Una società della cura del respiro, unica risposta alla crudeltà umana

In tempi di guerra la promessa che dobbiamo farci è quella di restare umani a tutti i costi, ma solo riconoscendo sacro e intangibile il diritto di esistere e respirare senza violenza e dolore di ciascun essere vivente della Terra potrà davvero prospettarsi un futuro di pace.
22 Marzo 2022

La vita è viva, tutta. Non bisogna avere il culto dell’Uomo, ma della vita. Ogni creatura figlia della Terra è degna di culto poiché sacra, in quanto respirante uno stesso Respiro: quello del Creatore della vita. Ecco che allora sempre più dobbiamo ragionare nei termini di una religione della fraternità con la Natura, fatta di uomini e donne ma anche di molte altre creature, silenti e misteriose, e non per tale ragione inferiori. È assai raro che all’Uomo di oggi – e forse anche di ieri e di domani? – accada di riconoscersi parente – fatto della stessa pasta cosmica e divina, con uguale diritto alla vita – di ogni altra creatura della terra che non sia umana. Ma tutto ciò che tocchiamo – e ciò non lo possiamo definire, in astratto, panteismo, ma presenza sensibile del divino in ogni realtà creata – è permeato dalla dolcezza dello Spirito intelligente che ha voluto, in principio, che le cose fossero, germinassero alla luce. Soltanto a questo Spirito – che è poi la forza agente dell’Essere, l’ingrediente che anima l’intera creazione – dovremmo render culto, al di là di ogni scala valoriale di ordine specista, per renderci fratelli e sorelle nella tenerezza e nel rispetto verso ogni creatura abitata dal Respiro della vita.

In questi giorni plumbei – in cui ci muoviamo esangui come spettri, increduli dinnanzi a ciò che l’Uomo è e continua ad essere: spargitore di sangue, mietitore di delirante e insensato olocausto – son tornato a un capolavoro d’arte e d’umanità, Le Piccole Persone, librino della profetica autrice Anna Maria Ortese. Ecco, questa mi pare la lettura più indicata per i nostri tempi, dominati, sulla scia di logore consuetudini, dalla violenza dei più forti sui più deboli, dalla logica di fredda soppressione di ogni respiro vitale che non sia vincolato da una comune appartenenza di specie, etnia, nazionalità, linguaggio, religione e così via, quasi sempre in cieca ottemperanza a progetti di supremazia politica ed economica che oscurano in noi la legge di fratellanza universale a cui siamo per natura destinati.

Ebbene, con tali, apocalittici scenari sullo sfondo, che cosa ancora può rendere umano l’Uomo, capace cioè di ammirazione e misericordia verso la Vita grande che, malgrado tutto, è chiamato a vivere?  La domanda è inevitabile e sembra farsi sempre più drammatica. Scrive Ortese: «La mia risposta, per forza di cose, non può essere che questa: è la sua fraternità col mondo della natura, il mondo degli Antenati, e il suo assumere come dono l’appartenenza alla vita, non solo della sua propria, ma di tutti gli altri esseri viventi. E il considerare arbitrio prendere a proprio uso e consumo la vita di un altro, di un’altra anima vivente. Noi ci meravigliamo e mostriamo sgomento di fronte alle presenti condizioni di miseria e paura dell’umanità, ma non riflettiamo un solo momento che esse sono state determinate da un grande abuso proprio della parola umanità, o spirito, in nome delle quali si commettono da sempre abusi e delitti senza colpa, controllo, e perfino la più oscura delle giustificazioni. Quello che il mondo cosiddetto umano ha fatto finora contro l’anima della terra, ecco che gli viene reso: cade su di lui come una pioggia rovente».

Altra domanda che sorge dunque spontanea è se ancora ci sia un modo per ripararsi da questa pioggia rovente (che è poi il tragico risultato degli stravolgimenti climatici dovuti all’incapacità umana di vivere in armonia con Madre Natura nonché degli accadimenti politici recenti, frutto del sempre più oppressivo nazionalismo e autoritarismo di Paesi in conflitto tra loro, incapaci di riconoscersi figli di una stessa Terra, di una stessa Casa da rispettare e amare con gratitudine e spirito fraterno-sororale), sebbene già da ora appaia pressoché improbabile, per non dire impossibile, l’ipotesi di poterne anche solo addolcire le conseguenze. Personalmente non posseggo risposte confortevoli, pur continuando a credere che l’unica via davvero capace di renderci più umani e perciò degni della Vita che ci è stata senza merito donata sia l’impegno individuale, inteso come scelta da opporre alla follia collettiva, nel promuovere una società della cura del respiro, dove anche alle Piccole Persone – quelle che per la Ortese sono gli animali, i folletti del bosco, gli alberi, i fiori… – e non solo all’Uomo sia riconosciuta la più sacra e intangibile legittimità di esistere e di respirare, senza imposizioni e manomissioni altrui, senza paura e dolore innocente. «Per concorrere – se mai si fosse in tempo, si può tuttavia tentare – a una rigenerazione della vita umana, e di quella cosa buona che sono i veri comportamenti umani», afferma proprio a tal proposito Ortese, «bisogna cambiare qualcosa nella nostra cultura, e scuoterne la polvere sanguinosa che i secoli vi hanno accumulata. E il vecchio concetto mostruoso della sovranità dell’uomo su tutti i viventi di questo pianeta. Mai un diritto – della forza – si fece scuola fino a questo punto. Quale sovranità può reggere sull’arbitrio del più forte davanti al più debole? Montaigne ha detto sull’uomo cose che tutti dovrebbero conoscere, e forse si avrebbe vergogna di pronunciare con reverenza la parola uomo. Con reverenza va pronunciata solo la parola compassione e rispetto e soccorso della vita. Essa solo merita attenzione da parte delle nuove generazioni. Dice Solženicyn, nel suo discorso all’Università di Harvard: non può più essere consentito all’uomo di lasciare questa terra nelle stesse condizioni in cui è nato. Non c’è posto, vuole dire, per colui che consuma semplicemente (anche miti, anche religioni, anche “civiltà”), senza mai veramente capire, né trasformarsi, né farsi fratello e amico di tutto quanto respira. Senza privilegiare, su tutto, il libero respiro di tutti. E giungere, promuovere la sola civiltà del respiro – e la libertà di respirare – e di non essere impediti di respirare – di tutti».

Potrà forse apparire anacronistico pensare e rifarsi all’intangibilità delle Piccole Persone in tempi in cui vediamo bambini e bambine, donne e uomini insanguinarsi sotto le bombe di un conflitto ingiusto e incomprensibile, se non fosse che alle radici di questo conflitto, come di ogni altro conflitto della storia, si nasconda proprio il principio di violenza da sempre inflitto con crudele arbitrio alle creature ritenute inferiori nella nostra scala di valori antropocentrici. Valori da rivedere e riscrivere daccapo come leggi incise su tavole retrive, non più in sintonia coi nostri cuori anelanti una pace cosmica. Poiché «nuovi tempi vengono avanti – fra il dolore e la confusione che vediamo – ed è chiara una cosa: che vogliono essere tempi miti, tempi di amore, tempi di fraternità con gli alberi con la luce con i fiori; tempi di dimenticanza di quell’inferno che – nell’ultimo secolo – è stata la terra per la vita vivente, per tutte le anime viventi – credute cose, e come tali usate –, mentre erano la sovrumana realtà e identità di ciò che ora – ancora – ci rifiutiamo di conoscere e riconoscere – e domani riconosceremo – la realtà del pensiero creatore, la realtà del Dio che abita nelle ciliegie, nel vento, nel mare, negli occhi del cane e nella ragione dell’uomo – e che non vuole essere sostituito da nebbie, putridume civile, e alto suono di catene e mannaie e falci. Non lo tollera: e, alla fine, in qualsiasi modo – quando ogni limite è superato – può scuoterle: servendosi anche degli oceani, e della luna e del sole».

(Le citazioni presenti nel testo sono tratte da A. M. Ortese, Le Piccole Persone, Milano, Adelphi, 2016, pp. 157, 158, 41-42.)

2 risposte a “Una società della cura del respiro, unica risposta alla crudeltà umana”

  1. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    L’attuale situazione? imo come prima della prima guerra mondiale: la guerra accende gli spiriti, alza i toni e, come il Cornuto, provoca divisioni. State attenti!
    Anche Putin si è accorto della divisione e carca di tappare con il portavoce su CNN.
    Quando si viaggia su discrimen qs potrebbe portare a remi in barca o a precipizi inauditi.
    Tornando IT:
    – OK con Risi: il mondo non è né pace né bellezza… Ma
    – Noi siamo ospiti : DOBBIAMO rispettare gli equilibri del sistema in cui viviamo, pena la GUERRA con esso.

  2. Giuseppe Risi ha detto:

    In questo momento in cui la guerra in corso ci induce a valutare la situazione presente e la storia con crudo realismo, questo intervento mi appare abbastanza fuori luogo, puro spiritualismo volontaristico, anelante ad un volersi bene cosmico che non esiste in natura, ma solo nel sentimento.
    Anche la natura, appunto, viene descritta come buona a prescindere (solo l’uomo è corrotto), mentre sappiamo bene che tra le diverse razze di animali e vegetali, tra prede e predatori, carnivori ed erbivori, ecc. nel migliore dei casi vi è un precario equilibrio, fondato sulla violenza e la sopraffazione, la resistenza e l’evoluzione.
    Anche i terremoti, le alluvioni e le tragedie climatiche (benché ora probabilmente peggiorate per causa umana) non sono mai mancate nelle varie ere geologiche, alla faccia di “madre” natura.
    Preferirei maggiore aderenza della speculazione alla realtà. Grazie.

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