Dieci cose da trattenere dalla quarantena

Mi sono chiesto: cosa ho imparato dalla quarantena? Cosa posso mettere nella mia bisaccia che possa essere utile per il futuro?
3 Maggio 2020

Si va chiudendo la cosiddetta fase 1 e si apre domani la fase 2 della nostra lunga quarantena. Per qualcuno l’isolamento è cominciato a fine febbraio, per tutti i primi giorni di marzo. È stato un tempo di fatica, di dolore, di sofferenza anche psicologica, di preoccupazioni. Come Israele, siamo stati spinti nel deserto e ora si iniziano a scorgere le alture della Terra Santa.

Così, mi sono chiesto: ma io, di questo tempo di quarantena, cosa posso trattenere? Cosa, in fin dei conti, posso salvare? Cosa ho imparato? Cosa mi è servito, tale da metterlo nella bisaccia per provare a non perderlo in futuro?

Credo sia un esercizio buono porci queste domande, come ammonisce la Parola: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto» (Dt 8,2).

Ho provato ad abbozzare qualche risposta, a chiarire qualche suggestione, senza alcuna pretesa di esaustività (e senza volere fare l’elogio della quarantena). È una rilettura personale, su argomenti che più volte erano stati per me oggetto di riflessione, ma che ora si sono presentati tutti insieme. Re-imparare l’ovvio, forse. Ma re-imparare comunque.

E sarebbe bello continuare poi il dialogo su questo tema…

1) Ho ri-appreso la necessità della sosta: divorato da mille impegni e mille occupazioni, anche il riposo e lo svago diventavano prima quasi un impegno da inserire, per certi versi. Invece avere di fronte un lungo tempo senza scadenze che non fossero quelle strettamente lavorative mi ha restituito una dimensione più ampia del tempo. Abitare il tempo senza avere per forza qualcosa da fare, qualcuno da incontrare tra un impegno e l’altro, tra un’attività e l’altra. Abitare il tempo cogliendo l’importanza del vuoto, rifuggendo un’accelerazione disumanizzante senza attendere le vacanze.

2) Ho ri-appreso quanto siano importati le relazioni di vicinato: i vicini di casa sono, di fatto, gli unici con cui si è potuto mantenere un rapporto continuativo per prossimità fisica. Ma questa prossimità fisica è diventata anche prossimità intima. Certo, già prima ci si scambiava qualche parola, a volte qualche discorso. Ma l’obbligo della sosta e la necessità di avere contatti umani mi ha spinto a conversazioni più intense, a condivisioni più profonde. Anche con qualche gesto di aiuto, qualche richiesta di disponibilità: la spesa, un suggerimento tecnologico. E allo stesso modo ho ricevuto quelle attenzioni: una domanda, un’offerta di condivisione, una parola buona.

3) Ho ri-appreso l’importanza della cura di sé: avere più tempo mi ha permesso di dedicarmi di più alla cucina, alla casa, al giardino. Piantare dei fiori, addobbare un marciapiede, scegliere cibi che richiedevano una preparazione maggiore. Abitare gli spazi con maggiore consapevolezza, rendendoli più belli.

4) Ho ri-appreso quanto vale gustare la lettura e il cinema gratuitamente: per chi svolge professioni intellettuali spesso la lettura diventa un altro obbligo: leggere per scrivere, leggere per sapere, leggere per spiegare. Invece, la diminuzione delle scadenze e delle attività mi ha fatto riassaporare il gusto di una lettura fatta solo per piacere, la bellezza di un film e di una serie tv guardate solo per divertimento.

5) Ho ri-appreso il valore del corpo: cento videochiamate non fanno un discorso in presenza, un abbraccio, una stretta di mano. Siamo essere reali e di realtà concreta abbiamo bisogno.

6) Ho ri-appreso un uso sapiente del virtuale: complementare alla riscoperta del corpo, mi sono reso conto di quanto il virtuale mi sia stato di aiuto. Poter ‘vedere’ una persona, poter mantenere una relazione fissando in qualche modo dei volti, poter continuare a fare scuola sentendo voci e guardando visi sono state occasioni preziose. E al tempo stesso capire che a un certo orario è necessario spegnere il pc e il cellulare, che è necessario staccare per non scambiare il virtuale con il reale, per non essere travolti da meccanismi che ci spingono alla permanenza.

7) Ho ri-appreso l’importanza di un ordine: mancando un ritmo abituale di vita, il tempo libero può essere assai pericoloso e può realmente condurre a un uguale sciupio di tempo. Ad esempio, non avere più un orario per uscire la mattina, o per rientrare a casa, può far saltare quel minimo di ordine che ci permette di vivere in modo equilibrato. Così, dopo i primi tempi, mi sono dovuto ricalibrare su orari nuovi, ma utili. Lo stesso vale per la preghiera: fissare un tempo per un momento di meditazione, senza lasciarlo esclusivamente alla spontaneità che può trasformarsi in rimando continuo.

8) Ho ri-appreso il valore del silenzio domestico: oggi viviamo in una società che, anche nelle nostre case, ci offre una quantità enorme di rumori. Saper fare silenzio fuori di sé e in sé, invece, è un’azione. Bisogna spegnere i suoni della casa, staccare il telefono, spegnere il cellulare e trovare anche il momento giusto, perché i rumori possono venire da altre case, dalla strada. Eppure è possibile fare silenzio anche nella propria abitazione.

9) Ho ri-appreso il valore della solitudine: è proprio vero quell’antico adagio che recita che per stare bene con gli altri devi stare bene anche da solo. Stare da soli può essere una condanna; la solitudine può essere subita. Ma può, ugualmente, essere abitata, essere occasione per rileggere la propria vita e le proprie scelte, per tornare rinnovati alle relazioni (reali o, per necessità, virtuali). Immersi in un fiume di incontri, solitamente fatichiamo a trovare spazi e tempi di solitudine, che invece sono preziosi per dare fondamento, misura e ricchezza alla nostra vita.

10) Ho ri-appreso il valore del sacerdozio battesimale: al di là delle celebrazioni in televisione o in rete, ho dovuto vivere in casa la Quaresima, il Triduo, la Pasqua, il tempo pasquale. Ho così riscoperto quanto sia importante avere anche in casa uno spazio che mi ricordi il mio essere cristiano, uno spazio da curare e abbellire; quanto sia bella e necessaria una preghiera domestica, nelle sue varie forme; quanto sia nutriente una meditazione più ampia della Parola o altre forme di relazione con il mistero di Dio. Come fedele battezzato, anche io ho una forma di sacerdozio che troppo spesso viene soffocato nella divisione dei ruoli e dei ministeri, dei compiti e delle responsabilità. In quarantena, invece, potevo fare affidamento solo sul mio battesimo, che ho ri-scoperto come origine del mio essere cristiano.

Ho ri-appreso dieci cose, o forse di più. Forse lì si nascondo anche delle piccole virtù: pazienza, moderazione, equilibrio, solidarietà, comunione, gentilezza, cura

Piano piano le metterò a fuoco, anche quando torneremo a una condizione, per quanto possibile, di normalità. Dieci riscoperte che mi piacerebbe non perdere nei mesi futuri.

 

Una replica a “Dieci cose da trattenere dalla quarantena”

  1. Aldo Di Canio ha detto:

    Hai provato a spezzare il pane della tua mensa benedicendo quel pane e pregando perchè diventasse per te e la tua famiglia corpo di Cristo?

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