Corpus domini (anno C)
La festa del Corpus Domini celebra il momento centrale della vita cristiana: l’eucarestia.
Dopo il tempo pasquale, il sacrificio redentore di Cristo viene celebrato nella liturgia, e le letture di oggi richiamano proprio l’aspetto liturgico e la centralità della figura sacerdotale.
Il brano della Genesi ci presenta la figura del sommo sacerdote Melchisedek, al tempo di Abramo, che offre pane e vino. Questi due elementi attraversano tutta la storia biblica, dalle origini del popolo ebraico fino al Nuovo Testamento. E’ il sacerdote, dunque, che offre pane e vino in segno di ringraziamento (come è noto, questo è il significato del termine ‘eucarestia’). L’azione del sommo sacerdote nei tempi antichi è anticipazione dell’azione del Cristo, sacerdote definitivo, che ha trasformato il pane e il vino della tradizione biblica nel suo corpo e sangue e ha ordinato ai suoi discepoli di ripetere questo gesto in sua memoria.
Il brano della lettera ai Corinti è particolarmente importante poiché è la più antica attestazione letteraria dell’eucarestia, addirittura antecedente ai vangeli sinottici. Risale infatti al 50-52 d.C. circa, quindi a una ventina d’anni dalla morte e resurrezione di Cristo. Paolo dice chiaramente di aver” ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso” dandoci così testimonianza di una tradizione codificata già in tempi antichissimi e che poi è rimasta inalterata nei secoli. Vale la pena riflettere sul fatto che le parole della consacrazione che ascoltiamo nella messa sono state ripetute identiche dalla primissima comunità apostolica fino ad oggi!
Gesù è un Dio che nutre e sazia: il vangelo ci racconta il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Di fronte ad una folla affamata e stanca (si parla di cinquemila uomini, a cui bisognerebbe aggiungere donne e bambini) Gesù benedice cinque pani e due pesci e fa mangiare tutti a sazietà. In realtà, la sazietà che ci promette Gesù non è materiale ma spirituale: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,51).
La sequenza del Corpus domini, composta da san Tommaso d’Aquino proprio per questa solennità, racconta poeticamente lo straordinario nutrimento divino che ci viene offerto:
Pane vivo, che dà vita: / questo è tema del tuo canto,/ oggetto della lode.
Veramente fu donato / agli apostoli riuniti / in fraterna e sacra cena. (…)
Questa è la festa solenne / nella quale celebriamo / la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re, / nuova Pasqua, nuova legge; /e l’antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico, / la realtà disperde l’ombra: /luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria / ciò che ha fatto nella cena: /noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando, /consacriamo il pane e il vino, /ostia di salvezza (…)
Ecco il pane degli angeli,/ pane dei pellegrini, /vero pane dei figli:/ non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato, /in Isacco dato a morte, /nell’agnello della Pasqua, /nella manna data ai padri
Buon Pastore, vero pane, /o Gesù, pietà di noi; /nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni /nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, /che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli / alla tavola del cielo, /nella gioia dei tuoi santi”.
“Pane dei pellegrini”: Gesù ci offre il nutrimento per vivere il variegato pellegrinaggio della vita. Partecipare consapevolmente all’eucarestia ci riempie di gioia e di gratitudine e ci insegna, come recita la preghiera colletta, a “condividere con i fratelli i beni della terra e i beni del cielo”.
Magari partecipare ad una processione del Corpus Domini ,come quella che oggi si e’ svolta con papa Leone nelle vie di Roma ,potrebbe togliervi i dubbi su quale dia il Corpo di Cristo .
La folla che segue Gesù sembra essere in un stato di incoscienza, priva della propria volontà, accomunata dall’estasi di una volontà straordinaria, ossia fuori dalla vita ordinaria e affannata per le cose immediate e future. La volontà è quella del padre e ad essa si rivolgono sia il figlio che i presenti, felici nella loro incoscienza e di nuovo capaci di affidarsi ad una volontà paterna che non è la loro ma comunque favorevole alla loro vita. Penso sia questa la fede.