Il Coronavirus dei poveri

Com'è che a seconda della collocazione geografica del Paese in cui si diffonde il tono del nostro discorso cambia?
17 Luglio 2020

Più passano le settimane e più sul Coronavirus cresce in me un’impressione: che le malattie ormai siano diventate due. Sia chiaro: qualsiasi epidemiologo vi dirà che questo discorso non è vero. Almeno per una volta saranno tutti d’accordo nel dire che si tratta di un unico virus che colpisce in ogni parte del mondo. Ma allora com’è che a seconda della collocazione geografica del Paese in cui si diffonde il tono del nostro discorso cambia?

Ieri l’India ha superato il milione di casi, sparsi ormai in tutto l’immenso Paese. E molti osservatori ritengono che nei suoi villaggi siamo ancora solo all’inizio. Tutta l’America Latina – non solo il Brasile – da settimane ormai è in ginocchio. Ma la diffusione del Covid-19 è tornata a crescere molto anche in tutto il Medio Oriente. E pure dal Sudafrica arrivano notizie preoccupanti. Per carità, nelle panoramiche dei tg qualche numero e qualche immagine ogni tanto fa capolino. Ma l’impressione è che “là” il Coronavirus sia “un’altra cosa”, molto più “normale” rispetto a ciò che abbiamo sperimentato in Europa. Del resto in quei Paesi non è mica una novità morire per un’epidemia o perché un ospedale non è in grado di curarti…

Ed eccoci allora a parlare sempre e solo di quanto abbiamo sofferto noi. Delle mascherine al mare sì oppure no. Della situazione che “non può mica andare avanti così”. Di Miami e di Los Angeles, di Trump e Bolsonaro, delle colpe della Cina e dei tempi per arrivare al vaccino. Già. Ma perché di quanto questa malattia stia aumentando distanze che nulla dovrebbero avere a che fare con il virus, rendendo i poveri ancora più poveri, non parliamo mai?

È un esame di coscienza che dovrebbe valere anche per le nostre comunità cristiane. In questi ultimi giorni per le conseguenze del Coronavirus nel mondo sono morti due vescovi: l’arcivescovo di Chittagong in Bangladesh mons. Moses Costa e in Bolivia un vescovo missionario italiano, mons. Eugenio Scarpellini, originario proprio di Bergamo. Sono i primi due vescovi al mondo uccisi dalla pandemia; pastori con il virus delle pecore. È solo un caso che siano morti proprio in due Paesi come il Bangladesh e la Bolivia? O non è invece un termometro molto più attendibile di tante altre statistiche per capire dove il Covid-19 sta riscuotendo il prezzo più alto?

Nei giorni più duri dell’emergenza in Italia abbiamo visto tutti delle immagini: quelle dei medici e del personale sanitario che da Paesi lontani venivano ad aiutarci. Sono arrivati anche da realtà come l’Albania e Cuba, che hanno ben pochi interessi geopolitici oggi da riscuotere. Ecco, mi chiedo: è normale che dopo tutto questo non ci sia nessuno che in Italia oggi parli di rendere ad altri questo gesto gratuito? Che – esattamente come hanno fatto loro – non immaginiamo di aiutare almeno uno dei Paesi più in difficoltà con il Covid?

Anziché chiedere solamente solidarietà proviamo anche ad offrirla. Per iniziare a guardarli in faccia davvero i volti più nascosti di questa pandemia.

 

Nella foto: i volti delle vittime peruviane del Coronavirus portati in cattedrale a Lima per una Messa di suffragio

2 risposte a “Il Coronavirus dei poveri”

  1. Dario Busolini ha detto:

    Verissimo purtroppo. Non sarebbe male se la Chiesa italiana, qualche ONG, la stessa Protezione Civile o almeno un grande ospedale che riesca ad allestire un équipe medica e infermieristica in grado di prestare un primo soccorso all’estero si facessero promotori di un’iniziativa simile a quelle di cui abbiamo beneficiato. Di solito il bene ricevuto si dimentica quando finisce l’emergenza, ma noi lo stiamo dimenticando ad epidemia ancora in corso pure nel nostro Paese!

  2. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Quello che in qs bel Paese mi fa più schifo, sì, è la parola giusta, schifo, è l’uso del Covid a fini politici, cosa gretta da ignoranti semplicemente odiosa e meschina in cui questi figuri sanno solo criticare sempre e comunque.
    Chi vede lo spirito di unione nazionale che dovrebbe unifci.. alzi la mano.
    Io vedo solo la corsa a smar arsi per guadagnarsi uno spregevole posto nei media.
    Che i cattolicj si facciano promotori di qs spirito ( su l’envergure mondiale sono pessimista, molto.)

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