Chi vespa, prega guidando

In vespa a lavoro ogni giorno: è la mia personale maratona, diversa certo, ma nello stesso spirito di quella proposta da papa Francesco.
4 Maggio 2021

È passato un anno da quel giorno di maggio. Il sole era caldo ed il cielo quasi turchese.

Uscivo.

Settantatrè giorni di angoscia, paura, di malattia e dolore.

La porta di casa ora poteva aprirsi. Il virus ci aveva finalmente lasciato, lo avevamo sconfitto.

Come da una tana, riemergevo, dovevo ritornare a quel fuori tanto desiderato, ma che adesso mi spaventava e non sembrava più appartenermi.

Appena due passi oltre il portone, una ripida e lunga discesa mi porta verso il centro di Genova.

Ho percorso infinite volte questa strada, stretta tra le case ed il muraglione di una splendida villa cinquecentesca.

Ma quel giorno, svoltando giù di lì, ho posato lo sguardo sul cartello stradale, visto e rivisto distrattamente chissà quante volte.

“Salita Santa Maria della Sanità”, così si chiama quella strada: in cima, una piccola basilica in miniatura dedicata a Maria le dà il nome.

Maria della Sanità.

Proprio oggi, qui ed ora.

Stavi aspettandomi, penso.

E’ una salita, vero, ma io la discendo.

Quel mattino di maggio, Salita Santa Maria della Sanità era solo in discesa, fatta con “la stanchezza al culmine, lo svuotamento. Scendere è disfare la salita, scucire tutti i punti dove hai messo i passi. La discesa è una cancellazione. (Erri De Luca).

Quel cartello di marmo bianco mi aveva incoraggiata al ritorno, fiducioso e quotidiano, anche se ancora così faticoso.

Maria della Sanità mi aveva presa per mano.

Da allora, correndo in vespa per andare a scuola, quella discesa è diventata la mia preghiera del mattino. Ci sono tanti modi di pregare, di metterti in relazione con il Signore. Questa pandemia di certo ne ha scovati di nuovi, particolarissimi, a volte davvero inconsueti. Tutti preziosi. Ciascuno può essere davvero àncora di salvezza.

Guidando lungo la strada verso scuola, da quel giorno, Santa Maria della Sanità mi apre il cuore, ed i pensieri del mattino si mischiano a preghiere, tanto che non so distinguerne il confine. La famiglia, le preoccupazioni quotidiane, i desideri.

Poi incroci lo sguardo noto di qualcuno sulla via, qualche anziano che arranca già stanco, mamme che trascinano bambini, il benzinaio infreddolito, la badante stravolta che esce dal portone dopo la notte, il ragazzo che ti taglia la strada un po’ insolente col cellulare infilato nel casco. Per ognuno adesso lo sguardo rimane sotto questa custodia, quella di questa “Maria della Sanità”.

È la mia personale maratona questa, iniziata a maggio di un anno fa, e che ancora mi accompagna, mi incoraggia e sostiene. È diversa certo, ma rimane nello stesso identico spirito di quella proposta da papa Francesco. Una maratona in vespa verso scuola, ogni giorno, covid o non covid.

Tornare in classe quest’anno non è stato facile, i timori e le prescrizioni anti covid hanno appesantito moltissimo la naturalezza dello stare coi bambini. Ma non abbiamo perso un giorno, siamo stati accoglienti e presenti fino ad oggi e siamo riusciti ad arrivare a fine anno con una forza ed una resilienza unica.

Il mio percorso quotidiano finisce in una minuscola piazzetta del centro storico. Piazzetta che di piazzetta non ha proprio nulla, come del resto tutte quelle della vecchia Genova. Slarghi tra le case strette, piccoli punti di sosta per tirare il fiato in salita, forse.

Posteggio sui ciottoli sconnessi della creuza proprio sotto una meravigliosa edicola votiva incastonata nel muro di un caseggiato. Al suo interno è ricoverato un affresco della Madonna col Bambino.

Ecco, mi sfilo il casco, le mani gelate cercano le tasche della giacca.

La mia preghiera del mattino si ferma dentro quell’abbraccio materno, delicato e bellissimo. Alla fine del mese di maggio diventerò nonna. La maratona si fa bellissima, Maria della Sanità è dentro un cammino che sa di coraggio e speranza, di umanità vera, donata.

 

Una replica a “Chi vespa, prega guidando”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ad andare pregando si va anche lontano, a Betlemme c’è la basilica Madonna del latte molto pregata da mamme in attesa ma anche per tutto quanto di vitale necessità. Oggi si prega in tutto il mondo un rosario che ha per fine il ritorno a sanità del corpo e dello spirito. Un invito diPapa Francesco e a me fa annoverare il ricordo di questa grotta, dove si narra che Maria dando il latte al Figlio due gocce sono cadute e la roccia da scura che era è divenuta bianca. Ancora oggi è meta di pellegrinaggio di quella polvere bianca per fede e preghiera molti hanno ricevuto grazie rese note ai Padri Francescani.che li dimorano. La potenza della intercessione della Madre è nota dal tempo diCanaan a oggi, Dio l’ha fatta regina del cielo e della terra, e Lei solerte è pronta ad accogliere ogni nostra supplica e a intercedere. E’ consolante questa vicinanza del cuore di Maria a quello del Figlio!quanto bisogno abbiamo del suo aiuto!

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