Cosa vogliamo diventare? La risposta di Mahima

Travolta dalla povertà a seguito della pandemia, non vuole tornare nel suo Paese. Perché? Forse siamo migliori di quello che pensiamo
12 Aprile 2021

Mahima è una dolce signora di mezza età. Chiacchiero con lei in uno dei rari (rarissimi) momenti tranquilli che ci ricaviamo durante le attività di supporto scolastico in un quartiere della periferia romana. Tra i volontari, lei è una dei più preziosi, perché ha una laurea in matematica: la materia su cui gli altri sono più deboli.

Purtroppo però la sua laurea in Italia non è riconosciuta e lei ha dovuto dare l’esame per avere il titolo di terza media, che però non le serve molto. Non per trovare lavoro, almeno.

Mahima è una signora molto riservata: sorride molto, ma si confida poco. Che avesse un figlio gravemente autistico l’ho visto subito, perché lo porta con sé quando viene a fare volontariato (no, non disturba…). Mi ci sono voluti un bel po’ di momenti tranquilli per ricostruire tutto il resto: una vita senza pretese, il marito impiegato nella ristorazione, il figlio maggiore che va bene a scuola e dà soddisfazioni… Pensavano di avercela fatta. Solo che poi è arrivato il Covid, il marito ha perso il lavoro, il bambino non fa quasi più le sue terapie, il più grande vuole vedere gli amici… Ma soprattutto, non sa come tirare avanti: prima ce la facevano, ma certo non mettevano risparmi da parte. Adesso c’è l’aiuto della Caritas, ma non può bastare.

Nonostante tutto, Mahima continua a venire una volta settimana a fare volontariato. Perché, nonostante tutto, lei a questi bambini di periferia è affezionata e vuole il loro bene, che passa – ne è convinta – attraverso la scuola.

Nonostante tutto, Mahima e la sua famiglia non vogliono tornare nel loro Paese. Ci hanno pensato, perché lì c’è la loro famiglia, di cui in questi frangenti sentono ancora di più la mancanza. «E perché non andate?», le ho chiesto. Lei ha guardato suo figlio e ha risposto: «perché lì mio figlio sarebbe solo un povero matto. Qui invece è un bambino che va a scuola».

Un bambino che va a scuola. Niente di più, ma soprattutto niente di meno: è una persona, è rispettato, ha dei diritti.

Il nostro Paese ha tanti limiti: gli italiani non pagano le tasse, c’è tanta corruzione diffusa, c’è molta ingiustizia sociale anche a causa delle disuguaglianze economiche, i nostri giovani emigrano, abbiamo politici populisti che stanno ribaltando le nostre priorità etiche, prima ancora che politiche. Non sappiamo dove vogliamo andare.

Siamo però anche il Paese che ha chiuso i manicomi, che ha superato gli orfanotrofi, che ha inserito le persone disabili nelle scuole. Non nelle classi speciali, nelle scuole. Tutto questo grazie a grandi battaglie culturali, prima ancora che politiche, portate avanti con il contributo fondamentale dei cattolici, convinti che la dignità della persona è un bene inviolabile.

E ora? Dove vogliamo andare? Cosa vogliamo diventare? La risposta ce l’ha data Mahima, donna che viene da un altro Paese, un’altra religione, un’altra lingua. E che resta in Italia non per il benessere economico – che forse lei non raggiungerà mai – ma per il benessere umano. Vogliamo diventare un Paese sempre più civile, perché sempre più capace di rispettare la dignità delle persone.

 

3 risposte a “Cosa vogliamo diventare? La risposta di Mahima”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Perché suo figlio,la, sarebbe un povero matto …………Brava, coraggiosa donna, che l’amore di madre l’ha fatta scegliere non ciò che sarebbe stato per lei ma il meglio per il figlio. Una scelta anche se inconsapevole da Cristiana,Sarà stato che aiutando a sua volta gli altri , questo seguire la legge del cuore le ha anche dato quel coraggio che la fede in Dio infonde. È questa è presente e opera Anche se fosse di altra fede, ha scelto di stare da straniera in un Paese che offre la possibilità anche a uno straniero bisognoso di ricevere quelle cure Che gli necessitano, il diritto a vivere da uomo . Nei fatti anche da noi chi è più ricco non sempre è disposto a condividere., non è da tutti mettere in pratica la legge del cuore, non sempre agisce da credente, ma nella società vi è questo fare spazio anche per le leggi che il Paese si è dato. È questo è un Bene comune che ci viene riconosciuto . E’di cui laicamente andare fieri.

  2. Antonella Patrizia Mazzei ha detto:

    Molto bella la testimonianza di fiducia di Mahima nella nostra Italia, certamente anche meritata, nonostante la decadenza etica che affligge tutto il mondo cosiddetto sviluppato. E altrettanto bello è che ci siano donne italiane, come Paola Springhetti, le quali sanno cogliere il valore di Mahima e dei tanti, come lei, che aiutano noi italiani a crescere nella stima e nella pratica
    dei nostri valori costituzionali, nella ricchezza di umanità che sa vedere in coloro che vengono da lontano non una minaccia ma un dono.

  3. Patrizio Petterino ha detto:

    È importante sottolineare quello di positivo che esiste nella società italiana ed esserne fieri.

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