Beati gli operatori di pace

Pur senza avventurarsi «in considerazioni geopolitiche sulle responsabilità dell’Europa, della NATO e degli USA, rispetto alla guerra», perché pochi ne hanno le competenze, però qualche domanda in questo senso me la vorrei porre.
14 Marzo 2022

Ho scritto questo articolo nella giornata dedicata a San Massimiliano di Tèbessa, riconosciuto patrono degli obiettori di coscienza poiché venne martirizzato il 12 marzo del 295 per essersi rifiutato di arruolarsi nell’esercito, adducendo come motivazione il fatto che un cristiano deve astenersi dalle attività violente, tra cui appunto il servizio militare. Una posizione forte, che assume una valenza simbolica molto attuale oggi che la guerra bussa alla porta delle nostre case (e delle nostre coscienze).

Pacifisti e obiettori sono spesso stati considerati pavidi e vigliacchi, da chi fraintendeva la nonviolenza con la non azione. Lo sapeva bene Don Milani, che dell’obiezione di coscienza fece una bandiera. Fare la guerra è certamente più entusiasmante, in un certo senso più facile che fare la pace. Gli eroi sono quelli che sono in trincea, lo sanno bene i medici e gli infermieri che durante tutta la durata della pandemia sono stati spropositatamente paragonati a soldati armati. Fare la guerra, però, è anche un’industria, e delle più redditizie, per essere precisi. Da decenni le grandi potenze si fanno ricche delle guerre combattute da altri, sulla pelle dei poveri che magari imbracciano un fucile guidati da un ideale sociale, religioso, nazionale, etnico, ecc. Se vogliamo raccontarci che l’Occidente non sia tra quelle potenze facciamolo pure, ma mentiremmo sapendo di mentire. Non è un caso che Papa Francesco nel 2015 abbia scelto di aprire un giubileo nella Repubblica Centrafricana: a noi italiani, intrisi di pietismo paternalista, è sembrata solo una scelta caritatevole e buonista, i francesi, ex colonizzatori di quella regione del mondo e ancora detentori di grandi interessi economici, hanno colto la portata politica di quella scelta, apprezzandola poco.

Nel momento in cui la pace è stata così brutalmente violata e profanata persino nella civilissima Europa (con tanti saluti alla distruzione della ex Jugoslavia, di cui sembra svanita la memoria e per la quale abbiamo un po’ tutti le mani sporche di sangue), la domanda che più mi assilla è: esisteva un modo di evitarla? E adesso, cosa possiamo fare per interromperla? È più giusto lottare contro l’invasore o lavorare per contrastare la guerra? Anch’io, come Fabio Colagrande, «non mi avventuro in considerazioni geopolitiche sulle responsabilità dell’Europa, della NATO e degli USA, rispetto alla guerra», semplicemente perché non ne ho le competenze, ma qualche domanda in questo senso me la voglio porre.

Mi chiedo anche se il civilissimo Occidente abbia avuto un qualche ruolo in questo conflitto o si sia trattato solo di un attacco repentino e imprevedibile di un “pazzo” omicida. E se così fosse, perché mai abbiamo legato in maniera così forte le nostre economie a quel “pazzo”? Ricorda Paolo Rumiz che «la fascia di territorio fra i Balcani e il Baltico è anche una linea di faglia altamente infiammabile», eppure «da decenni finanziamo il riarmo di Putin comprando il suo gas e, pur di avere il culo al caldo, abdichiamo dai principi fondativi della nostra democrazia. Cecenia? Anna Politkovskaja? Tutto dimenticato». Persino di fronte alla recente invasione della Crimea la reazione mi sembrò piuttosto tiepida, ora che invece vediamo da vicino i morti e i feriti mi pare il minimo offrire loro solidarietà e tutta l’assistenza possibile; ma, invece, una certa fierezza belligerante da dove viene fuori?

Gli stessi che chiamano alle armi contro la Russia, spesso coprendo di insulti sui social chiunque auspichi una soluzione pacifica al conflitto, voltavano la testa dall’altra parte quando giovani combattenti anche italiani andavano a sostenere la lotta dei Curdi contro l’ISIS (come Eddi Marcucci, ancora sotto processo in Italia o Lorenzo “Orso” Orsetti, ucciso in Siria nel 2019). Scrive Tomaso Montanari che «è tutto qua il cinismo di un Occidente che ha usato l’Ucraina come una scacchiera per una lunga partita con Putin, pur sapendo che quando questi avrebbe perso la scacchiera non avremmo potuto salvare gli scacchi, cioè i corpi degli uomini e delle donne ucraini».

«Non possiamo più pensare alla guerra come soluzione» scrive papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti, «dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!». Costruire la pace non è una scelta di comodo, ma una faticosa opzione di chi intraprende una strategia meno remunerativa, meno appariscente, meno immediata, che antepone il bene delle persone a tutto il resto: all’ideale sociale, religioso, nazionale, etnico. Scrive il cardinale Parolin che «la pace non è un’utopia, ci sono da salvare subito tante vite umane in pericolo! Per questo si avverte il bisogno di iniziative politico-diplomatiche di ampio respiro, che ottengano il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati per trovare una soluzione non violenta».

A noi che viviamo nelle nostre tiepide case non resta che smettere di soffiare sul fuoco della guerra – a meno che non siamo disposti ad andare a combatterla in prima persona – per fare nel concreto tutto il possibile affinché venga alimentata la fiaccola della pace; finché, come dicono Simone Sereni e Sergio Ventura «anche Occidente e Oriente, Stati Uniti, Europa, Russia e Cina, finiranno per non odiarsi e combattersi più».

 

7 risposte a “Beati gli operatori di pace”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Si direbbe, la decisione di fornire più armi alla resistenza Ucraina, una lotta all’ultimo sangue, e una resistenza che però significa sacrificio di vite umane.! Non è un costo troppo alto.?cio che resta di morti e quanto distrutto potrà avere giustificazione? Sorge il dubbio, e’ l’emergere di una contesa tra due voleri impersonati da uomini determinati che esercitano il potere; Tutti e due avanzano ragioni tali per le quali tanto popolo si offre, o è comandato, al rischio di sacrificare la vita per quelle ragioni. Ma non è per la vita che si fanno sacrifici?negli ospedali, si è studiato, invocando vaccini a salvarla, si fanno miracoli di ingegneria creando parti del corpo per prolungargli vita!! Se tutto questo è morale, civiltà, come avallare un proseguo di guerra e non pensare sempre più animata da animi inaspriti, capaci per questo di ogni crudeltà?

  2. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ieri sera nella piccola Ch.di Lourdes il parroco davanti a Cristo in ostensorio ha letto la pinvocazione che il S.P.Francesco ha così pregato., operat.di pace si diventa. Quel treno nel cui vagone mani pietose,hanno caricato dei corpi di figli russi caduti a madri piegate dal dolore desiderano almeno riavere i loro corpi. Come non condividere tutto questo dolore e non pregare la Madre Addolorata, che sicuramente a sua volta piange per queste vite sacrificate! Politici, governanti pensatori esperti, tutti si domandano se è come porre fine a questa tragedia che accade in un continente così in avanzato grado di civiltà, si vola nei pianeti ma vi è tanta miseria nel nostro che abitiamo, così bello eppure perduto! In un sussulto di coscienza in opposizione a questo sfacelo oso l’idea che se tutt’a la gente senza armi si alzasse in piedi, non solo isolati coraggiosi, a dire NO alla guerra,

  3. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ieri sera nella piccola Ch.di Lourdes il parroco davanti a Cristo in ostensorio ha letto la pinvocazione che il S.P.Francesco ha così pregato., operat.di pace si diventa. Quel treno nel cui vagone mani pietose,hanno caricato dei corpi di figli russi caduti a madri piegate dal dolore desiderano almeno riavere i loro corpi. Come non condividere tutto questo dolore e non pregare la Madre Addolorata, che sicuramente a sua volta piange per queste vite sacrificate! Politici, governanti pensatori esperti, tutti si domandano se è come porre fine a questa tragedia che accade in un continente così in avanzato grado di civiltà, si vola nei pianeti ma vi è tanta miseria nel nostro che abitiamo, così bello eppure perduto! In un sussulto di coscienza in opposizione a questo sfacelo oso l’idea che se tutt’a la gente senza armi si alzasse in piedi, non solo isolati coraggiosi, a dire NO alla guerra,

  4. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Eppure il “No War”si sta facendo strada. Anche là,,”La scritta è apparsa improvvisamente alle spalle della conduttrice del Tg diChannel One Ekaterina Andreeva, sul principale c.t.in Russia. Dietro al cartello spuntano anche gli occhi del coraggioso, di Marina Ovsyanikowa, dipendente della emittente.Marina ha urlato “Fermate la guerra! No alla guerra”, prima di essere portata via. Ecco che si sta aprendo quella terza via auspicata, di un ritenere la guerra cosa impossibile inaccettabile alla nostra intelligenza, per la salvezza e di ucraini oggi ma di altri conflitti analoghi, qualunque persona il diritto alla vita.A quella partoriente colpita anche al cuore dal dolore di sapere il figlio già morto, che ha urlato: uccidetemi subito,”non ha favorito lo sforzo dei medici a salvarle la vita. E’ cronaca, apparendo giusta la legittima difesa ma sono i morti che ieri vivevano a indurci capaci di un eroismo diverso Di una risposta al NO…perIl SI alla Vita alla Liberta alla Pace

  5. Giuseppe Risi ha detto:

    Anch’io “sono per la pace”! Detto ciò, nel conflitto in corso faccio il tifo (se così posso dire) per l’Ucraina, perchè se vincesse la Russia di Putin la libertà di tutti noi (oltre che degli ucraini) sarebbe in pericolo. E se non ci fosse il problema della possibile reazione di Putin con le armi nucleari, manderei il nostro esercito a fianco degli ucraini, non solo le armi.
    E’ questa una posizione immorale secondo il Vangelo?
    “Scendeva un uomo (Ucraina) da Gerusalemme a Gerico e venne assalito dai briganti (Russia). Mentre lo malmenavano passò di lì un fariseo (l’anti occidentale per principio), giudicò la punizione meritata e passò oltre. Passò di lì un levita (il pacifista ideologico), provò a convincere a parole a desistere da ogni violenza, ma non ottenne ascolto e se ne lavò le mani. Passò infine un samaritano, vide, giudicò e prese risolutamente le difese dell’aggredito…”

  6. Giuseppe Raciti ha detto:

    La pace è più faticosa. Raggiungerla e mantenerla costa più di una guerra e mentre, come scrivi tu Daniele Gianolla, con la guerra si guadagna, con la pace no! Noi cristiani abbiamo una grande responsabilità oggi come domani: educare alla pace e alla giustizia, anche sociale. Commentando il vangelo della Trasfigurazione sottolineavo come anche noi avvolti dalla nube, abbiamo la paura degli apostoli, ma dalla nube si ode una voce che ci presenta Gesù da ascoltare. Dalla nube si deve uscire cambiati, almeno con la presa di posizione che “mai più la guerra” si deve accompagnare a “io sono per la pace”. È necessaria un’opzione fondamentale per la pace che inizi da casa mia, dalla mia relazione con parenti, amici, vicini di casa. La pace deve diventare cultura quotidiana, feriale, dal basso,ethos altrimenti resterà sempre e soltanto proclami che non incidono sulla vita quotidiana.

  7. Gian Piero Del Bono ha detto:

    Se ci fosse stata la gara alla diplomazia invece della gara a chi rifornisce piu’ di armi l’ Ucraina ,l’Europa avrebbe potuto fare da mediatore ed evitare una escalation. Invece in Italia e nella UE si e’ invocato a parole la “pace” e nei fatti mandato armi,addestratori, missili e ordigni di ogni tipo . Questo succede quando c’ e’ uno scollamento fra i fatti e la “narrazione ” dei fatti; molti pacifisti di ieri si sono scoperti desiderosi della lotta armata …per interposta Ucraina. Nessuno di questi pero’ e’ partito a combattere di persona per l’ Ucraina, tranne frange di estrema destra reclutate nel Battaglione Azov per l’ Ucraina e di estrema sinistra per la Russia ,cioe’ i soliti guerriglieri. Gli altri ,resistenti in pantofole davanti alla TV.

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