A proposito di Diego

Maradona ha messo in piazza le sue e le nostre fragilità, ci ha ricordato il nostro lato debole e oscuro, l’unico per cui meritiamo di essere salvati.
2 Dicembre 2020

Calcio? Credi davvero che quando parliamo della morte di Maradona stiamo parlando solo della scomparsa di un bravo giocatore di pallone? Oh no, amico mio.

Stiamo parlando di umanità, fede e soprattutto poesia.

Maradona non era simpatico. Era basso, tracagnotto, mezzo indio, ignorante, presuntuoso e arrogante. Si portava appiccicata addosso la sua origine popolare, non era mai stato capace di integrarsi con la civiltà superiore, si vestiva sempre da cafone, portava l’orecchino, faceva il bullo, andava in giro sempre con un codazzo di amici e parenti. In più era tossicodipendente, frequentava i mafiosi ed evadeva il fisco. E in più, cosa davvero imperdonabile, era vincente. Nello sport più popolare del globo è stato il più forte, colui che da solo ha fatto vincere due scudetti al Napoli e i mondiali al suo Paese. Metteva paura agli avversari con la sola presenza in campo: tecnica sopraffina, fiuto del goal, grandioso nel mandare in porta i compagni, robusto fisicamente, inarrestabile quando partiva palla al piede, se lo buttavi giù si rialzava come una molla, micidiale nelle punizioni, carismatico e trascinatore. E questo in molti non gliel’hanno mai perdonato.

Ma tutto questo sarebbe niente.

Maradona era autentico anche nelle sue contraddizioni. Spontaneo, istintivo, generoso, ma anche goloso, lussurioso, imbroglione, in una parola fragile, umano. Il suo stesso talento, che lo faceva amare e odiare, lo ha consumato. Mentre chi gli stava attorno sfruttava il suo successo, ci speculava sopra per poi scaricarlo appena diventato drogato, grasso e perdente, lui continuava a cercare di giocare, come un bambino che non vuole tornare a casa anche se la partita è finita. Come tanti artisti del rock e del cinema, come Marco Pantani, aveva raggiunto il successo troppo presto e poi non era mai stato capace di gestirlo, finendo vittima di se stesso. Non aveva mai trovato una compagna, un amico, che lo aiutasse a volersi bene davvero. Che lo convincesse che non era più il ragazzino straccione di Villa Fiorito in lotta con il mondo, ma era un campione arrivato che ora doveva trovare la pace e la serenità. Una parabola tragica ma anche terribilmente autentica, così lontana da certi stereotipi positivi astratti e disincarnati, così vera, così umana che non può lasciare indifferenti. Insegna più la sua vita che quella di tanti bravi ragazzi fortunati.

Maradona ha messo in piazza le sue e le nostre fragilità, ci ha ricordato il nostro lato debole e oscuro, l’unico per cui meritiamo di essere salvati. E anche questo non possiamo perdonarglielo.

Infine Maradona è stato un meraviglioso personaggio tragico, così rozzamente vero, così paradossale nella sua capacità di mescolare il basso dei campetti di fango con i palcoscenici del calcio mondiale, così struggente nella sua impotenza di riscattarsi da una miseria la cui puzza si sentiva sempre addosso, così incapace di controllare la sua fame di successo, i suoi vizi, la sua voglia di fregare i potenti. Un eroe-antieroe, un vincente-perdente, un uomo morto triste e insoddisfatto a 60 anni, dopo aver regalato gioia e bellezza a milioni di persone, dopo essere stato segno di rivincita per tantissimi ultimi come lui. Soffocato da un talento e una fama che erano diventati la sua condanna e al contempo ancora alla ricerca di qualcosa che gli mancava.

Chi crede deve ringraziare Dio per avercelo regalato, ma anche riflettere sul fatto che la bellezza e la gioia hanno sempre un prezzo, hanno sempre bisogno di un sacrificio, consapevole o meno.

Lo vedi, caro amico, che il calcio è solo un dettaglio?

Ti abbraccio,

Fabio

Una replica a “A proposito di Diego”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Io non so di calcio, però se la partita è autentico “sport” con giocatori che si distinguono perché formati in squadra coesa nello spirito che autentico la anima, ecco mi piace anche vedere il gioco, quella partita, la contesa tra due aspiranti il premio. Ma Maradona, così qui ben descritto, lo metterei a fianco di un Caravaggio, Giotto, “artista” nato, assolutamente figlio della Natura in positivo e negativo; un “raggio di sole” dal buio, quella rapidità di creare improvvisamente un “tiro/goal del tutto inaspettato, in un momento da senza speranza persa. Ha esaltato questa sua genialità regalata ha fatto sognare i tantissimi poveri di ogni loro stato, credere nella speranza di farcela. Un povero uomo da dove però è scaturito un raggio, da divinità. Si, una preghiera per quanto di quel Bene (talento) così speso.Da calciatore ha reso felici tanti poveri come lui.

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