“Oggi con me sarai”

Un passaggio del racconto della Passione per aprire lo sguardo alla speranza, anche nei giorni più difficili
10 Aprile 2022

Oggi è la domenica delle Palme. L’entrata a Gerusalemme segna l’ingresso nei giorni dolenti e preziosi in cui sta il cuore della nostra fede. Mi sono chiesta come commentare il racconto della Passione che risuonerà nelle nostre chiese, di fronte al quale mi sento piuttosto ammutolire, a causa delle mille implicazioni per la mia, per la nostra vita. Poi ho incontrato una persona ammalata. E arrabbiata. Allora ho ri-visto un passaggio, presente solo nel Vangelo di Luca, che ho creduto di comprendere in tutta la sua attualità.

Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori […]. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico, oggi con me sarai nel paradiso» (Lc 23,32.39-43).

È un giorno terribile, quello descritto da Luca. Dopo i momenti di gioia vissuti nella condivisione degli affetti, tutto è cambiato: con una escalation di violenza, questo giorno si sta compiendo nel cammino di tre persone verso la morte. Non è un giorno come gli altri, quindi, non una semplice data da segnare sul calendario: è l’oggi cruciale e definitivo. Tra i protagonisti della scena evangelica uno, Gesù, è innocente, mentre gli altri due non lo sono, tanto che non vengono chiamati per nome ma identificati attraverso il male che hanno fatto. E’ per questo male che vengono ‘castigati’. La loro sofferenza è una punizione, e la cosa in fondo non ci scandalizza più di tanto; è questo un altro volto della giustizia retributiva con cui ci siamo già scontrati qualche domenica fa e che Gesù stavolta contesta con la sua stessa persona: sta soffrendo senza che in lui si trovi nessuna colpa.

Nel momento del massimo dolore, quando sembra che tutto sia definitivamente perduto e la prospettiva sia solo quella della fine, prende forma tra i tre un dialogo straordinario: i due crocifissi con Gesù, entrambi, invocano la salvezza. Certo, ciascuno lo fa a suo modo, secondo quanto la propria esperienza, l’amore ricevuto e donato, la propria fede, gli hanno insegnato a fare.

Sempre, quando siamo nel patire, chiediamo salvezza.

La chiediamo a chi abbiamo vicino, ai medici o alle persone care, o rivolgendoci al cielo; a volte la chiediamo consapevolmente, altre in maniera confusa e come a tentoni; a volte lo facciamo pregando, altre volte bestemmiando. Soprattutto se siamo soli, possiamo arrivare a identificarla con la morte. Ma la domanda è la stessa. In tutti i casi mostriamo un’intuizione, l’embrione di una sapienza, la nostra tensione al bene e l’innata consapevolezza che la sua fonte è grande, è insieme dentro e fuori di noi, è Altra.

Il Vangelo racconta che quando, nell’apertura della mente e del cuore, quest’intuizione si fa accoglienza, il Signore può prendere con sé il sofferente, condividerne la croce e fare strada con lui (Lc 14,27; Mt 11,28-30).

È quello che accade al secondo crocifisso: è una relazione profonda quella che nasce tra quest’uomo che soffre – non conta se innocente o colpevole – e il Signore. Lo possiamo affermare perché, in tutto il Vangelo, solo quest’uomo si rivolge a Gesù chiamandolo con il semplice nome della familiarità, della fiducia, dell’intimità. La sua domanda, pur nella consapevolezza del proprio limite, si fonda sulla relazione con Dio («non hai alcun timore di Dio?» chiedeva al compagno) e quindi non si ferma al momento presente ma si spinge oltre la morte. Allora Gesù stesso può farsene carico: “Oggi con me sarai”.

Quale salvezza può esistere quando si è inchiodati a una croce? Eppure è questo – la salvezza – che Gesù offre alla libera volontà dell’uomo. Nella relazione con Lui, anche a partire dal momento più buio, può dischiudersi un tempo speciale, non circoscritto e concluso: l’oggi (l’ultimo nel vangelo di Luca) si accompagna ad un verbo al futuro, sarai, che apre un orizzonte di speranza.

Viene la Pasqua di risurrezione.

 

 

Una replica a ““Oggi con me sarai””

  1. Luigi Autiero ha detto:

    Salve
    Passo meraviglioso, per chi come quel ladrone peccatore, che Ravveduto, riconosce le sue colpe e i suoi peccati davanti al Grande Signore, tanto da riceverne il perdono e la gloriosa certezza che da li a poco sarà col Signore che sta pagando anche per le sue colpe.
    Purtroppo nella cristianità sono pochi quelli che scelgono di Ravvedersi e di Invocare col cuore IL Figlio di Dio, chiedendoGLI di essere perdonati dai loro peccati e diventare così da religiosi a discepoli del Signore Cristo.
    Il peccato piace, e questo li tiene schiavi d’esso come dice IL Signore, IL Quale aggiunge:
    Se il Figlio vi fa liberi, sarete veramente liberi.
    Ma sono pochi coloro ,disposti a passare per la porta stretta, ed essere Suoi discepoli.
    LUI da la Vita a chi si Ravvede ,e LO segue..
    Si legge che ,I religiosi a casa Sua non entreranno, ma solo i figliuoli che si Ravvedono disposti a fare di LUI IL loro Signore e Salvatore..

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