Non è bene che l’uomo sia solo

Non siamo obbligati a stare insieme, ma da soli non stiamo bene, e non possiamo stare bene solo noi.
3 Ottobre 2021

“Il linguaggio figurato del vangelo ci ricorda quanto può essere costosa e dolorosa l’operazione di pulizia.” Era quello che si diceva domenica scorsa a proposito di versetti impegnativi: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.” Ed oggi leggiamo qualcosa di altrettanto impegnativo, con la differenza, o l’aggravante, che il linguaggio non è più figurato: “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Si parla di famiglia, anzi, come precisato dal brano della Genesi, del legame tra l’uomo e la donna, e arrivano queste parole nette. Parole che si mettono di traverso rispetto a come parliamo noi oggi di legami affettivi. Quando noi parliamo di famiglia intendiamo una varietà di situazioni, che supera abbondantemente lo schema della Genesi. E possiamo dire che ciascuno di noi non deve andare lontano nelle conoscenze e nella parentela per trovare storie di amore ferito: famiglie interrotte e ricominciamenti.

Da una parte le parole della Scrittura; dall’altra la nostra esperienza, con una molteplicità di vissuti ben diversa. E noi ci siamo fatti una ragione di questo scarto, sappiamo che non dobbiamo coprire la realtà con le Scritture applicate come un rigido schema ideologico. Dunque lo scarto, per così dire, lo teorizziamo. Non sarò io, l’ultimo per competenze culturali e teologiche, a sciogliere il problema di questo scarto. Mi accontento di segnalare che il nodo c’è. Sarebbe estremamente scorretto spigolare su singole frasi, a nostro gusto e piacimento, seguendo la sensibilità personale (o il main stream), facendo finta che queste parole nette non ci siano.

A dire il vero, tra la prima lettura e il Vangelo troviamo il Salmo 127, ascoltato sistematicamente in occasione di liturgie nuziali. Si parla di fecondità familiari, felicità nella discendenza, ma con uno sguardo più ampio. Riprendo le parole di Ravasi, a commento della traduzione dei Salmi proposta da Turoldo (Lungo i fiumi …, Edizioni Paoline, 1987): Un idillio pieno di pace, di serenità, di felicità. Ma la porta della casa sembra essere aperta su Gerusalemme, alla piccola famiglia ebraica subentra la grande famiglia della nazione sulla quale scende la stessa atmosfera di pace, di serenità, di felicità.

Ancora parole di Turoldo e Ravasi, proposte  per la preghiera dopo il salmo, mi sembra di ritrovarle (rielaborate) in un testo più recente, precisamente nel messaggio finale del Sinodo sulla famiglia del 2014.

Padre, dona a tutte le famiglie la presenza di sposi forti e saggi, che siano sorgente di una famiglia libera e unita.

Padre, dona ai genitori di avere una casa dove vivere in pace con la loro famiglia.

Padre, dona ai figli di essere segno di fiducia e di speranza e ai giovani il coraggio dell’impegno stabile e fedele.

Padre, dona a tutti di poter guadagnare il pane con le loro mani, di gustare la serenità dello spirito e di tener viva la fiaccola della fede anche nel tempo dell’oscurità.

Padre, dona a noi tutti di veder fiorire una Chiesa sempre più fedele e credibile, una città giusta e umana, un mondo che ami la verità, la giustizia e la misericordia.

In questo sguardo planetario mi sembra di trovare il degno compimento di quel versetto, così vero, della Genesi: Non è bene che l’uomo sia solo. Non siamo obbligati a stare insieme, ma da soli non stiamo bene e, così suggerisce il Salmo, non possiamo stare bene solo noi.

Tra l’input della Genesi e lo sguardo planetario c’è il cammino dell’umanità. Siamo messi in guardia: dobbiamo fare i conti con la durezza del nostro cuore, che si traduce in lentezza di passi, i passi dei singoli e i passi delle aggregazioni sociali. È lento il cammino, e i tempi di uno possono essere diversi dai tempi di un altro. Giusto stare attenti a non produrre strappi, ma non dobbiamo neanche mettere troppe zavorre. Abbiamo dalla nostra le visioni dei profeti: la visione del primo Ezechiele, per la quale ci sarà tolto il cuore di pietra; e poi la visione di tutti gli altri profeti, che in ogni tempo ed in ogni luogo, allargano i confini della fraternità, per indicare la verità, la giustizia e la misericordia che ancora mancano.

Una replica a “Non è bene che l’uomo sia solo”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Non è bene he l’uomo sia solo….E guarda caso, che lo stare insieme sia una ricerca molto attuale in tutti i campi; per fare una famiglia, una Compagnia commerciale/industriale, una equipe medica e di ricerca, insomma soltanto insieme si costruisce e si realizzano obiettivi. Ma l’idea da Dio è stata si fatta propria dall’uomo, ma non nel perseguire gli stessi Fini, poiché disponendo di libertà, ha desiderato competere a raggiungere obiettivi in altro modo, secondo un proprio volere. Andiamo su altri pianeti ma sempre per tornare sulla terra, mentre Dio aveva un disegno più alto, Un regno quale era fin dall’inizio, preparato dal Figlio , la vita che non muore di ogni persona .Quale via seguire, il Figlioci ce l’ha indicata, vivendo da umano a insegnarci il divino . ma chissà se questa dolorosa esperienza di un Covid avrà fatto toccato la sensibilità del cuore a far comprendere che è con l’amore di uno verso l’altro che possiamo scoprire il vero bene per tutti.

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