Le domande delle pietre scartate

La vicenda Becciu, l’invidia delittuosa di Lecce, la religione in Europa, i lockdown nel mondo, i beati Gaetana ‘Nuccia’ Tolomeo e Carlo Acutis, ‘Le poche cose che contano’ di Cristicchi e don Verde, la settimana della gratuità: questi i fatti di cronaca riletti alla luce delle Scritture.
3 Ottobre 2020

In un tempo di crisi e frammentazione, difficile da analizzare e per ora impossibile da sintetizzare, la lectio personale delle scritture domenicali, alla luce della cronaca quotidiana, fa risuonare in noi più domande che risposte. Pensiamo perciò sia utile proporvi, con le parole del poeta Rilke, di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto: «vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta» (Lettera a un giovane poeta, IV).

 

1^ LETTURA – Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi (Is 5,1-7).

SERGIO: «Possiamo concedere a Dio di aver creato le migliori condizioni naturali e culturali affinché la sua vigna, la ‘nostra’ chiesa, produca frutti maturi? Essa, infatti, ha prodotto e produce – tra gli altri – presbiteri, monsignori e cardinali “acerbi”. Ora, altri presbiteri, monsignori e cardinali non coinvolti nel “marcio” che sta emergendo si preoccupano della colletta odierna per l’obolo di San Pietro, anche attraverso la sacrosanta pubblicazione del bilancio della Santa Sede. Non dovrebbero anche –  e forse soprattutto – preoccuparsi che non si realizzi la devastazione e desertificazione di questa vigna, predetta da Dio per bocca dei profeti di ogni tempo?».

GILBERTO: «Resta in carcere Antonio de Marco, lo studente reo confesso del duplice omicidio dei fidanzati di Lecce. Avrebbe ucciso perché erano troppo felici. Un mix tragicamente potente di invidia e rancore. Potremmo pensare che lui sia l’acino acerbo, che pur curato con amore non dà il frutto sperato, oppure che lui sia l’esito della devastazione che “la vigna” ha subito a causa delle proprie mancanze?».

 

SALMO – Hai sradicato una vite dall’Egitto, / hai scacciato le genti e l’hai trapiantata. / Ha esteso i suoi tralci fino al mare, / arrivavano al fiume i suoi germogli. / Perché hai aperto brecce nella sua cinta / e ne fa vendemmia ogni passante? / La devasta il cinghiale del bosco / e vi pascolano le bestie della campagna. / Dio degli eserciti, ritorna! / Guarda dal cielo e vedi / e visita questa vigna, / proteggi quello che la tua destra ha piantato, / il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te mai più ci allontaneremo, / facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome. / Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo, / fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi (79).

GILBERTO: «Il segretario di stato Mike Pompeo ha chiesto a Papa Francesco di non rinnovare l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi. Un’evidente invasione di campo, fatta smaccatamente per fini elettorali. È il cinghiale del bosco che devasta la vigna del Signore, o è il salmista che promette di non allontanarsi mai più da Dio?».

SERGIO: «Francesco Margiotta Broglio ha di recente ricordato che “secondo uno studio del 2017, condotto dall’americano Pew Institute, nella maggior parte dei paesi dell’Europa Occidentale il 71 % degli europei si considera ancora cristiano, ma solo il 18% va in Chiesa una volta al mese e il 46% si dichiara non praticante … Il Pew Institute prevede che nel 2050 in Europa non ci saranno più cattolici … E secondo una recente inchiesta Doxa solo tre persone su dieci ritengono che i governi debbano promuovere valori religiosi … I matrimoni civili hanno raggiunto il 50,1 % … Ci sono uno-due preti per ciascuna delle 26 mila parrocchie”. Lo stesso Franco Garelli, nella sua ultima ricerca Gente di poca fede, evidenzia come si sia dimezzato il numero di italiani che prega (dal 50% al 25%), triplicato l’ateismo (dal 10% al 30%) e diminuito (dal 80% al 65%) chi trova nella religione il senso della vita o chi partecipa ai riti religiosi (solo il 20%). Dio non protegge più quella che era una vigna molto estesa? Egli permette che venga depredata e calpestata? I credenti rimasti Lo pregano di osservare quanto sta avvenendo, di ritornare e di farli rivivere?».

 

2^ LETTURA – Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi! (Fil 4,6-9).

SERGIO: «Nel nostro tempo di emergenza pandemica è normale, quasi inevitabile, la diminuzione del numero di persone che donano (cfr. rapporto «Noi doniamo» dell’Osservatorio sul Dono costituito dall’Istituto Italiano della Donazione), una maggiore attenzione agli sprechi alimentari dovuta alla povertà crescente (cfr. indagine Coldiretti/Ixè per la corrispondente Giornata internazionale), addirittura l’aumento dei matrimoni in età infantile e/o forzati (cfr.  il rapporto di Save the Children ” The Global Girlhood Report 2020: Covid-19 and progress in peril”). Di fronte a quanto angustia il nostro cuore oggi, dove trovare la forza di pregare il Signore, il coraggio di pensare e di mettere in pratica ciò nobile, giusto, puro, amabile, onorato, per ricevere la pace di Dio? Forse guardando all’esempio di modelli di santità quali saranno a breve Gaetana ‘Nuccia’ Tolomeo e Carlo Acutis? La prima quasi ‘pre-moderna’, devota a padre Pio e agli angeli custodi, il secondo decisamente ‘post-moderno’, enfant prodige del web: entrambi, però, capaci di trasfigurare il dolore e la sofferenza fisica (causati da una paralisi incurabile e da una leucemia fulminante) in lieta offerta, speranza gioiosa, invito ad amare gli altri, soprattutto i poveri…».

GILBERTO: «Madrid e altri grandi municipi entrano in lock down parziale. La Francia lo è a macchia di leopardo. Israele estende il lock down totale per altri mesi. Argentina e Brasile continuano a mietere record di nuovi contagi. In questo clima cosa significa: “la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù?” Dobbiamo abdicare alla ragionevolezza degli strumenti difensivi e affidarci ciecamente alla grazia di Dio?».

 

VANGELO – In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti» (Mt 21,33-43).

GILBERTO: «Si è chiusa questa settimana la terza edizione di “Solidaria 2000”, settimana dedicata alla gratuità, nell’ambito di Padova Capitale Europea del Volontariato. “Gratuità è qualcosa che faccio e dà senso a ciò che faccio. Qualcosa che potrei, a rigor di logica, anche non fare: è un’eccedenza che genera fiducia, che costruisce legami e irrora di senso l’ambiente in cui viviamo” (Prof. Vittorio Pelligra, professore di Economia dell’Informazione all’Università di Cagliari). La gratuità è davvero la pietra scartata che diventa testata d’angolo?».

SERGIO: «Dal 7 ottobre, Simone Cristicchi e don Luigi Verdi (fondatore della fraternità di Romena in una pieve del Casentino) condurranno su Tv2000 ‘Le poche cose che contano’. Com’è possibile che quel cantautore che tra i suoi primi brani cantò la dura ‘Prete’ abbia vinto la propria diffidenza e instaurato un rapporto di amicizia proprio con un prete? La risposta non risiede proprio nell’aver osservato che “don Gigi prende gli scarti e li trasforma in opere d’arte … dona luce a persone che non hanno la possibilità di essere visibili nella società”? D’altronde il cristianesimo non si è costituito su storie di persone con il “passato contorto” ma con il carisma della “riconciliazione”, come quella narrata nel film Corpus Christi di Jan Komasa? Pietre scartate che diventano pietre angolari, come nel Centro Polifunzionale della disabilità inaugurato a Castrovillari (Cosenza) in uno stabile del seminario vescovile, dove verranno accolte due comunità ‘Dopo di noi’, una comunità alloggio per anziani, un centro diurno per disabili minori, per l’autismo, per i disturbi del comportamento alimentare e una mensa per i poveri?».

 

 

2 risposte a “Le domande delle pietre scartate”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Prima ancora di leggere “Fratelli” sento che la trasformazione che i marginali pressano ( in dialetto pressa=fretta), i capovolgimenti necessari sono tali da escludere una transizione che non sia rivoluzione, sovvertimento.
    Il lato assurdo?? Che il mondo ‘ricco’ ha estremo bisogno di loro ma erige muri, li calpesta e li affoga.
    Ma lasciate che se ne accorgano, che rialzino la testa, si uniscano e ci sotterrino.
    Ah, la vecchia politica italiana di Mattei…😍

  2. Paola Meneghello ha detto:

    E se fosse anche il senso di ingiustizia che muove il mondo?
    Provo a spiegarmi: se tutto andasse sempre bene, se non ci fossero ad esempio nella chiesa i “mercanti senza Dio”, saremmo stimolati a cercare il Cristo in noi?
    O continueremmo ad accontentarci di chi pretende di parlare con Dio al nostro posto?
    Ognuno di noi viene al mondo per cambiare e imparare, non per rimanere uguale a se stesso, così, ad esempio, Cristicchi, può riconoscere un buon prete, proprio perché ha visto cosa vuol dire non esserlo, ma pur essendosene indignato, ha saputo andare oltre quella indignazione per costruire e non solo per distruggere. Gesù stigmatizzava i tiepidi, solo chi sente in sé il desiderio di Bene potrà partecipare alla sua costruzione, ma bisogna lavorare affinché la giusta ribellione non rimanga fine a se stessa e sappia superare l’istinto distruttIvo, trasformandolo in malta che unisce, credo.

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