Cattolici in politica: la sfida nuova del “come”

Le elezioni americane rivelano l'urgenza di ripensare la presenza dei cattolici in politica secondo la logica del 'come' e non del 'cosa'...
9 Novembre 2020

C’è una questione che non può più essere rimandata. Anche in Italia. Ed è la ricostruzione del come della presenza dei cattolici in politica. Del come, e non del cosa. Una riconoscibilità cristiana segnata dal modo e non dai temi.

La polarizzazione tra i cattolici “conservatori” (diciamo, più o meno prolife), e i cattolici “progressisti” (diciamo, più o meno prorights) non dice più qualcosa che sia veramente a servizio della causa urgente della ritessitura di comunità civili sane e cooperative.

Per entrare direttamente in un terreno sensibile, e sfruttare una questione di attualità, anche per molti cattolici italiani, il trumpismo/bannonismo non può essere una linea di presenza politica che non faccia problema a un cattolico. E non tanto per quello che sostiene. Ma per come lo sostiene e lo ha sostenuto, come porta in campo alcune istanze, molte delle quali legittime.

Senza fare una lunga disamina degli ultimi 4 anni, per intenderci basterebbe leggere solo i tweet di Trump degli ultimi giorni per recuperare un campionario di come non può essere e non può porsi un leader politico sostenuto da un cattolico.

La questione è il come: è la transizione, il cammino di un popolo – che senza rinnegare la propria storia, cresce e tutto integra – dall’alleanza fondata sui “Dieci Comandamenti” a quella che si misura con Matteo 25. Dall’idea di una forza sociale che vuole imporsi su un avversario e che giudica (ovviamente, “a fin di bene”) persone e non problemi; a quella di una presenza politica che guarda tutti negli occhi e ascolta e vede tutte le istanze legittime; un’azione di servizio che prova a scegliere il meglio per il massimo numero di cittadini possibili, consapevole della presenza di chi comunque resterà scontento, e magari “svantaggiato”; una visione che ha la forza di escludere gli interessi di piccolo cabotaggio, attivata da un’ansia del consenso immediato e prevalentemente elettorale, a favore di scelte che costruiscono il futuro remoto di tutti, e non quello prossimo di chi per il momento ha il potere nelle mani.

Questo come non è rimpianto di una certa idea di mediazione, diciamo in salsa democristiana, per intendersi; una mediazione troppe volte tra interessi, e tra quelli più fortemente rappresentati, e non tra i problemi popolari più gravi. E, come ampiamente già ricordato anche dal Papa, essa comunque non richiede un partito cattolico.

E non è nemmeno un come descrivibile più con categorie, che già leggo tornare nei commenti post-elezioni Usa, come “centrismo” e “moderazione”. Il come cattolico non è una questione di posizionamento geometrico, ma di postura umana di fronte alle voci che chiedono attenzione e ai problemi che urgono. Il cristianesimo animato dallo Spirito è tutto tranne che moderato.

C’è un passaggio-chiave da questo punto di vista in Fratelli tutti, ed è quello in cui il Papa distingue tra la trattativa e il dialogo.

La mancanza di dialogo comporta che nessuno, nei singoli settori, si preoccupa del bene comune, bensì di ottenere i vantaggi che il potere procura, o, nel migliore dei casi, di imporre il proprio modo di pensare. Così i colloqui si ridurranno a mere trattative affinché ciascuno possa accaparrarsi tutto il potere e i maggiori vantaggi possibili, senza una ricerca congiunta che generi bene comune. Gli eroi del futuro saranno coloro che sapranno spezzare questa logica malsana e decideranno di sostenere con rispetto una parola carica di verità, al di là degli interessi personali. Dio voglia che questi eroi stiano silenziosamente venendo alla luce nel cuore della nostra società (FT, 202).
Importante tanto quanto distinguere tra il compromesso alto — quello in cui tutte le parti rinunciano a qualcosa di importante per un vero passo avanti per tutti — e il compromesso basso dei patti di spartizione tra lobbies.

La questione cattolica è oggi dunque una sfida sul come: è il come di un potere usato per servire tutti e non contro qualcuno e a beneficio di pochi.

 

5 risposte a “Cattolici in politica: la sfida nuova del “come””

  1. Luisa Anna Colombo ha detto:

    Grazie per queste provocazioni, che alimentano ancora di più il desiderio di autenticità evangelica che ho nel cuore! Forse davvero la ” sostanza” che indica Paola, si trova attraverso il ” come” che sottolinea Simone. Il nostro modo di giudicare la realtà non è quello di Dio: il povero è tale perché non lavora, l’immigrato e l’ammalato sono un peso, il carcerato ,se è tale ha meritato la sua pena…. Ultimamente, nella preghiera, chiedo a Dio solo due cose: 1) di stare nella realtà col suo cuore, i suoi sentimenti e 2) la pienezza dello Spirito Santo, perché con le mie sole forze sarebbe impossibile. Vi dirò…sono molto più serena!

  2. Simone Sereni ha detto:

    Buongiorno. Provo a integrare, come risonanza in particolare a Paola e Pietro.

    Quando parlo di “come” non parlo di spalmare le questioni di belle parole o di preparare il campo in modo strumentale con le buone maniere – di “fare i buoni”.

    Lo sguardo di Gesù sulle persone nei Vangeli è il “come” al quale penso. Lo sguardo per l’adultera e per chi la stava lapidando (riesce contemporaneamente a “correggere” la donna, a salvarla e a sottolineare la rigidità algebrica di una legge che non passa per il cuore); lo sguardo per il ricco e odiato pubblicano Matteo in cima al sicomoro, che lo voleva incontrare (quell’incontro lo convertirà); o lo sguardo per la folla prima della moltiplicazione dei pani, di fronte alla resistenze “logicissime” degli apostoli.

    Quello sguardo prepara il campo all’azione e al gesto che segue.
    Questo “come” è sostanza, ed è la sostanza del Vangelo secondo me.

    A noi tradurlo nel come della politica.

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Come essere cattolici in un mondo che invece segue libero cammino, che rifiuta ogni intromissione che sia di sottomettersi a giudizio altro, diverso dal proprio. Questo mondo tira dritto verso suoi progetti, poco propenso a rinunce costi quel che costa in sofferenza umana: le guerre,tante vite sacrificate! Le imprese spaziali, o gli armamenti sofisticati:costosi, più o come salvare dalla fame o pestilenze varie certi continenti. Visto così sembra un uomo essere capriccioso che tutto vuole prendere e aspira ad andare sempre più in alto, come un Icaro, e non si accorge che alla fine cade per terra quella terra di cui è fatto è che così facendo non resta che tracce del suo esistere come sono stati certi animale giganti o uomini primitivi delle origini.Non solo da Dio giudicati stolti, ma anche da un corvid che ci obbliga a piangere lacrime cocenti,a sentire l’inutilita di un tale modo di vivere se non aspiriamo a quella salvezza che viene dal riconoscere Dio.Creatore e Padre.

  4. BUTTIGLIONE PIETRO ha detto:

    Sposo Paola, quando parla di “sostanza” e soprattutto di “salvare l’umano” più che nn il ‘come’…
    Stanotte riflettevo sul cosa/come è bellezza. Mi convincevo che senza ciò che che sostanzia il mondo e cioè natura e umano non posso chiamare bellezza.. ad es. Una tela tagliata o peggio. Così la risposta alla domanda che pone Simone, attuale fin da Padre Sorge, deve partire dai valori, dal ‘chi m’o fa’ fa, e qui le risposte le sta dando da anni un certo Francesco. Natura e umanità.

  5. Paola Meneghello ha detto:

    Premetto che di politica non mi intendo, e men che meno di quella in Usa.
    Condivido lo spirito dell’articolo, ma vorrei dire che non se ne può più di belle parole e intenzioni, se i fatti poi li smentiscono.
    Non mi basta che si dica di essere dalla parte dei più deboli, e questo non si risolva in qualcosa che vada oltre le opere di carità.
    Non basta dire di voler bene ai migranti, e poi restare impassibili davanti a chi li sfrutta, dicendo che quello è il sistema. E queste parole le ho sentite in TV da un noto prete che fa della vicinanza ai più deboli il suo vanto.
    Ma finché passerà il messaggio che la cosa che più conta è salvare la pelle, e non l’umano, come il virus dimostra, temo che il coraggio di andare fino in fondo, a costo di rischiare anche la vita terrena, mancherà per un bel pezzo. Non è il come, ma proprio la sostanza che manca.

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