Le domande di chi (non) vuole perdonare

Asia Bibi, la tragedia di Colleferro, Willy e i suoi presunti assassini: questi i fatti di cronaca riletti alla luce delle Scritture, a loro volta illuminate da essi.
13 Settembre 2020

In un tempo di crisi e frammentazione, difficile da analizzare e per ora impossibile da sintetizzare, la lectio personale delle scritture domenicali, alla luce della cronaca quotidiana, fa risuonare in noi più domande che risposte. Pensiamo perciò sia utile proporvi, con le parole del poeta Rilke, di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto: «vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta» (Lettera a un giovane poeta, IV).

 

1^ LETTURA – Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Chi si vendica subirà la vendetta del Signore, il quale tiene sempre presenti i suoi peccati. Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Chi espierà per i suoi peccati? Ricordati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. Ricorda i precetti e non odiare il prossimo, l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui (Sir 27,33-28,9).

«Da quanto tempo – e perché – la vita dei presunti assassini di Willy era dominata dal rancore e dall’ira (risse con lesioni, uso distorto delle arti marziali, etc.)? Da un clima di “ferocia” impulsiva – ma non istintuale – tipicamente ‘umana? Per quanto tempo, ora, la loro vita e quella dei loro familiari (moglie incinta, fratelli, madri, nuore, nipoti) provocherà e sarà circondata dai sentimenti – purtroppo tipicamente ‘umani’ – della collera e della vendetta? Riusciranno i carnefici e le vittime di questa tragedia a ‘vivere questa morte’ come un cammino sulla lunga e difficile via del perdono e della misericordia? Riusciranno a guarire dalla collera e dall’odio e a vivere l’esperienza del ‘riscatto’ e dell’eventuale ‘reinserimento sociale’? Veramente “rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro” a lungo…»

 

SALMO – Benedici il Signore, anima mia, / quanto è in me benedica il suo santo nome. / Benedici il Signore, anima mia, / non dimenticare tutti i suoi benefici. / Egli perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue infermità, / salva dalla fossa la tua vita, / ti circonda di bontà e misericordia. / Non è in lite per sempre, / non rimane adirato in eterno. / Non ci tratta secondo i nostri peccati / e non ci ripaga secondo le nostre colpe. / Perché quanto il cielo è alto sulla terra, / così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; / quanto dista l’oriente dall’occidente, / così egli allontana da noi le nostre colpe (102).

«Qualche giorno fa Asia Bibi (che oggi vive in Canada sotto falsa identità) è riapparsa in un’intervista con il direttore della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), Alessandro Monteduro, per lanciare un appello affinché in Pakistan (ma non solo) cessi il dramma delle ragazzine cristiane, rapite, convertite forzatamente all’islam e date in sposa ai loro rapitori. Ciò mi ha ricordato quanto alcune sue recenti parole si sposino con il salmo odierno. La benedizione di Dio per averle salvato la vita: “Ho imparato a sentire interiormente la presenza di Dio e a comprendere quanto grandi siano i miracoli. Forse, non ho ben compreso tutto quello che mi capitava. Ma penso fino in fondo che Dio ha trasformato la mia vita in un miracolo”. Il ricordo dei benefici da Lui ricevuti: “Dio mi ha aiutato molto, mi ha dato pazienza in abbondanza (…) Dopo tutti questi problemi, riemergo sentendomi forte nelle mie convinzioni e nella mia fede. Mi dico che ho superato questo esame, che ce l’ho fatta”. Il ringraziamento ai cattolici italiani per la bontà da cui è stata circondata: “Ho il cuore pieno di gratitudine per l’Italia, poiché ha accolto i miei figli. Gli italiani mi hanno dato tanto amore e mi hanno aiutato molto”. La restituzione agli altri di ciò che si è appreso dal Dio della misericordia e del perdono: “Spero solo che Dio guiderà la gente in Pakistan e vorrei che il fanatismo scomparisse dal nostro mondo. Io ho già perdonato tutto a tutti coloro che mi hanno maltrattato. Li ho perdonati tutti”».

 

2^ LETTURA – Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi (Rm 14,7-9).

«Del povero Willy, oltre al sorriso solare e allo sguardo pulito, ci hanno raccontato la formazione nell’Azione Cattolica Ragazzi riassunta dal suo intercalare: «non ti preoccupare, ci penso io a loro…», sintesi del suo impulso altruista a non essere indifferente, a dare una mano, a soccorrere e mettere pace. Per la vita. Ma questo, probabilmente, lo ha spinto tra le mani violente dei suoi carnefici. Lo ha ucciso. Di Teresa Scavelli, 46 anni, di origini calabresi ma emigrata (prima a Verona e poi in Svizzera), madre di tre figli, governante e baby sitter per una famiglia di Sankt Gallen, hanno detto: «Lei era fatta così, si è sempre presa cura dei più deboli». E per essersi messa in mezzo tra i bambini di cui si prendeva cura e le mani di Steve, un giovane “sbandato” e spesso “ricoverato per gravi problemi psichiatrici”, è stata brutalmente uccisa. Se il Signore è identificabile dal detto “ama il prossimo tuo come te stesso”, Teresa e Willy – forse in forma anonima per noi, forse scientemente per loro – non stavano vivendo ‘per’ il Signore? E quindi, non sono morti ‘per’ il Signore? Ma allora, non è compito del “Signore dei morti e dei vivi” farli “ritornare alla vita”?».

 

VANGELO – In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello» (Mt 18,21-35).

«Dalle videointerviste realizzate sulla tragedia di Colleferro, risulta che alcuni dei presunti assassini di Willy erano “noti alle forze dell’ordine”. E che una delle cause di questa notorietà era l’attività, spesso violenta, di recupero crediti per conto degli spacciatori di droga. Abbiamo anche visto che uno dei principali indagati aveva avviato nei mesi precedenti un’attività di vendita di prodotti ortofrutticoli, per la quale sono noti gli sconti fiscali concessi dallo Stato. Ci si può stupire, dunque, se lo Stato reagisca con particolare durezza nel momento in cui dei suoi cittadini – che già usufruiscono di notevoli ‘benefici’ statali – danneggiano in modo grave e permanente la vita di altri cittadini, tradendo la fiducia e l’‘indulgenza’ dello Stato stesso?».

 

3 risposte a “Le domande di chi (non) vuole perdonare”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Asia Bibi si può davvero dire di essere stata ai giorni nostri, un esempio di miracolo evangelico: quanto di forza le è occorsa per resistere al carcere con tutto quello che voleva dire, quanta forza Dio le ha concesso, e la meraviglia di saperla oggi ricongiunta alla famiglia, avendo nel cuore tanto amore tutto quello ricevuto!. Eppure l’odio può essere tanto forte, moltiplicarsi anche, capace di distruggere e fare vittime anche innocenti come conseguenza se si pensa alla vendetta come mezzo per soddisfare l’ira, o a intenderlo come per giustizia. Si domanda chi paga il prezzo del riscatto? La stessa vittima, se nel tempo rinuncia alla vendetta è vive per realizzare quell’amore che è possibile solo da cristiani, anch in ogni altra situazione e la Sola via,certamente si chiama perdono,da Gesù Cristo perché da Lui stesso percorsa. Effettivamente il miracolo si compie e, ;chissà se anche in Pakistan per questo esempio a qualcuno resti segno’ da seguire

  2. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Anche le parole “Io ti maledico” gridate da una donna di origine africana mentre aggrediva fisicamente il politico Salvini sono parole che esprimono odio. Eppure sono state giustificate da molti (Se le meritava). Dunque è lecito o giustificabile odiare e maledire i “cattivi”, cioe’coloro che vengono ritenuti tali? Ricordiamo che nel dopoguerra molte donne che avevano avuto rapporti coi nemici sconfitti furono rapate a zero e sbeffeggiate. Mi ricordo negli anni settanta che molti miei coetanei studenti ritenevano che odiare o picchiare un fascista non era un reato. Fra loro anche alcuni che si dicevano cristiani. Molti cattolici anche oggi giustificano e promuovono le proteste anche violente del movimento Black Lives Matter e alimentano l’odio verso i poliziotti. Allora come la mettiamo: dobbiamo perdonare tutti e non dobbiamo odiare nessuno, oppure no?

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