Per una lettura esistenziale della Parola di Dio

Un'intervista a Ernesto Borghi, biblista, docente, presidente dell'Associazione Biblica della Svizzera Italiana, curatore delle traduzioni ecumeniche dei primi cinque libri del Nuovo Testamento, sulla presenza e la funzione della Parola oggi nelle comunità cattoliche
11 Maggio 2026

Quale è lo stato di conoscenza della Bibbia nelle comunità parrocchiali e in generale cattoliche nell’Italia di oggi?

Per quanto mi è stato e mi è possibile notare dopo tanti anni di attività anche pastorale la situazione è “a macchia di leopardo”. Ci sono vari esempi molto belli di un rapporto con la Parola di Dio contenuta nelle Scritture che fa quasi pensare ad una vera e propria animazione biblica dell’intera pastorale ecclesiale. Vi sono, però, anche tanti altri luoghi in cui la dimensione devozionistica ed un sacramentalismo gravoso tengono in considerazione la Bibbia e i suoi testi essenzialmente nelle celebrazioni eucaristiche. E, comunque, vi sono anche moltissime situazioni che sono in movimento, più o meno rapido, verso una effettiva valorizzazione delle Scritture bibliche nella “educazione” alla fede cristiana. In sintesi: rispetto a qualche decennio fa il quadro globale è sensibilmente migliorato, ma il cammino verso un’effettiva animazione biblica della pastorale ecclesiale è ancora molto lungo.

Perché, a Suo avviso, sono presenti queste difficoltà e lentezze?

I motivi sono molti e le responsabilità altrettanto rilevanti. La formazione seminaristica di troppi presbiteri è ancora o troppo tecnico-erudita o troppo spiritualeggiante. Manca, spesso, un’attenzione ad una seria e appassionata divulgazione biblica, che aiuti a rispondere ad entrambe le domande fondamentali che di fronte ad un testo del Primo o del Nuovo Testamento sono indispensabili: che cosa ha detto/dice quel testo nei suoi contesti originari? Che cosa dice alla mia vita e cultura di oggi? A partire da questi due interrogativi è possibile costruire moltissime occasioni formative nelle parrocchie, nei decanati/vicariati molto meglio e molto di più di quanto avvenga ancora oggi. Troppe persone, di ogni stato di vita, pensano ancora che i testi biblici sono lontani dalla vita quotidiana e/o sono difficili da capire. Sono pregiudizi, spesso rafforzati da percorsi formativi parrocchiali ed ecclesiali in genere che puntano su elementi francamente secondari o irrilevanti rispetto alla centralità della Parola di Dio contenuta nelle Scritture. Essa è, accanto ai sacramenti, una delle basi essenziali della fede cristiana. Una fede, che, come dice la lettera di Paolo ai Galati (cfr. 5,6) si costruisce attraverso l’amore fraterno.

Come sarebbe possibile realizzare un’effettiva animazione biblica dell’intera pastorale ecclesiale?

L’obiettivo dovrebbe essere quello di imparare a leggere “biblicamente” la vita di ogni giorno, senza forzare i testi e tenendo conto della distanza culturale che vi è dall’antichità al XXI secolo in cui stiamo vivendo. Partendo dal presupposto che catechesi, liturgia e carità solidale siano i tre ambiti essenziali della vita ecclesiale ordinaria (si legga, per es., Luca 24,13-35 e vi si troverà la base di questo discorso), radicare nelle Scritture bibliche tutti i momenti catechetici, liturgici e caritativi sarebbe la modalità essenziale, lo ripeto, senza tecnicismi eruditi o spiritualismi vacui, per dare alla propria fede nel Dio di Gesù Cristo uno spessore e uno slancio certamente assai maggiori rispetto a quello che spesso avviene oggi. Gli strumenti esistono, le opportunità di confronto anche. Occorre credere fortemente che alcuni anni di riflessioni e azioni in questa linea possano fare in modo che, a livello popolare, testi e valori biblici orientino la vita quotidiana e siano occasione di riflessione anche per tante persone che si sono allontanate dalla frequenza ecclesiale cattolica oppure mai l’hanno avuta. Da un confronto serio ed appassionato con quel tesoro di cultura per la vita che è la Bibbia tutti, credenti religiosi e diversamente credenti potrebbero avere ragioni di dialogo anche tra loro sempre più rilevanti, cioè umanizzanti.

Lei insegna Sacra Scrittura in istituzioni accademiche da molti anni e dal 2003 è presidente dell’ABSI (Associazione Biblica della Svizzera Italiana). Quello che Lei ha detto sinora, come è stato vissuto e perseguito?

Da docente universitario di questa disciplina ho sempre pensato che – come dicevano grandi biblisti, come per es., Carlo Maria Martini e Bruno Maggioni – il rapporto tra Parola di Dio e vita dovesse essere considerato con la massima attenzione. E ABSI, istituzione ecumenica impegnata dalla fondazione nel promuovere una lettura seriamente ed appassionatamente esistenziale delle Scritture bibliche, ha sempre avuto nel quadro delle sue attività molte iniziative di carattere divulgativo-pastorale. Tre esempi: il progetto “Dai vangeli ai sacramenti” (una lettura dei vangeli secondo Marco, Matteo e Luca verso rispettivamente, battesimo ed eucarestia, conferma nella fede e perdono/riconciliazione); la serie di traduzioni ecumeniche commentate dei primi cinque libri del Nuovo Testamento; la pubblicazione del libro (2023) “La Bibbia è un tesoro per la cultura di tutti?”. E tanti altri corsi, incontri, seminari costantemente orientati nella trattazione del rapporto Parola-vita che ho prima menzionato.

Ernesto Borghi, nato a Milano nel 1964, sposato e padre di due figli, è laureato in lettere classiche (1988), licenziato in scienze religiose (1993), dottore in teologia (1996) e baccelliere in Sacra Scrittura (2012). Docente universitario dal 1992, insegna Sacra Scrittura presso l’iSSR di Trento, la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli e l’iSSR di Padova. Dal 2003 presiede l’Associazione Biblica della Svizzera Italiana e coordina la formazione biblica nella Diocesi di Lugano. Dal 2019 al 2026 è stato coordinatore dell’area Europa del Sud e dell’Ovest della Federazione Biblica Cattolica mondiale. Ultima pubblicazione: Il Discorso della montagna. Giustizia e libertà, Claudiana, 2026.

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