Via Lucis 2020

Nel tempo di pasqua, la via lucis: "per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,9)
17 Aprile 2020

L’annuncio dell’angelo
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Matteo 28,1-7)
Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.

La storia
In Piazza Martiri, a Carpi (MO), il lunedì dell’Angelo si sono ritrovati i rappresentanti di sette confessioni religiose, per pregare insieme a sostegno dei malati e per chiedere la fine della pandemia. «La data scelta non è casuale – ha proseguito monsignor Ermenegildo Manicardi, vicario generale -. Il Lunedì dell’Angelo che ha annunciato la risurrezione di Gesù, come segno di speranza». A lui si è unito il sindaco, il rabbino di Modena e Reggio Emilia, e rappresentanti degli ortodossi, evangelici, musulmani e sikh.

La riflessione
Nel deserto di un mattino freddo e triste, in cui tanti erano ancora a casa dopo un giorno di grande festa, le donne assistono ad un evento che cambierà la Storia: un terremoto, uno splendore di bellezza luminosa sconvolgono la natura, le guardie sono “tramortite” dallo spavento, ma alle donne è affidato da questo messaggero incantevole e terribile l’annuncio della Risurrezione di Cristo. Nel deserto di una piazza vuota, circondata da tante persone e famiglie che vivono una quarantena che pare da “sepolti vivi”, riecheggia un annuncio: la preghiera unisce le persone fra loro e con Dio, e porta una speranza che non è illusione, ma nasce dall’incontro di fede e amore.

La preghiera
Signore Gesù,
Abbiamo bisogno di buone notizie; siamo tutti chiusi in casa, e spesso anche chiusi nel nostro cuore. Ci manca la natura, la primavera, la vita, gli abbracci, il sognare e pianificare il futuro. Anche se ci piace dire “andrà tutto bene”, a tanti già non è andata bene, e tutti stiamo soffrendo e soffriremo per il COVID e i problemi che ha creato. Ma tu ci porti una speranza che va oltre le pie illusioni, e va oltre persino ai nostri sogni: perché tu vuoi per noi un futuro di pace, e puoi donarci la felicità già nel nostro oggi: tu che sei risorto dai morti e ci chiami a essere tuoi testimoni. Illumina, Signore, la nostra vita, donaci la tua speranza e la fede che ci rende “angeli” per coloro che incontriamo, annunciatori di una buona notizia. Amen!

 

La corsa dei discepoli
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Giovanni 20,1-10)
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

La storia
Il 30 aprile, il veterano britannico Tom Moore, un capitano della Seconda guerra mondiale, compirà 100 anni. E ha deciso di festeggiare in modo del tutto insolito: lanciando una sfida con cui si impegna a fare dieci giri intorno a casa sua, di corsa appoggiandosi al suo deambulatore, per arrivare a “quota cento” il giorno del suo centesimo compleanno. Connessa alla sfida, una raccolta fondi per sostenere il personale sanitario impegnato contro la pandemia: ad oggi, ha già raccolto 1,8 milioni di sterline.

La riflessione
Questa pandemia sta falcidiando soprattutto gli anziani, le nostre radici; ci porta via o minaccia le persone che fino a ieri hanno sostenuto le nostre famiglie come nonni attivi, come bisnonni sapienti, con la tenerezza di una vita buona. Ora scopriamo quanto gli anziani siano preziosi, nonostante le tante fragilità che possono colpire il loro fisico o il loro spirito. Ora, come Giovanni, impariamo a fare posto a chi corre meno veloce, ma va ed è andato più lontano di noi. E scopriamo che si può essere giovani da vecchi, e vecchi da giovani; perché essere giovani è sapersi incantare davanti alla bellezza, saper credere con semplicità, saper correre con tutto il fiato che abbiamo, per qualcosa che conta davvero.

La preghiera
Signore Gesù,
Ti preghiamo per i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri bisnonni, gli amici anziani, i padri spirituali, i sacerdoti, i vicini di casa che vivono soli, magari dopo una vedovanza. Aiutaci ad apprezzarli mentre sono con noi, ad ascoltarli, ad avere pazienza e comprensione, ad essere disponibili ad imparare da loro. Aiutaci a correre da loro, e a correre con loro; a capire che “se vuoi andare veloce, cammina da solo, ma se vuoi andare lontano, cammina con gli altri”. A ricordarci che ogni età è preziosa e che Tu, il Risorto, abiti anche e soprattutto nelle persone che magari sono più fragili, ma che hanno l’anima leggera e limpida. Aiutaci a correre per la gioia di trovarti e annunciarti, non per fuggire dal nostro oggi o per riempirlo di un cumulo di impegni che ci impediscono di amare. Amen!

 

Maddalena: Noli me tangere
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Giovanni 20,11-18)
Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.  Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù.  Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!  Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

La storia
Una bambina scozzese di quattro anni, Mila, sta sottoponendosi a chemioterapia; suo papà, Scott, deve però continuare a lavorare, e, per proteggere la fragilissima salute della bambina, ha deciso di non vivere con lei e con la mamma finché l’emergenza finirà. Una fotografia-simbolo ritrae la bambina che guarda il papà da dietro al vetro della finestra; il padre le sorride con uno sguardo dolcissimo, pieno di tutta la tenerezza che gli abbracci non possono trasmettere in questo momento. «Le prime volte Mila era disorientata e mi chiedeva: “Ma perché papà non può entrare?”» racconta la mamma. «Spero che la nostra storia aiuti a capire l’importanza dello stare a casa, purtroppo ci sono tante persone vulnerabili come Mila che stanno rischiando la vita».

La riflessione
La sconvolgente, bellissima realtà della risurrezione di Cristo è che non è una vaga sopravvivenza spirituale, quella che ci è annunciata e promessa, bensì la concreta possibilità di riabbracciare fisicamente le persone amate. Io dico sempre che se incontrassi “l’anima” di una delle persone a me più care per strada… non la riconoscerei! Noi siamo molto più dei nostri corpi, ma siamo anche i nostri corpi; io conosco e sono conosciuta tramite il mio corpo, la mia voce, i miei sensi, il mio aspetto. Tante cose bellissime della vita passano dal corpo: la tenerezza, la contemplazione visuale e uditiva della bellezza, l’assaporare un profumo fragrante o un buon piatto… Dante, nel Paradiso parla con gli spiriti beati, ancora in attesa di quel giorno senza tramonto in cui la pienezza della Risurrezione sarà compiuta anche per loro (in attesa, come dice in un altro passo del Paradiso, che la voce con cui cantano sia “revestita” del corpo); e mentre delinea la realtà di un corpo umano trasfigurato in una vita senza più fragilità, sofferenza, morte e dolore, i Beati rispondono: “Amme” (amen), mostrando “desiderio” del proprio corpo. E poi aggiunge, con un linguaggio così semplice e toccante nel contesto altrimenti tanto alto del Paradiso: non solo per loro, ma “per le mamme, per li padri” e per tutti coloro che furono loro cari prima di essere luci eterne. Dante, il sommo poeta, nella somma Cantica, qui torna bambino.

La preghiera
Signore Gesù,
La tua Risurrezione è una realtà così bella che l’uomo tanto la desidera che trova difficile crederla; sembra una favola per bambini, un racconto cui una persona adulta e matura non può credere. Ma forse l’incanto che proviamo a immaginarlo è qualcosa di più profondo di un desiderio puerile; forse lo sguardo di quella bambina dietro il vetro ha capito più di quanto abbiano capito tanti filosofi adulti. Alla Maddalena che vorrebbe abbracciarti, tu dici: Non trattenermi (ma anche: non toccarmi), perché il tempo degli abbracci non è ancora qui. Noi viviamo al di là di quel vetro: concretamente, in questi giorni in cui ci sono negati gli abbracci delle persone care, ma anche simbolicamente nell’intravedere una realtà bellissima e non poterla ancora godere fino in fondo. Ma a questa realtà possiamo credere, con la stessa speranza e la stessa fiducia che ci sono nello sguardo di questa bambina e del suo papà. Donaci questa fede, Signore. Amen!

 

Emmaus
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Luca 24,28-33)
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.  Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.  Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».  E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme.

La storia
Il primo medico vittima del COVID nella provincia di Rimini è Maurizio Bertaccini, diacono permanente, sposato con Maria e padre di dieci figli, contando quelli biologici, adottivi e affidatari, fra cui alcuni con disabilità gravissime, e attivo presso la comunità Piccola Famiglia dell’Assunta di Montetauro, che si occupa di persone con handicap ed emarginate. Come Gesù con i discepoli di Emmaus, Maurizio ha condiviso il pane della Parola come diacono, e quello del servizio come medico, e si è seduto a tavola con i “piccoli” come loro commensale. Per questo, la sua vita è una testimonianza di come l’incontro con Gesù faccia ardere il cuore nel petto.

La riflessione
Alcuni hanno pensato, suggestivamente, che i discepoli di Emmaus siano marito e moglie. Il Vangelo non lo dice, ma nemmeno lo nega, e anche a me piace pensare che il Risorto si faccia compagno di cammino e di tavola di una famiglia. Che sia così o meno, uno dei significati di questo bellissimo episodio è proprio la presenza di Gesù, incarnato e risorto, nella nostra vita quotidiana, nei passi del nostro oggi, nel nostro spezzare il pane, e nel vivere il cammino del nostro lavoro e dei nostri affetti. È lì che Lui appare, non riconosciuto, per farci ardere il cuore, per essere pellegrino con noi, e, soprattutto, per insegnarci ad “aprire gli occhi” alla sua presenza nei nostri fratelli.

La preghiera
Signore Gesù,
Tu sei l’Amore più grande, tu sei la Parola stessa del Padre, tu sei Pane per il nostro cammino. Tu non compari con “effetti speciali”, ma umilmente ti accodi a noi, e ci chiedi della nostra vita, addirittura domandandoci di parlarti di Te. È un paradosso, ma è il paradosso dell’amore: tu ti fai piccolo per poterci donare tutto di te. E vieni a trovarci nei nostri familiari, nei nostri ambienti quotidiani, nel lavoro e nel riposo, nella festa e nella delusione. Aiutaci a riconoscere la Parola che scalda il cuore e il Pane che spezzi per noi nelle parole e nei gesti dei fratelli, e ad essere, a nostra volta, portatori di quella gioia senza fine che solo tu, Risorto, puoi donarci. Amen!

 

Tommaso
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Giovanni 20,26-29)
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».  Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».  Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

La storia
Per la prima volta, a Cuba, la Messa e le funzioni della Settimana Santa sono state trasmesse in televisione: le limitazioni imposte anche lì a causa del COVID hanno impedito la celebrazione delle funzioni liturgiche, e il governo ha concesso spazi nella televisione pubblica per la trasmissione di servizi religiosi fra cui la Via Crucis del Papa e la Messa di Pasqua celebrata nella Cattedrale vuota della Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba.

La riflessione
“Se non vedi, non credi”, è il dolce rimprovero di Gesù a Tommaso; ma in questi giorni ci sembra di poter solo “vedere” i gesti della fede, senza poter toccare il Corpo di Cristo che già da più di un mese non possiamo ricevere. La televisione e i mezzi di comunicazione ci aiutano a sentirci ancora Chiesa, a vivere la nostra fede anche nella quotidianità, costellando la giornata di preghiera; e circolava una vignetta, in questi giorni, in cui al diavolo che gioisce per la chiusura delle chiese rispondeva il Padreterno, dicendo che in realtà ne ha aperta una in ogni casa. Se ci mancano i segni della fede, non deve mancarci la sua realtà: che è preghiera nell’incontro con Cristo, contemplazione (“diventa ciò che contempli”, esortano i santi ortodossi), e servizio ai nostri fratelli e sorelle. Cristo e la Chiesa devono entrare sempre di più nel nostro cuore e nelle nostre case, non solo attraverso i mezzi virtuali, ma soprattutto nell’apertura della nostra vita e delle nostre famiglie alla presenza del Signore e dei fratelli che ci ha donato.

La preghiera
Signore Gesù,
Non possiamo toccare e ricevere il tuo Corpo, e la mancanza, a Pasqua, è veramente lancinante. Abbiamo bisogno di Te, della tua presenza concreta, tangibile, “assaporabile”, che ci dice che sei sempre in noi e con noi. Noi lo sappiamo che non ci abbandoni, ma proprio nelle ore più buie sembri assente: come dice una celebre preghiera, nei momenti più difficili della nostra vita ci sembra di non vedere le tue orme sulla sabbia accanto alle nostre. E invece sono quelli i momenti in cui ci porti in braccio. Aiutaci, Signore, a crederlo anche quando non ti vediamo e non ti sentiamo; perché solo Tu sei nostro Signore e nostro Dio. Amen!

 

Io sono con voi
Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo / perché sei in eterno la luce del mondo.

La Parola (Matteo 28,16-20)
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.  Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.  E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.  Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

La storia
Nell’ospedale di Prato, il giorno di Pasqua, i medici hanno chiesto e ricevuto il mandato di ministri straordinari dell’Eucaristia, per poter dare la Comunione ai malati di COVID. Uno dei sanitari ha affermato: «Ho pianto assieme ai pazienti. Gli ospedali sono luoghi di cura, ma non possiamo pensare di separare il corpo dallo spirito: mi rendo conto che nella lotta al coronavirus il nostro sforzo è troppo indirizzato a combattere i mali fisici dei pazienti». E un altro medico ha detto: «una delle conseguenze drammatiche di questa pandemia è proprio l’isolamento, di malati e sanitari, da tutto e da tutti». Come la maggior parte del personale ospedaliero impegnato quotidianamente nella lotta al virus anche lui da oltre un mese non torna a casa da moglie e figli. «Dare la comunione ai malati per me ha significato colmare questo vuoto, questo gesto mi ha fatto ricongiungere anche con i miei attraverso il Signore. È stata una delle esperienze più belle che ho vissuto nel corso della mia vita di uomo, di cristiano e di medico».

La riflessione
E nel momento in cui ci rendiamo conto di non poter fare a meno di Cristo, Lui non manca mai. Spesso abbiamo tanta paura della sofferenza, della malattia, degli imprevisti; eppure quando accadono realmente, Egli non ci abbandona. Il Risorto non è più visibile come lo hanno veduto, udito e toccato i discepoli; ma proprio per questo è presente in tutte le nostre vite, in tutta la nostra vita. In questo periodo di isolamento, tanto più duro per chi è colpito dal COVID, per chi lotta come medico o paramedico contro di esso, o per chi ha un familiare malato, la solitudine ci sembra durissima: ma se apriamo il nostro cuore a Cristo con fiducia e con semplicità, egli verrà a noi, e cenerà con noi, e prenderà dimora presso di noi, toccandoci con una tenerezza che non ha fine.

La preghiera
Signore Gesù,
Tu ci ripeti innumerevoli volte: Coraggio, sono Io, non temete. Tu ti sei nascosto ai nostri occhi per poter essere sempre nel nostro cuore, fino a quando ti contempleremo faccia a faccia, tu nel tuo Corpo vivo e risorto, e noi in una realtà trasfigurata ma così intimamente legata alla nostra storia, ai nostri affetti, al nostro vissuto. Già oggi Tu sei con noi, con la tua bellezza senza pari e la tua luce sfolgorante. Apri il nostro cuore affinché possiamo percepire il tuo essere con noi, tutti i giorni, fino alla fine nel mondo; e aiutaci a portare questo annuncio a tutti, perché tutti sappiano che Tu li ami immensamente. Amen!

 

3 risposte a “Via Lucis 2020”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Mi associo alle parole di Mimmo.
    Mi permetta Chiara di sintetizzare il suo lungo scritto con:
    Senza il rapporto personale con Gesù …fatto di vita verità luce ma soprattutto di sentire e partecipare difficile essere cristiani..
    Postillo con un’altra riflessione:
    Il Papa stamane a S.Marta:
    Senza franchezza e coraggio e trasparenza e libertà di fede manifestata non si è veri cristiani!
    ( Non ha detto: senza osservanza dei dettati..🤪😄)
    {[( Proseguo riflessione avuta ieri: siete proprio sicuri che il valore di VN sia ad intra? Depurare la Chiesa di incrostazioni posticcie, inessenziali all’annuncio a TUTTI, rendere la originale bellezza, sim-patia, luce meravigliosa di Cristo, non significa ritrovare il modo giusto “ad gentes”??)]}

  2. Mimmo Fensore ha detto:

    Grazie Chiara per questo Meraviglioso Testo che ci hai donato.
    Grazie per le la Parola che hai annunziato , per la meditazione che ci hai suggerito, Grazie per la Tua Preghiera. Grazie per averci donato la Gioia di condividere questo Meraviglioso “Cammino di Preghiera” con un gruppo di Famiglie con cui da trentadue anni condividiamo tutta la nostra Vita.
    Grazie di avercela resa ancora piu Bella.

    Santa Pasqua, Santa Vita

    Mimmo e Gabriella

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Lui, Cristo, ha già aperto il Suo cuore al l’umanità, si è lasciato crocifiggere ha sopportato la stessa pena dei due che la meritavano, il suo essere anche figlio di Dio non lo ha usato, ha dimostrato però di essere il Santo proprio sopportando l’onere che è essere umano dimostrando così quanto era grande l’amore del Padre ,il Suo desiderio di dare a noi la possibilità di avere salva la vita per l’eternita. Se non si parla mai di vita eterna, come il fine dell’amore di Dio , che ci vuole vivi dove è anche Lui, nel suo Regno, non è comprensibile neppure il sacrificio di Cristo. Cristo è morto per mano di un uomo che lo ha rifiutato, è Risorto perché anche Dio il vivente! Anche noi possiamo aspirare da subito alla vita per sempre se viviamo come Cristo è venuto a insegnarci la via, mettendo in pratica il suo Vangelo! E’ il suo Vengelo vissuto che diventa messaggio al prossimo, che è via alla Verità è alla Vita.

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