Pensavo nei giorni scorsi al segno del braciere acceso – all’Arco della Pace – che ha accompagnato i giorni delle Olimpiadi, collegandolo a un altro braciere: quello da cui si prende il fuoco nuovo per il Cero pasquale, durante la Veglia di risurrezione del sabato santo.
Viviamo un tempo in cui ci sono dei segni che ci ricordano un’esigenza più profonda: che cosa dobbiamo accendere nel nostro mondo che duri? Ciò che tutti desiderano, cioè quell’arte di avere rispetto gli uni degli altri che permette di riconoscere la dignità di ogni uomo e di ogni donna.
L’accensione di un braciere dice che c’è una fiamma che vogliamo tenere viva, che non riguarda semplicemente lo sport o la liturgia, ma qualcosa che ogni essere umano porta dentro di sé. D’altra parte, un braciere è un segno molto piccolo, perché intanto il mondo brucia ferocemente in un altro modo, perché ci sono persone che decidono che gli esseri umani non sono degni e dunque danno fuoco alla storia, alla civiltà, alle cose belle.
E allora che cosa è la Pasqua, questa Pasqua? Non un gesto avulso dalla storia, estraneo alla realtà, ma esattamente un gesto dentro nella realtà: vogliamo riconoscere che Dio, in ciascuno di noi, accende una Vita più grande di noi. E ci è chiesto di accogliere questa Vita, questo fuoco, di esserne custodi
Non il fuoco di un braciere, ma il fuoco dell’esistenza, il fuoco della nostra dignità di figli, perché nella Pasqua noi ci (ri)scopriamo figli di Dio. E non solo. Oggi noi (ri)scopriamo che non siamo entità biologiche, con un tempo, una scadenza, ma molto di più: oggi, per mezzo di Cristo risorto, veniamo dichiarati degni di una Vita eterna.
Eterna significa autentica, profonda, che non si spegne come un braciere. Significa amata, destinata non al nulla ma alla verità, alla bellezza, alla pienezza, attraversando il qui e ora delle nostre esistenze. Perché la perfezione di Dio sta nel suo abitare la nostra imperfezione.
Dio è perfetto perché viene qua, dove meno te lo aspetti. E il compito dei cristiani, fondamentalmente, è ricordare a questo mondo che Dio non abita nei bracieri che si spengono. Noi abbiamo bisogno del vivere, di un braciere acceso nell’esistenza.
In questa Pasqua preghiamo gli uni per gli altri, perché – se abbiamo il dono della fede – dobbiamo uscire dalle chiese e accendere bracieri di compassione, dedizione, generosità, lì fuori, dove c’è parecchio freddo e i bracieri non li tiene d’occhio più nessuno
Gesù si è manifestato da Risorto come fuoco acceso, non il braciere a incensare dei che l’uomo ha tratto da se stesso, posti sotto archi di trionfo a esaltare prodezze esibite,no, Lui ha fatto trovare ai suoi sfiduciati apostoli, dopo aver faticato inutilmente per una pesca infruttuosa, non solo il fuoco acceso ma anche prima l’averlo incitati a riprovare la pesca che si è dimostrata abbondantemente fruttuosa. Un insegnamento a credere nella sua presenza sempre? Papa Leone XIV oggi si dimostra un Pietro tutt’altro che scoraggiato, a far fronte ai gravi avvenimenti fa pensare abbia attinto a quel fuoco per far luce nel fumoso cammino a un popolo che lo segue, uno che ha avuto il coraggio di opporre resistenza, ai reggimenti di uomini già predisposti per supposte necessarie decisioni di guerra, Egli invece ha deciso di andare là dove vivono esseri umani ignorati dalla storia, invisibili, solo di cui servirsi a compiere alte imprese, compiute da “uomini dei”
Sì, la vita del Risorto rianima ciscuno e ci fa esultare di speranza e di gioia per avere sempre vicino, come amico e compagno di viaggio, nientemeno che il Signore Gesù.