Con un piede ancora sulla soglia del Natale, possiamo contemplare la realizzazione di ciò che i profetti hanno annunciato: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Is 7,14). Un miracolo, una cosa straordinaria: una vergine non è in grado di concepire, eppure ciò avviene. Cosa significa questo per noi? Perché è così importante questo aspetto?
Il Natale è la festa della vita che nasce, e la vergine che concepisce e partorisce ci fa riflettere sul fatto che Dio fa scaturire la vita anche nei contesti in cui non ci sono le condizioni per la vita stessa. La vita voluta da Dio è forte e inattesa, compare (o ricompare) anche laddove la morte e la devastazione hanno distrutto tutto. Pensiamo ad Hiroshima: la cittadina giapponese, devastata 80 anni fa dalla mostruosa bomba atomica che provocò 140 mila vittime in pochi attimi, oggi è una città rinata e sicura di oltre un milione di abitanti, con una economia fiorente e una forte vocazione alla promozione della pace e del disarmo globale.
Ma il Natale ci porta un significato ulteriore, e lo troviamo rappresentato nelle innumerevoli raffigurazioni artistiche della Natività , che ricordano la nascita, ma richiamano contemporaneamente anche la passione e morte di Gesù.
Mi voglio soffermare su una in particolare, la Adorazione dei Magi di Andrea Mantegna (1500 circa) per la sua fortissima e anche sorprendente carica simbolica.
Sulla sinistra del dipinto vediamo la Sacra Famiglia: Giuseppe sullo sfondo e Maria che tiene in braccio Gesù in fasce. Sulla destra, vediamo i Magi che tradizionalmente vengono rappresentati come un uomo giovane, uno adulto e uno anziano, ad indicare le tra età della vita. Questa volta, però, l’autore inserisce anche un nuovo elemento, di tipo geografico. L’uomo anziano ha caratteri somatici europei, quello adulto ha caratteri asiatici mentre il giovane è nero di pelle e quindi africano. È una delle prime rappresentazioni di una persona di colore nella iconografia occidentale, e si collega al gusto per l’esotico di Mantegna (forse influenzato della recente scoperta delle Americhe), ad indicare l’universalità del messaggio cristiano.
Ma c’è un altro particolare significativo per la nostra riflessione: l’espressione stupita e quasi sconcertata dei tre uomini che guardano il piccolo Gesù. Egli appare avvolto in fasce che erano utilizzate per i neonati, ma che nella iconografia cristiana (in particolare medievale) fanno riferimento anche alla deposizione di Gesù nel sepolcro. Questa volta, però, non sono strette intorno al corpo del bambino, ma sono sciolte, ad indicare la sua futura resurrezione.
Quei tre uomini venuti da lontano che si inginocchiano davanti a Gesù vedono non solo un bambino miracolosamente partorito da una vergine, ma anche il mistero della sua morte e soprattutto della sua resurrezione, e questo crea in loro un profondo sentimento di stupore e di turbamento…
Auguriamoci allora di poterci fermare davanti ad un presepio, in una chiesa o in una delle nostre case, e di provare anche noi stupore profondo e sincera gratitudine per la vita che ri-nasce e per la resurrezione che ci salva.
Ancora buon Natale a tutti noi!