Sette idee per la prima estate post Covid

Un primissimo elenco di iniziative o modalità che tengono conto di quanto ci siamo lasciati alle spalle.
7 Giugno 2020

Questa “maledetta” primavera ci porta a rimodulare uno dei riti estivi d’inizio giugno: calendario alla mano, si fissano definitivamente impegni lavorativi e vacanzieri dei tre mesi caldi, in un puzzle d’incastri (e di spese) che è autentico rompicapo, non solo per le famiglie. Ma quest’anno, nella prima estate post Covid, anche la progettazione – per tanti aspetti entusiasmante, promessa di libertà riconquistata –  si presenta a dir poco proibitiva: aperture rinviate, protocolli in continua evoluzione, strutture ricettive in forse e soggiorni organizzati a forte rischio di cancellazione; vale per tanti campeggi parrocchiali e oratoriani o, per restare in ambito ecclesiale, pellegrinaggi e ritiri, campi scuola e route degli scout.

Prendetelo come un gioco di questa prima strana domenica di giugno 2020:  stilare un elenco di idee alternative – almeno sette – con cui ridisegnare il nostro quadretto estivo, personale o familiare.

1)    Un aiuto a chi lavora.  E’ forse la priorità da metterci in testa, giacchè non per tutti quest’estate fa rima con vacanza.  Molti genitori sono rimasti senza congedi, dovranno lavorare da giugno ad ottobre;  le vacanze… forzate le hanno già esaurite. I piani aziendali rivoluzionati e l’obbligo di una difficile ripresa economica non consentono ulteriori pause.
L’attenzione a conoscenti, familiari, amici o vicini rimasti “senza vacanze” può innescare varie idee solidali. Perché non cominciare dalla giornata domenicale, che sia davvero per loro riposante e non stressante?

2)     Un invito a chi non può andare in vacanza. Cassintegrazione o congedi obbligatori (vedi sopra) hanno “tagliato” anche le disponibilità economiche. Molte famiglie non potranno permettersi il mare, la villeggiatura, un viaggio: ecco l’idea di invitare i loro figli per qualche giornata in una condivisone del bene-vacanza.

3)    Il tempo ritrovato. Non dimentichiamo la dimensione più lenta e umanizzante del tempo, quella che abbiamo scoperto durante il lock down. Gustiamo ancora il tempo lasciato libero dagli impegni: non riempiamo  ogni giorno del calendario, non blocchiamoci tutti i week end con “qualcosa da fare a tutti i costi”. Quest’ozio non vuol dire poltrire, ma “prevedere” tempo per gli imprevisti, lasciar spazio agli incontri e alle sorprese dello Spirito.

4)    La pedalata. L’abbiamo sognata una bicicletta, anche scassata, nei giorni della quarantena! Ora la possiamo usare: è leggera, economica, francescana. E non serve investire in una seigiorni da cicloturisti incalliti; basta farsi prendere da qualche uscita rilassante, magari sulla ciclabile che abbiamo sempre considerato troppo vicina…a casa.

5)    I cammini a piedi. Chiuse le destinazioni all’estero, andiamo a provare uno dei tanti cammini a piedi di 3, 5 o 7 giorni che innervano il nostro Stivale. Percorriamolo con la famiglia o gli amici o la famiglia di amici: una buona guida di carta e via distanziati. Da San Francesco a San Benedetto, dai Sentieri Frassati alla Francigena, la mappa è ricchissima: ne abbiamo già parlato anche qui, ma questa può essere l’estate giusta. Con una prenotazione dei punti sosta  (per  non restare per strada e rovinare l’armonia familiare) e lasciandosi il tempo per un momento di preghiera o di silenzio.

6)    Il diario del recente passato: se avremo più tempo a disposizione, dedichiamolo anche a fare memoria: ripensare e riscrivere quanto abbiamo passato in quei mesi, elaborarlo in forma di racconto scritto, grafico o poetico. Un modo per consegnarlo ai posteri, finchè ne abbiamo un ricordo ravvicinato. E ricavarne magari una preghiera, una consegna, una lezione.

A proposito di passato, poi, perché non tornare due giorni sui luoghi dell’infanzia o sulle località delle estati passati, quelle senza distanziamento fisico?

7)    Il ricordo di chi ha pagato il virus: non possiamo dimenticare le vittime del Covid-19: valorizziamo le occasioni  per riprendere la traccia lasciata da quelle persone, punti di riferimento per il loro paese o la loro comunità.

Resta l’attenzione  ai malati ancora convalescenti, alle famiglie dei malati o delle vittime. O agli stessi operatori sanitari, pure all’uscita da un tunnel.

Possiamo aiutare gli altri a vivere un’estate di somalllievo. E chissà che non diventi, per tutti, un’estate da non dimenticare.

Se avete altre idee, condividiamole qui sotto. Grazie in anticipo.

Una replica a “Sette idee per la prima estate post Covid”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Può essere idea ? Andando fuori città per il mercato delle ciliegie che un certo paesino è noto, in zona collinare verde e pure abitata da tenute con parchi villette a schiera etc,uno pensa a quelli che giù in città affollate,in crisi abitativa e viene di pensare proprio quanto precede. Perché certi proprietari che magari lasciano disabitata certa proprietà per altri lidi, non la offrono a ospitare persone,anziani asmatici o bambini impalliditi per un periodo di respiro diverso. A farsi promotori magari i parroci che hanno spazio soltanto per il catechismo. In Germania, certi abitanti che vivono di lavoro, offrono l’abitazione a ospitare studenti per il periodo delle loro vacanze,magari anche per pagarsi a loro volta la loro.Ma ho molto apprezzato, perché mettono a disposizione quello che hanno e mi sembra una cosa quasi un sacrificio. A Gente benestante non costerebbe niente essere caritatevole!…..?

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