Le domande di chi riceve il pane

Le novità di Dio nell’esilio pandemico, le persone omosessuali i migranti e i nuovi poveri nel corpo ecclesiale, la questione Bose, il federalismo cooperativo, il senso dell’eucaristia: questi e altri fatti di cronaca riletti alla luce delle Scritture, a loro volta illuminate da essi.
14 Giugno 2020

In un tempo di crisi e frammentazione, difficile da analizzare e per ora impossibile da sintetizzare, la lectio personale delle scritture domenicali, alla luce della cronaca quotidiana, fa risuonare in noi più domande che risposte. Pensiamo perciò sia utile proporvi, con le parole del poeta Rilke, di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto: «vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta» (Lettera a un giovane poeta, IV).

 

1^ LETTURA – Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri» (Dt 8,2-3.14-16).

GILBERTO: «Il Vescovo di Bergamo, mons. Beschi, dice a proposito del “cammino” del popolo di Dio nel deserto del Coronavirus: “Molte volte abbiamo detto: non sarà più come prima. La domanda è: siamo pronti a imparare? Due sono gli elementi decisivi: la condivisione solidale, necessaria per venirne fuori, e l’esercizio di una responsabilità personale”. Accettiamo che il cammino in un luogo e in un tempo difficile ci insegni davvero le novità di Dio, sconosciute ai nostri padri?».

SERGIO: «La prova dell’esilio dalle chiese e del digiuno eucaristico, per alcuni umiliante in quanto imposta dallo Stato, è terminata. Ci ricorderemo che essa, facendo deserto intorno a noi, ha svelato ciò di cui è veramente in ascolto il nostro cuore? Cercheremo di non dimenticare, come molti ci hanno invitato a fare qui su Vinonuovo, tutta la “manna della Parola” che ci è stata donata da Dio per renderci un pizzico più umili? Forse perché ancora sconosciuta a tutti noi che pure ci comunichiamo così spesso?».

 

SALMO – Celebra il Signore, Gerusalemme, / loda il tuo Dio, Sion, / perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, / in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. / Egli mette pace nei tuoi confini / e ti sazia con fiore di frumento. / Manda sulla terra il suo messaggio: / la sua parola corre veloce. / Annuncia a Giacobbe la sua parola, / i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele. / Così non ha fatto con nessun’altra nazione, / non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi (147).

SERGIO: «La lettera alla UE degli stati membri “frontalieri” per un “equa ripartizione” dei flussi migratori (e per un “meccanismo comune” dei rimpatri), la creazione del Fondo vaticano per i lavoratori in difficoltà accanto agli analoghi fondi diocesani o delle fondazioni bancarie afferenti all’Acri, l’invito del cardinale Zuppi a “non giudicare, né condannare, ma guardare anche gli omosessuali come parte della comunità in cammino”: ci ricordiamo che ogni uomo tende a celebrare e a lodare chi lo fa vivere in pace e protetto nella propria terra, chi lo sfama, chi ne dice bene in pubblico e lo rende destinatario unico del proprio messaggio? Quanto è importante perciò che in questi ambiti l’azione pastorale della Chiesa sia pensata e concretizza in tutta la sua complessità affinché venga adorato il vero Dio…».

GILBERTO: «I nuovi poveri da Coronavirus sono circa un milione in Italia, portando il totale delle persone che hanno bisogno di auto per mangiare a 3,7 milioni, di cui 700 mila sono bambini con meno di 15 anni. Quasi 4 italiani su 10 (39%) dall’inizio dell’emergenza hanno dichiarato di partecipare a iniziative di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno. Anche questa è lode al nostro Dio?».

 

2^ LETTURA – Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane (1Cor 10,16-17).

GILBERTO: «Enzo Bianchi accetta di lasciare Bose, la comunità da lui fondata, per ordine del Vaticano. Cristina Siccardi ne esulta: la fine di un falso profeta. In un corpo, se un organo è malato, qualche altro ha motivo di esultare? Possiamo continuare a interpretare l’essere un solo corpo solo in chiave simbolica? Possiamo pensare che essere corpo reale, significa saper vivere l’amore di Cristo dentro a istituzioni, organismi, regole, compiti, ministeri e carismi diversi?».

SERGIO: «Ci ricordiamo che come il pane e il vino sono spezzati e versati affinché i molti siano uno, così le Regioni – nel 50° della loro nascita e nel 40° della tragica morte di Bruno Salvadori – costituiscono una “pluralità” e una “diversità”, un “federalismo cooperativo” (E.Rossi) che non deve andare “a scapito” (S.Mattarella) dell’“unità” e della “solidarietà” della Repubblica?».

 

VANGELO – In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51-58).

SERGIO: «In questo tempo pandemico, dapprima di digiuno eucaristico ed ora di eucaristia protetta, ci è mai tornato in mente lo scandalo sotteso a questo brano evangelico? Il terribile accostamento, a cui si allude in esso, tra eucaristia e cannibalismo? Abbiamo mai pensato nella nostra vita da cristiani a quanto sia sottile la linea che divide i riti magici o pagani dalle liturgie cristiane?».

GILBERTO: «È domenica a L’Aquila. Una donna contesta il sacerdote perché distribuisce la comunione senza guanti. Lui replica che l’ostia può essere toccata solo senza guanti. Come i giudei ci mettiamo a discutere su “come” mangiamo il suo corpo e perdiamo il senso del “perché”?».

 

Una replica a “Le domande di chi riceve il pane”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Cosa resta o resterà del digiuno eucaristico?Dipende se è stato digiuno soltanto per l’ostia non ricevuta,se non è stato digiuno perché invece Cristo lo si è vissuto ben presente. Non si dimentichi che se indegnamente ricevuto e anche condanna! Si vede tanto ritorno al vivace in politica per via della pioggia di soldi mai vista prima che sta per essere elargita da spendere per i bisogni presenti r futuri, e invece quanti si fanno avanti bramosi di farne bottino per supposte idee di bene ,da politici in erba o navigati sbandierate promesse alle ansiose attese di chi si vive in sofferenza Di malattia o subita ingiustizia.Eppure tanto di concreto bene è anche venuto di mani e braccia col cuore in mano, e non è entrato spesso in chiesa.Solo Dio saprà giudicare chi è degno di sedere al banchetto che Lui ha preparato, a noi di sperare di essere tra quelli

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