In memoria di Teresio Olivelli, il ribelle per amore

Nell'anniversario della liberazione d'Italia ricordiamo il beato Olivelli, prima fascista e poi partigiano, a testimonianza del fatto che "non vi sono liberatori" ma "solo uomini che si liberano"
25 Aprile 2021

Quanti, sin da piccoli, sono cresciuti in un sistema totalitario, hanno subìto un costante e pesante condizionamento ideologico: nella scuola, nel tempo libero, sul lavoro. La stampa, la cultura, la radio, l’arte, lo sport, il cinema sono stati gli strumenti utilizzati dai vari regimi per diffondere il proprio verbo. Accanto a ciò non va dimenticata l’opera di repressione che nei sistemi totalitari ha colpito tutti coloro che, in qualche modo, osavano mettere in discussione i pilastri ideologici del  totalitarismo al potere. La fabbrica del consenso, funzionando a pieno ritmo e mettendo a tacere ogni voce critica, ha creato ampie masse di ubbidienti esecutori degli ordini e significativi gruppi di fanatici servitori dell’ideologia dominante.

Questo è accaduto anche in Italia nel ventennio fascista. Intere generazioni sono cresciute in un ambiente intriso di fascismo e sono state educate secondo i dettami di tale ideologia. Molti non sono stati in grado di elaborare un’idea diversa e negli anni della loro formazione non hanno mai potuto ascoltare autorevoli voci critiche, per cui hanno abbracciato quanto veniva loro proposto come “verità indiscussa”.

Questi giovani non furono certamente aiutati ad orientarsi o a elaborare criticamente una propria visione della realtà. Il mondo della scuola e della cultura in buona parte si piegò alle esigenze del regime. Le nuove generazioni non trovarono così sulla loro strada dei maestri autorevoli, ma solo dei chierici del regime oppure persone che, per non avere problemi e vivere tranquillamente, mostravano indifferenza rispetto a quanto accadeva.

Tra i tanti giovani cresciuti negli anni del fascismo si pone certamente anche Teresio Olivelli.

«Uno degli uomini più intelligenti che io abbia mai conosciuto, un giovane meraviglioso», ha scritto di lui padre Turoldo, e don Mazzolari lo ha definito «lo spirito più cristiano del nostro secondo Risorgimento».

Il 3 febbraio 2018 a Vigevano Teresio Olivelli è stato beatificato. La Chiesa lo indica così come modello da imitare, come persona che nel sacrificio supremo in un lager nazista ha compiuto il senso della sua vita, immolandosi per gli altri.

L’attiva partecipazione all’attività dell’Azione Cattolica e della Fuci (Federazione degli universitari cattolici) non gli ha impedito di immergersi convintamente fin nel cuore del fascismo, cui ha fatto seguito la scelta di arruolarsi volontario per combattere sul fronte russo. Qui ha constatato di persona la devastazione materiale, morale ed umana causata dalla folle politica fascista.

Una volta ritornato in patria nell’autunno del 1943, ha partecipato alla Resistenza contro il nazifascismo, diventando “ribelle per amore” nelle file delle Fiamme Verdi. Ciò è avvenuto grazie anche all’incontro con persone e ambienti, a Brescia e a Milano, che gli hanno permesso di tagliare nettamente con le proprie precedenti posizioni e di impegnarsi a fondo nell’opposizione al nazifascismo. La sua “ribellione per amore” non riguarda solo la partecipazione alla Resistenza, ma anche la ribellione ai soprusi, alle angherie e alle brutalità nelle carceri e nei lager in cui è stato detenuto (dal carcere di san Vittore a Milano al campo di concentramento di Fossoli, dal lager di Bolzano fino a quello di Flossembürg).

Olivelli nei lager è stato pienamente un “uomo per gli altri”, per usare un’immagine cara al grande martire di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer . Il Dio di Gesù Cristo è stato anche per Olivelli, come lo era per Bonhoeffer, il Dio dell’essere “per gli altri”, che cammina sulle strade degli uomini, che aiuta e serve, che condivide, che si schiera con i perseguitati e con gli oltraggiati. Il Dio, dunque, che di fronte alle aberrazioni della storia non può non schierarsi dalla parte delle vittime. Ed è quello che Olivelli ha compiuto quotidianamente nel lager.

Teresio Olivelli muore a soli 29 anni nel lager di Hersbruck, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1945, a causa delle percosse subite dai suoi aguzzini perché intervenuto in difesa di un compagno di prigionia.

Proprio a Hersbruck, in questo luogo che ha visto materializzarsi il male assoluto, il 5 ottobre 2018 la Caritas della provincia di Norimberga gli ha dedicato, con una solenne cerimonia con presenti tutte le autorità, una casa per anziani e disabili, la “Olivelli Haus”.

Teresio Olivelli con il sacrificio della propria vita, con la sua ribellione per amore anche nell’inferno del lager, è entrato a pieno titolo in quella moltitudine di martiri che senza tregua ci pone davanti il Discorso della Montagna come unica strada per uscire dalla follia della guerra e dell’odio.

 

Una replica a “In memoria di Teresio Olivelli, il ribelle per amore”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Perché di questa persona, e magari anche altre non viene fatto cenno anche nelle lezioni di storiaaigiovani di questo tempo, come esempio di vita, ricerca di cambiamento per belli e nobili ideali. Cosa significa essere liberi: una domanda alla quale dalle pagine di giornali si leggono di giovani che la interpretano in Modo abominevole, da provare vergogna, per l’assenza di qualsiasi morale. Ci dicono quanto ancora oggi non sia a certuni conosciuta la bella libertà, , per se stessi e per la vita nella società.. Cambiare, ma come se di morale poco se ne parla quasi a nuocere il diritto a libertà! Tutto si produce e si è sollecitati a un vivere comodo, soddisfacendo desideri dal palato a quelli più curiosi, il sacrificarsi anche per una buona ragione sembra una assurdità, se la persona e fragile da sola non ha coscienza ,ha una falsa idea di libertà. Chiedersi di chi la colpa, se non di cultura, di inesistenti ideali ?all’infuori del proprio io posso e voglio .

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