XIII domenica del tempo ordinario: Mt 10,37-42
DAR DA BERE AGLI ASSETATI (Filippo di Lorenzo Paladini, 1585-86, Pistoia, Ospedale del Ceppo)
A prima vista, non sembra che i Vangeli diano indicazioni formali alla misericordia: forse per scongiurare che l’impegno si trasformi in un gioco a premi o a mettersi in mostra, si evita di dire quanto, quando, come e a chi… dare.
Quindi nessuna regola? Libertà di movimento totale? In realtà un limite viene posto… verso il basso: «anche solo un bicchiere…». Che sia per spingerci a un esame di coscienza? e farci pensare che, se non siamo nemmeno capaci del minimo richiesto, siamo proprio messi male? Più probabilmente è per far partire il bene da una volontà e da una decisione, senza farci comandare da una legge esterna o dalla pressione di un’autorità («Se me lo chiedesse il Papa, di lasciare il mio mega-appartamento, lo farei…», diceva un tale).
A ben guardare, dunque, delle indicazioni ci sono e sono precise, di quantità e di qualità. La quantità – minima – è «un solo bicchiere». Non sembri una sciocchezza: anzitutto, porta a essere vicini all’altro. In secondo luogo, garantire il poco (almeno questo!) protegge dal nulla e protegge dal troppo (spesso le grandi opere non decollano, proprio perché eccessive). Infine, nell’aggettivo «fresca», c’è la sottolineatura della qualità: il dono chiede attenzioni, per poter servire e piacere.
In più, andare a scegliere – fra tanti possibili interventi – proprio lo spegnimento della sete aggiunge alla misericordia un’altra caratteristica: l’urgenza. Fin che resta teorica, sospesa in aria, la disponibilità a mettere a disposizione un bene non ha valore. La misericordia è una di quelle cose da fare subito, senza aspettare che ce lo ricordi qualcuno e senza aspettare l’occasione propizia.
Quando si capisce d’aver poca voglia di dare, vale la pena specchiarsi nel giovane ricco incontrato da Gesù: persona per bene, che faceva tutto per bene e poi non riusciva a fare il bene, perché, pensando solo a sé, non poteva che tenersi per sé.
Con le quattordici opere di misericordia, corporale e spirituale, la Chiesa non fa che suggerire degli ambiti di impegno: sebbene, di tanto in tanto, occorra aggiornarle ai tempi, restano un’opportunità per uscire da se stessi e dal proprio mondo piccolo.
I bassorilievi che le rappresentano (come questo, in stucco dipinto) dicono i vari modi d’essere misericordiosi… e possiedono, più della bellezza, una saggezza. Che è nella loro collocazione: sono infatti posti in un contesto, l’ospedale, particolarmente bisognoso di ricevere il nostro dare.