Quanto manca lo ‘stile Martini’ (e Martini)

Nei giorni delle contrapposizioni sul DDL Zan, quanto mancano una voce e uno stile come quelli del cardinal Martini, capace di dialogare superando le chiusure, riconoscendo il buono che c’è e insieme ragionando su ciò che non sembra un bene…
3 Luglio 2021

Nei giorni delle opposte contrapposizioni, seguite alla pubblicazione della nota diplomatica vaticana sul DDL Zan, ho sentito forte la nostalgia di Carlo Maria Martini.
Non è nuova, in realtà, perché anche nei lunghi mesi della pandemia mi sono spesso domandato: chissà cosa direbbe Martini, quale icona biblica avrebbe trovato per leggere il tempo che attraversiamo, con parole di realismo e speranza, alzando sempre lo sguardo oltre al contingente. Chissà quali parole di saggezza ed equilibrio avrebbe usato per aiutare a capire, per suggerire fiducia e misura, per chiamare tutti gli uomini pensanti a un’assunzione di responsabilità, per invitare i fedeli a coltivare l’ascolto dello Spirito.  Chissà quale strada di profezia avrebbe indicato, per un’epoca nuova…

Pensieri che sono emersi anche nei giorni scorsi, quando la polarizzazione muscolare sul DDL Zan tra etichette (‘cattolici’ e ‘laici’, ad esempio) è tornata forte, quasi segnando una faglia nel dialogo pubblico: una contrapposizione che mina il dialogo alla ricerca del miglior bene possibile.
Purtroppo, se Martini non c’è, sembra essersi anche smarrito ‘lo stile di Martini’, che invece potremmo sempre imparare come cristiani nel mondo, rispettosi verso gli altri, coraggiosi e intelligenti, preoccupati del bene comune, responsabili della polis, dialoganti senza semplificazioni, capaci di abitare la complessità. Perché, lo sappiamo, questo era il modo di Martini, che cercava il dialogo con il mondo laico, che riconosceva nell’universo non credente valori e qualità, che ammetteva limiti e chiusure dell’orbe cattolico ed ecclesiale, in grado sempre di riprendere il filo di un discorso quanto ormai pareva interrotto.
La sua capacità di ‘essere ponte’, che nasceva da studio, riflessione e soprattutto da una continua meditazione della Parola, dall’intelligenza e dalla saggezza (doni dello Spirito), gli avevano dato quell’autorevolezza necessaria per non cadere nella banalità e per dialogare con chi aveva idee diverse.

Nell’episcopato italiano manca oggi una voce autorevole e dialogante, sapiente e rispettosa, ma anche capace di chiedere rispetto senza provocare chiusure, una voce che sappia leggere i segni dei tempi evitando le battaglie ideologiche, cosa che viene bene ai tanti eredi di stagioni ecclesiali, ibridate con la politica, i cui risultati sono evidenti a chi voglia guardare con libertà alla nostra società e alla qualità del dibattito pubblico. Manca oggi una voce che sappia perfino mettere i non credenti in cattedra, in un franco scambio di visioni, senza voler imporre nulla a nessuno, con un’autorevolezza acquistata sul campo; una voce credente e credibile e quindi ascoltata, perché l’interlocutore di differenti sensibilità non si sente giudicato, ma accolto. Una voce non preoccupata di difendere spazi di manovra e di potere, ma interessata a trovare margini di umanità.
Se una voce simile ci fosse stata, forse non saremmo arrivati alle opposte sordità, cercando ciò che unisce, prima di tutto. Una voce coraggiosa che avesse la fiducia che molto si può cambiare per abitare da cristiani le strade del mondo avrebbe forse evitato le secche del momento…

Una voce che si faceva stile: ecco, questo manca, oggi, alla chiesa italiana.

Di questo abbiamo urgente bisogno: voci che si alzino, a partire dall’episcopato, e che camminino nella fedeltà al Vangelo, nella permanenza libera e rispettosa nella Chiesa, nello sguardo buono sul mondo, nella fede che lo Spirito c’è e agisce… anche nell’estate del 2021.

 

3 risposte a “Quanto manca lo ‘stile Martini’ (e Martini)”

  1. Elios Zaupa ha detto:

    Cari amici, un vescovo vicino al pensiero del cardinale C.M. Martini è certamente il cardinale Matteo M.Zuppi, arcivescovo di BO.
    Un saluto cordiale ed un augurio di bene a tutti voi !
    Elios Z.

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Mi viene di riflettere su quanto si sta scatenando di groviglio di contrapposte posizioni partitiche a una Legge che si vuole varare per ottenere pacificazione e invece è pietra di inciampo, che sembra essere inutile perché già è sufficiente ciò che nella Costituzione si garantisce. Forse che siamo diventati così insensibili da aver bisogno di riscrivere e dettare norme in linguaggio computerizzato, da divulgare a più cittadini quando chiamato alle urne si intenda ricordare dei benefici ricevuti ? Ma se tutti coloro che accumunati da un problema ricorressero a ulteriori disegni di legge a cosa serve il già confermato e sottoscritto a fondamento in Costituzione? Ma forse si vuole avvalorare anche a difesa di una realtà nuova, che non esiste più solo l’unione tra due persone di sesso diverso, oggi si va oltre, per unioni di più sensibilità, Ma al cittadino semplice sorge un dubbio, c’è il solo presente, manca nel nuovo un futuro, la storia del proprio passato.

  3. Paola Buscicchio ha detto:

    È tardi e non ho sonno e per caso leggo questa riflessione su un’uomo che ha segnato il nostro tempo.
    Un testimone credibile perchè guidato dallo Spirito.
    Quanti al giorno nostro possono dire lo stesso?
    Perchè per lasciarsi guidare bisogna fare spazio dentro.
    Abbandonare le cose inutili.
    E così penso a cosa devo abbandonare io per essere credibile.
    Con la propria vita si testimonia e di testimoni ha bisogno il mondo.
    Meno parole e più fatti..

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