Quei “fatti di Vangelo” in pandemia

Li ha raccolti in questi mesi Luigi Accattoli. E adesso continua a cercarli anche in corsia mentre lui stesso affronta la malattia
12 Dicembre 2020

Lo cavalcone regge. Uso questa metafora cinematografica per dire che nella giornata di oggi il fragile cavalcone che dovrebbe portarmi di là dal Covid è sembrato reggere.

Dall’ospedale San Giovanni nel suo personalissimo diario sull’esperienza del Covid, aggiorna tutti così sulle sue condizioni Luigi Accattoli, già vaticanista di Repubblica e poi del Corriere, grande amico di Vino Nuovo che ha aiutato non poco a camminare soprattutto nei suoi primi passi.

Per tanti di noi Luigi è un maestro e non solo per la sua grande competenza nel leggere quanto si muove tra i Sacri Palazzi e la Chiesa italiana. Ciò che gli dobbiamo di più è la passione con cui da anni ormai – prima in una serie fortunata di volumi e poi nel suo blog – setaccia storie e racconti da fonti anche tra loro molto diverse per andare a “cercare fatti di Vangelo”. Cioè i volti concreti di quella vita piena che seguire Gesù fa germogliare ancora nelle nostre città.

Ecco: nemmeno in questi mesi resi per tutti così difficili dall’esperienza del Covid la ricerca di Luigi Accattoli si è fermata. Anzi, in qualche modo si è intensificata. Perché se la pandemia è una grande Apocalisse – qualcosa che ci sta rivelando fino in fondo chi siamo – non c’è tempo migliore per andare a scoprire i volti del Vangelo oggi. Così già da marzo – quando certamente non immaginava di finire anche lui in ospedale per il Covid-19 – sul suo blog ha aperto il capitolo 22 nella sua meticolosa raccolta di volti concreti della Buona notizia oggi. Vale a dire le Storie di pandemia: “storie di morti – spiega lui stesso – di guariti che hanno sperimentato terapie invasive, di persone che si sono distinte nel lavoro ospedaliero, nel soccorso a domicilio e in altre attività professionali e di volontariato in risposta all’emergenza provocata dal Covid-19”.

Quando ormai qualche settimana fa lui stesso si è ritrovato a fare i conti con il Coronavirus in una forma pesante, ne aveva già raccolte circa sessanta. C’è per esempio quella di Nelson, operatore sanitario che assiste un’altra mamma come se fosse la sua, che in quello stesso ospedale invece è morta senza che lui potesse vederla. O quella di don Franco che – una volta guarito – in una lettera ai parrocchiani racconta come “adagio adagio è risalito tra i vivi”. E poi Stefano che ha lasciato la sua ben avviata azienda agricola per tornare a fare l’infermiere in ospedale.

Memorie preziose a cui l’Ucsi Verona ha deciso di assegnare un riconoscimento nell’ambito del suo premio “Natale Ucsi 2020” che verrà consegnato ufficialmente sabato prossimo. Luigi non ci sarà, ma questo non importa. I suoi “fatti di Vangelo” in tempo di Covid-19 ora li sta vivendo nella sua stanza. Dove – da giornalista qual è – pur debole non si stacca dal computer. E dunque è molto felice se qualcuno ha qualche altra storia da segnalargli scrivendogli all’indirizzo indicato sul suo blog.

2 risposte a “Quei “fatti di Vangelo” in pandemia”

  1. Gino Gandolfo ha detto:

    grazie Giorgio. È bello che un giornalista scrive di un giornalista con grande ammirazione e stima. Sottolineando la sua grande attività di ricerca di fatti di Vangelo. Luigi merita tutta la nostra stima e preghiera. Un uomo grande perché umile e capace. Come tutta la squadra del vostro blog. Non fermiamoci e continuiamo a cercare … Fatti di Vangelo.

    Gino

  2. Lorenzo Pisani ha detto:

    Alle parole di Giorgio vorrei unire due mie. L’attività del comune amico Luigi come pubblicista è ben nota. Sul suo blog condivide un esperienza, più nascosta, che sta a fondamento: mi riferisco agli incontri di “Pizza e Vangelo”.
    Tra l’altro non so quanti hanno avuto la prontezza dell’ottimo Luigi nel trasformare gli incontri in presenza in incontri da remoto.
    Ascoltare la Parola, da soli o, meglio, insieme, per essere pronti ad attestare in parole. Vale per i giornalisti, vale per tutti.

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