La preghiera, antidoto di una memoria in “stand-by”

La pandemia da Covid-19 ha rimpicciolito di colpo i nostri spazi e le nostre esperienze, limitando anche uno dei doni più preziosi che abbiamo: la memoria. Ma la preghiera può aiutarci a recuperarla.
23 Marzo 2021

La settimana scorsa sono andata dal dentista. In attesa della visita, ho scambiato due chiacchiere con la segretaria: era molto agitata perché, a fine giornata, si era resa conto di aver datato tutte le ricevute con l’anno 2020 e di dover, quindi, avvisare tutti i pazienti dell’errore. Questo episodio mi ha fatto pensare al valore del tempo e alla percezione della memoria, che muta in rapporto ad esso. Perché, in fondo, è come se il 2020 non fosse ancora finito: ad un anno dall’inizio della pandemia da coronavirus, ci ritroviamo esattamente allo stesso punto di partenza, ossia in lockdown più o meno stretto, in zona più o meno rossa, in isolamento più o meno totale. Certo, nel frattempo è arrivato il vaccino, ma la strada è ancora lunga e irta di ostacoli…

Questo infinito 2020 ha influito e influisce tanto sulla nostra memoria: abbiamo smesso di crearci bei ricordi, perché abbiamo smesso di vivere belle esperienze, bei momenti da conservare nella nostra mente. La memoria, infatti, è selettiva: tende a rimuovere il brutto (anche se non sempre ci riesce, purtroppo…) per tutelare il bello. Ma da un anno a questa parte il bello delle nostre vite è un po’ limitato: i nostri spazi di azione si sono rimpiccioliti di colpo, inscatolati negli schermi della realtà virtuale; ci mancano gli incontri personali, i viaggi, lo scambio di emozioni e la condivisione di sensazioni. I giorni sembrano scorrere uno uguale all’altro, senza soluzione di continuità, in un unicum temporale che si sussegue ininterrottamente. Ci manca tutto ciò che è alla base di un bel ricordo: l’esperienza, quella vissuta dal vivo, “sul campo”, come direbbero gli scienziati.

La nostra memoria è stata messa in “stand-by” e si è bloccata. E non è un caso che, tra i giovani, sia in voga la frase “Ti sblocco un ricordo”, spesso accompagnata da una foto o da un post di qualche anno fa che il social network di turno ripropone in automatico. Spetta alla tecnologia, ormai, ricordarci la vita “vera”, quella precedente alla pandemia che ha ribaltato il mondo. Sembra un paradosso, ma è così: gli algoritmi conservano i nostri ricordi meglio di noi, che ci sentiamo come “congelati” in un presente assoluto, in un tempo senza tempo. Il passato, quello vero, è troppo lontano e il futuro è ancora troppo incerto e fa paura.

Il blocco della memoria è dannoso per due motivi: in primo luogo, perché ci impedisce di crescere. Per me, infatti, la crescita è il ricordo delle esperienze; ma dato che non possiamo più fare e fare memoria di nuove esperienze, è come se non crescessimo più. In secondo luogo, una memoria bloccata non ci permette di ricordarci un aspetto fondamentale: la bontà di Dio e tutto quello che Egli ha fatto nella nostra vita. In senso cristiano, infatti, custodire la memoria è una grazia che ci consente di rammentare quanto e come il Signore ci voglia bene e ci ami.

Nella Messa presieduta a Casa Santa Marta il 7 marzo 2019, Papa Francesco ha detto: “La memoria ci mette sulla strada giusta: ricordare per andare avanti; non perdere la storia: la storia della salvezza, la storia della mia vita, la storia di Gesù con me”. Un concetto spiegato anche dall’allora Papa Benedetto XVI all’udienza generale del 19 ottobre 2011: “È importante per noi avere una memoria della bontà del Signore. La memoria diventa forza della speranza. La memoria ci dice: Dio c’è, Dio è buono. E così la memoria apre, anche nell’oscurità di un giorno, di un tempo, la strada verso il futuro: è luce e stella che ci guida”.

Cosa fare, dunque, per rigenerare la nostra memoria in questo momento storico così critico? Uno strumento lo abbiamo: la preghiera, perché pregare è fare memoria davanti a Dio della nostra storia. E la nostra storia è la storia del Suo amore per noi. In un’intervista rilasciata a “La Civiltà Cattolica” nel 2013, Bergoglio dice: “La preghiera è per me sempre una preghiera ‘memoriosa’, piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare (…) Ma soprattutto io so che il Signore ha memoria di me. Io posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me. È la memoria della grazia, la memoria delle opere di Dio che sono alla base dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. È questa memoria che mi fa figlio e che mi fa essere anche padre”.

Preghiamo e ricordiamo, dunque: non male, come programma di vita.

3 risposte a “La preghiera, antidoto di una memoria in “stand-by””

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma il problema non è di chi può vantare memoria, o si ritiene sicuro che tanto Dio è sempre ben disposto anche se lo trascuriamo per pensare alle cose nostre quali che siano; sicuramente un cuore pentito può sperare, ma Cristo e anche partecipe delle sofferenze dell’uomo che subisce ingiustizia, soffre con chi soffre; chiedera conto delle vite umane sacrificate. Anche nell’oggi può provare quei sentimenti vissuti nei suoi giorni che lo hanno ribellarsi visto contro coloro che dimentichi della sacralità del luogo profanavano con il loro fare la Casa del Padre.E nella Messa se ci si predispone ad ascoltare la Parola senza pensare sia rivolta a noi, . Se Il Celebrante ha gesti che l’abitudine ha reso privi di slancio, della sacra Presenza appare icona , può anche il rito puo non coinvolgere e il nostro pregare rivolti a Dio essere soli, se poi uno e straniero a maggior ragione ciò di cui si fa memoria dovrebbe farlo sentire accolto, un Dio che gli porge il pane di vita

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    La memoria e la facoltà che modella l’identità degli esseri umani a livello sia personale che collettivo ristò conosceva questa legge della memoria e si richiamo ad essa nel momento chiave della sua missione.Mentre istituiva l’Eucaristia durante l’ultima Cena,disse:”Fate questo in memoria di me”.La Chiesa e dunque, in un certo senso, la “viva memoria di Cristo: del mistero di Cristo,della sua passione,morte e risurrezione, del suo corpo e del suo sangue.I cristiani celebrando l’Eucaristiafacendo memoria del Maestro, scoprono continuamente la propria identitalL’Eucaristiaevidenzia la divinizzazione dell’uomo e la nuova creazione in Cristo.”Giov.Paolo II”. , Un prete di colore concel.te una santa messa, alla consacrazione con il celebrante ha teso lemani e in quel gesto vi era una tale delicatezza e umiltà orante che sembravano rivolte a Cristo li presente. Commovente, coinvolgente raro. La preghiera viene spontanea se da fede e amore nella mente nel cuore

  3. Lella Noce Ginocchio ha detto:

    Grazie, Isabella. La preghiera “memoriosa” e non la preghiera a memoria è ciò che ci tiene saldi al nostro vissuto, ai piccoli passi che facciamo, legàti fiduciosi al nostro Capocordata che ci guida e sollecita sotto il suo sguardo attento e amorevole.
    Oggi a scuola proverò a passare ai bambini questo pensiero importante: la bellezza della “memoria memoriosa” che ricorda per andare avanti, che sa custodire, e diventa generativa.
    Grazie davvero

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