’elezione e per i primi passi del nuovo Pastore
5 Settembre 2025

Cremona, 28 agosto 2025

Caro Papa Leone,

la sera dell’8 maggio sei stato scelto per essere Vescovo di Roma e successore di Pietro. Abbiamo pregato per te, riuniti in cattedrale con il nostro Vescovo Antonio, che ci ha ricordato come non siamo mai orfani. Il Padre non ci lascia soli, Cristo è presente. La Chiesa, anche senza Papa, ha continuato a spezzare il Pane, ad annunciare la Parola, a vivere la carità. Ma senza Papa Francesco ci siamo sentiti smarriti, più vuoti, come pecore senza pastore.

Ore 18.10: fumata bianca! Viene dato l’annuncio atteso. Sorpresa dello Spirito! Tutti i “papabili” escono Cardinali… Caro Papa, ti affacci, finalmente ti vediamo. Mi colpisce la tua umanità: davanti all’affetto della gente e al peso della responsabilità sgorgano delle lacrime. Guardo il tuo sorriso e prendi la parola: «La pace sia con tutti voi!». È la pace del Risorto di cui tutti abbiamo bisogno. Un messaggio per le nostre famiglie, per le nostre parrocchie, per tutti i popoli, soprattutto quelli dilaniati dalla guerra. Mi fai commuovere quando ricordi Papa Francesco: è ancora calda nel nostro cuore l’ultima benedizione. Non faccio però paragoni con il passato, ne sono vittima e fanno male… anzi non capisco perché il passato sembri per tanti migliore. Perché non ci godiamo il Regno di Dio presente e non ci apriamo al futuro? Siamo pellegrini di Musei o di Speranza? Senza paragoni, sono grato a Papa Francesco; ammetto che togliere dal mio studio le sue foto è stato un momento. Conserverò quelle foto e chiederò la sua benedizione.
Poi, caro Papa, affermi: «L’umanità necessita di Lui […] Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un popolo sempre in pace». Ti racconto un piccolo aneddoto: qualche mese fa ho accompagnato a casa due ragazzini di fede islamica e mi hanno spiegato come siano stati contenti di sentire il nuovo Papa parlare di pace, di ponti e di dialogo.

Come vedi la Chiesa? Missionaria, che costruisce ponti, che dialoga, sempre aperta ad accogliere, come la piazza, con le braccia aperte per chi ha bisogno di carità, di presenza, di dialogo e di amore.
Altri gesti hanno mostrato la tua affabilità: i selfie, l’autografo e la dedica a Michela, una bambina che ti ha chiesto di firmare la sua Bibbia: «Lasciate che i bambini vengano a me».

L’omelia della Messa che hai concelebrato con i Cardinali è stata ricca. Il centro è Cristo, il Figlio del Dio vivente e la Chiesa è la comunità dei suoi amici, i quali annunciano la Buona Notizia, tesoro da custodire, trasmettere e approfondire. La Chiesa è «città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo; ciò non grazie alla magnificenza delle sue strutture, ma attraverso la santità dei suoi membri». Infine, l’impegno irrinunciabile per chi nella Chiesa ha un ministero: «Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conscerLo ed amarLo».

Il tuo impegno diplomatico per la pace è apprezzato, condivido la chiarezza usata più volte per l’orribile tragedia umanitaria a Gaza.
A livello ecclesiale trovo due snodi interessanti:

  1. l’omelia della Messa per l’inizio del ministero petrino: qual è il compito della Chiesa? «Amore e unità: queste sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù. […]Questo è lo spirito missionario che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo […] Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore!»;
  2.  l’omelia per la Messa dei Santi Pietro e Paolo è stata un invito ad una fede viva, che evangelizza cercando nuove strade. «I santi Pietro e Paolo ci interpellano anche sulla vitalità della nostra fede. […]c’è sempre il rischio di cadere nell’abitudine, nel ritualismo, in schemi pastorali che si ripetono senza rinnovarsi e senza cogliere le sfide del presente. Nella storia dei due Apostoli, invece, ci ispira la loro volontà di aprirsi ai cambiamenti, di lasciarsi interrogare dagli avvenimenti, dagli incontri e dalle situazioni concrete delle comunità, di cercare strade nuove per l’evangelizzazione a partire dai problemi e dalle domande posti dai fratelli e dalle sorelle nella fede. […] Se non vogliamo che il nostro essere cristiani si riduca a un retaggio del passato, come tante volte ci ha ammoniti Papa Francesco, è importante uscire dal rischio di una fede stanca e statica, per chiederci: chi è oggi per noi Gesù Cristo? Che posto occupa nella nostra vita e nell’azione della Chiesa? Come possiamo testimoniare questa speranza nella vita di tutti i giorni e annunciarla a coloro che incontriamo?».

 

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