Mai senza Pietro, mai senza Paolo!

La complessità del tempo attuale richiede ancora di più la compresenza dei modelli di Pietro e di Paolo nella vita ecclesiale
29 Giugno 2025
  • Pietro e Paolo, Catacombe di sant’Ippolito (IV sec., Roma)

Santi Pietro e Paolo Apostoli (anno C)

Il culto liturgico del martirio dei santi Pietro e Paolo è attestato già dal III sec. in questo giorno (che corrispondeva precedentemente alla festa dei fondatori di Roma). I due apostoli sono stati da subito considerati le colonne su cui si basa la Chiesa tutta: Pietro individuato da Gesù come “pietra fondante” della Chiesa, Paolo chiamato misteriosamente alla conversione sulla via di Damasco. Essi vengono presentati nelle loro caratteristiche essenziali nel Prefazio di oggi:

“Tu [Dio] hai voluto unire in gioiosa fraternità i due santi apostoli: Pietro, che per primo confessò la fede nel Cristo, Paolo, che illuminò le profondità del mistero; il pescatore di Galilea, che costituì la prima comunità con i giusti di Israele, il maestro e dottore, che annunziò la salvezza a tutte le genti. Così, con diversi doni, hanno edificato l’unica Chiesa, e associati nella venerazione del popolo cristiano condividono la stessa corona di gloria”.

I brani della liturgia odierna si possono interpretare come indicazioni per la sequela Christi. Nel racconto degli Atti, Pietro è stato fatto arrestare da Erode e, mentre dorme nella sua cella, viene liberato da un angelo che gli dice tre cose.

– “Alzati in fretta”: ogni chiamata da parte di Dio implica un risveglio dal sonno spirituale e una adesione personale. Il Dio biblico interpella gli esseri umani e ha bisogno della loro risposta, senza la quale non intende agire (vedi nell’A.T. Abramo, Samuele, Davide, Geremia; nel N.T. Maria, Simon Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Matteo, Paolo).

– “Mettiti la cintura e legati i sandali”: bisogna prepararsi, ci sono delle ‘competenze’ (per usare un linguaggio attuale) da acquisire. Le principali sono: l’ascolto, la preghiera, la partecipazione ai sacramenti e alla liturgia, la carità. C’è un lavoro da fare su sé stessi, bisogna superare il naturale egoismo dell’essere umano ed entrare in un’altra ottica, l’ottica dell’amore e del dono di sé. Così potremo collaborare al piano salvifico che Dio ha voluto per tutta l’umanità.

– “Metti il mantello e seguimi”: il mantello proteggeva dal freddo e dal caldo e rappresentava una specie di protezione-separazione dal mondo. È necessario che il credente abbia uno spazio proprio, di silenzio e riflessione, per rimanere in contatto con la propria interiorità e con i doni spirituali della fede, senza distrazioni esterne. Solo così potrà mettersi veramente alla sequela di Gesù.

Anche nella lettera a Timoteo Paolo ci offre un percorso. Egli è alla fine della sua esistenza terrena, sente che il suo martirio è vicino, e fa una specie di bilancio della sua vita di fede.

– “È giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”: l’adesione di fede non è una acquisizione valida una volta per tutte, è una conquista quotidiana che ci impegna giorno per giorno e fa appello a tutta la nostra intelligenza e volontà. Niente è scontato, ogni giorno è una conquista e un passo in avanti.

– “Il Signore (…) mi è stato vicino e mi ha dato forza”: non siamo soli, c’è un ‘gioco di squadra’ in cui il Signore è sempre accanto a noi, ci supporta nei momenti difficili e si rallegra con noi nei momenti gioiosi.

– “Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno (…). Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno”: il premio ci attende, la beatitudine eterna nella quale saremo finalmente liberi da ogni dolore e avvolti da una gioia infinita.

Nel vangelo, Gesù, nel momento in cui pone Pietro alle basi della Chiesa, fa una promessa solenne all’apostolo e a tutti noi: “Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”. È una promessa importante che ci sostiene nei tanti momenti della storia in cui temiamo proprio che le potenze degli inferi possano avere la prevalenza.

Ed è proprio questa promessa che l’ultimo rappresentante dei successori di Pietro, papa Leone, ha riportato nel discorso inziale subito dopo la sua elezione:

“Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore. Aiutateci anche voi, poi gli uni gli altri a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace”.

Uniti mano nella mano con Dio, tra di noi e idealmente con Pietro e Paolo, cosicché “viviamo nella tua Chiesa, perseveranti nello spezzare del pane e nell’insegnamento degli apostoli, per formare, saldi nel tuo amore, un cuore solo e un’anima sola”.

2 risposte a “Mai senza Pietro, mai senza Paolo!”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Avvolgenteco è un mantello il discorso di Papà Leone, anche una risposta da Dio alle necessità della sua Chiesa, una conferma che lo Spirito e presente in questo tempo travagliato da sconvolgimenti. Una Governance dei popoli che si rivela per quello che è, un mondo che si è costruito un suo vangelo il culto di quanto fino a oggi l’uomo ha saputo costruire, con scienza e tecnica ha raggiunto l’apice in ingieneristici capolavori quale un altro se stesso, copia del creato originale, scoprendo le regole esistenti del suo corpo e della natura intorno a se. Ma il giglio che credevo fosse è diverso dall’originale, on e così candido e i pistilli non così giallo dorati e non ha profumo. Cosi l’uomo robot, è uno strumento risponde a comando, non ha coscienza se non quella di chi lo comanda. Il mondo si rivela oggi distante dal progetto del Dio Creatore, senza interpellare il cuore, l’Amore, niente può creare futuro.

  2. Alberto Ghiro ha detto:

    Più che nome fondante della Chiesa come potrebbe essere roccia, quello dato al “povero” Pietro è il nome di un elemento indispensabile per l’edificazione della Chiesa: la giusta interpretazione di chi debba essere l’oggetto a cui rivolge la sua fede. L’atto costitutivo della Chiesa non parte dal definirne la missione ma dal porne come elemento fondante la comprensione della fede a partire dal suo oggetto in quel “tutto ciò che legherai e scioglierai sulla terra, sarà legato e sciolto nei cieli” ricevendone la rivelazione dal padre.

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