‘Congiunti’ o ‘amici’: e se avesse ragione Carrie Bradshaw?

Immaginiamo un gruppo di amiche del liceo: più “congiunte” di loro non ce n’è! Eppure, c’è un elemento che fa la differenza tra l’amicizia e l’amore ed è la considerazione...
30 Aprile 2020

“Gli eschimesi hanno centinaia di parole per dire neve e noi ne abbiamo inventate tre volte tanto per i rapporti umani. Ma più parole inventiamo e più è difficile definire le cose. Cos’è che definisce una relazione?”: se lo chiedeva Carrie Bradshaw, protagonista indiscussa di “Sex and the city”, la serie televisiva cult degli anni 2000. Una domanda tornata alla ribalta in questa “fase 2” della pandemia da coronavirus, quando il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha annunciato che, dal 4 maggio, si potrà uscire di casa per andare a visitare i propri “congiunti”. E qui si è scatenato il caos: chi sono i “congiunti”? Quali sono le caratteristiche che li definiscono come tali?

La Treccani definisce “congiunto” come un sinonimo di “parente”, ovvero “persona unita ad altra da vincolo di parentela, sia consanguineo sia affine”. E infatti, in un primo momento, il premier Conte si è attenuto a questa definizione per spiegare il suo decreto: per visite ai congiunti si intendono le visite ai parenti. Ma una sorta di sollevazione popolare ha portato poi il governo ad ampliare il concetto e ad includere tra i “congiunti” anche i fidanzati e le persone con cui si ha un legame, una relazione affettiva stabile e duratura.

Anche questa mossa, però, ha destato malumori: “I fidanzati sì e gli amici no?”, hanno chiesto in tanti. E perché? Non è forse vero che spesso le amicizie durano più delle storie d’amore e che l’amicizia si sceglie, mentre l’amore capita? E infatti, una bellissima definizione di “amico” la si trova nelle parole di Papa Francesco ai partecipanti alla 75.ma convention del “Serra International”, ricevuti in udienza 23 giugno 2017: “Un amico si affianca con discrezione e tenerezza al mio cammino; mi ascolta in profondità e sa andare oltre le parole; è misericordioso nei confronti dei difetti, è libero da pregiudizi; sa condividere il mio percorso, facendomi sentire la gioia di non essere solo; non mi asseconda sempre, ma, proprio perché vuole il mio bene, mi dice sinceramente quello che non condivide; è pronto ad aiutarmi a rialzarmi ogni volta che cado”.

Io stessa ho un gruppo di amiche che risale ai tempi del liceo: siamo in sette, ci siamo soprannominate “Le Femmine” ed una volta al mese, improrogabilmente, ceniamo insieme e chiacchieriamo, ci scambiamo punti di vista, ci confrontiamo, ci supportiamo a vicenda. Anche in questa quarantena abbiamo tenuto fede al nostro patto non scritto, dando il via a lunghe videochiamate di gruppo. Trent’anni e più di relazione affettiva stabile e duratura, insomma. Verrebbe da dire che più “congiunte” di noi non ce n’è!

Eppure. Eppure mi viene da dire di no. Perché c’è un elemento che fa la differenza tra l’amicizia e l’amore ed è la considerazione. Mi spiego: in un rapporto di amicizia, il parere dell’altro è tenuto in considerazione soprattutto quando le scelte lo coinvolgono direttamente. Se si tratta di fare un viaggio insieme, ad esempio, è chiaro che si sceglierà una meta che vada bene ad entrambi. Ma se devo fare un viaggio da sola, la meta la scelgo io direttamente. Certo, nulla mi vieta di chiedere un parere ai miei amici e di ascoltare i loro consigli, ma in finale la scelta resta mia.

In un rapporto di coppia, invece, basato sull’amore, la considerazione dell’altro è fondamentale, perché ogni scelta si fa (o andrebbe fatta…) tenendo in considerazione l’altro, a partire dalle cose più semplici (Cosa mangiamo per cena?) fino ad arrivare alle cose importanti (Come impostiamo l’educazione dei figli?). Non importa se poi la scelta finale è pienamente condivisa da entrambi: magari uno mangerà la pizza e l’altro la carne, uno sarà più accondiscendente con i figli e l’altro più severo. Quello che conta è aver comunque tenuto in considerazione l’altro, il suo ruolo, la sua persona.

Perché il passaggio dall’amicizia all’amore sta proprio in questo: dall’io al noi, dal pensare a sé al pensare in due e per due, dalla considerazione facoltativa e libera alla considerazione fondamentale e voluta dell’altro.

Cosa rispondere a Miss Bradshaw allora? Io risponderei così: la relazione è definita dalla considerazione, cioè da quanto desideriamo e riteniamo necessario e imprescindibile il parere, la presenza dell’altro nella nostra vita. Ecco: forse se sul modello di autocertificazione per la “fase 2” scrivessero “considerati” invece che “congiunti”, magari sarebbe tutto più chiaro. O no?

 

Una replica a “‘Congiunti’ o ‘amici’: e se avesse ragione Carrie Bradshaw?”

  1. Francesca Vittoria Vicentini ha detto:

    Io invece propongo un congiunto che è assente, che non compare se non dove non si decide, la sua Voce è ritenuta cosa privata da sentirsi,udirsi, al chiuso di Chiese, dove si incontra una Persona, per tanti vissuta nel passato, il cui messaggio si oppone alle politiche di un mondo quale è il nostro, moderno. La scienza ci dà giocattoli sempre nuovi, apre orizzonti inimmaginabili in ogni campo, possiamo navigare senza muoverci da casa oppure esplorare mondi nuovi e vedere altro da sfruttare. Non abbiamo migliorato il nostro, la vita umana è resa difficile per la litigiosità che ferve nel voler dominare gli uni e gli altri, escludendo terzi, popolazioni da far sparire, quelli deboli che non vogliono essere sottomessi. Chi agisce con cristiano intento è sovrastato,il Vangelo va gridato,la verità deve essere sbandierata,la coscienza risvegliata.

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