III domenica di Quaresima: Gv 4,5-42
LA DONNA AL POZZO DI GIACOBBE (Sieger Köder, 2001, Ellwangen, Sieger Köder Museum Bild und Bibel)
Mai, l’arte, aveva dato un’interpretazione così ardita dell’incontro tra Gesù e la Samaritana. Aveva proposto, al massimo, delle Samaritane agghindate (ad es. nei mosaici di Ravenna, Monreale e Venezia) e avvenenti (da metà Cinquecento in avanti: Tintoretto, Veronese, Annibale Carracci…), per rendere le capacità seduttive di questa donna. O la sete d’amore, difficile da spegnere. Vicina, per di più, al pozzo di uno che, proprio attingendo acqua, s’era acceso per Rachele, l’amore della sua vita.
A Gesù, che è solo e le chiede da bere, la Samaritana fa rilevare la loro incompatibilità. Ma lui fa cadere il pregiudizio, offrendole uno dei più intriganti biglietti da visita: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice…».
Ancorata pure alla fisicità, la donna non capisce come sia possibile dare acqua viva senza un secchio. E, non appena Gesù tira in ballo i suoi cinque mariti e il convivente, lei comincia a intuire la differenza tra bisogno e desiderio. Scoprendo un amore più alto, nel quale si conosce e si è conosciuti in modo sublime.
Il pittore (un sacerdote tedesco morto due anni fa), pur non all’altezza dei dialoghi del racconto di Giovanni, ne coglie la profondità: guardando nella propria interiorità, la donna si sente amata da Dio e capace di amarlo.
Un altro artista (nella Basilica di S. Marco, a Venezia) non ha voluto scordare l’esito della storia, quando la Samaritana – lasciata l’anfora, ormai inutile – chiama la gente a vedere chi, svelando se stesso, ha svelato anche lei a se stessa.