E tu, amico, mi chiedi di parlare di loro: è come scavare nella propria carne. Come giocare con un bastone nelle proprie ferite. Potrei parlare all’infinito: per esempio, oltre che del silenzio dei paesi, dell’ordine delle strade, della solidarietà di tutti. Qui non è che uno goda perché nessuno della sua casa è sotto; qui si gode o si soffre tutti insieme. E se io ho la casa in piedi e la tua è caduta (quante cadute! Paesi interi caduti, distrutti, rasi al suolo! E ciò che è in piedi è ancora più pericoloso di quanto è caduto: e bisognerà abbattere tutto, radere tutto al suolo: venti paesi forse, forse trenta, forse di più. E quanti i morti? Ancora nessuno lo può dire, eccetera eccetera), dunque se tu sei fortunato e io no, sono certo che tu piangi per la mia sorte come se fosse la tua. Questo è di tutti i poveri, ma è specialmente di noi friulani. Perché ne abbiamo provate troppe, troppe ce ne ha mandate il Cielo nella nostra umile storia, nota solo a noi e ignota al resto dell’Italia, ignota persino alla Chiesa.
Cosa volete, il resto dell’Italia non sa nulla della nostra storia, e della nostra lingua e della nostra cultura.
Anche l’Informazione (che pure in questi giorni è stata brava, sublime) sbaglia un nome per un altro, una località per un’altra: dice ad esempio «passo di Tarcisio» per passo di Tarvisio; e anche il Papa domenica ha detto Frìuli invece che Friùli. Ma fa niente! L’importante è che tutti, tutti han cercato di capire, di partecipare, di aiutarci. Di questo vi ringraziamo, vi saremo sempre riconoscenti. […]
Dico anche che uno di Osoppo mi ha comandato di scrivere ben chiaro che non dobbiamo neppure ricominciare dalle case, ma dalle fabbriche: magari vivendo su delle roulotte. Perché abbiamo bisogno di lavoro. A dopo, tutto il resto. Anzi, sono queste le sue parole esatte: «Padre, non cominceremo mica di nuovo dalle chiese! Io voglio pregare, e pregherò anche per la strada: ma prima il lavoro!». Non era un ateo dunque, o un maledetto, ma un credente. Proprio così, questo è il friulano. E ciò vuoi dire due cose: primo che si pensa di ricominciare e l’altro, del modo di ricominciare.
Per finire, ancora ad Osoppo, uno sterratore giovane (ed era giovane, ho i testimoni!) ha trovato tra le macerie mille lire; e vedendomi – perché sono sempre in tonaca – mi disse: «Padre, ho trovato mille lire. Le prenda e dica lei una messa per tutte queste rovine».
Dunque: non dalle chiese (nel senso materiale della parola) e neppure dalle case. Ma sempre dalla fede, da una fede! Così il Friuli, terremoto permettendo (un misterioso, indecifrabile, maledetto flagello!) ricomincerà. Anzi, pensa già di ricominciare.
(tratto da David Maria Turoldo, Un piccolo popolo vi dice grazie, ma i bambini no, “Il giorno”, 11/05/1976)
E com’è il sopravvissuto friulano pensa e prega a come far rinascere vita nel suo paese distrutto, così oggi dobbiamo sentirci uniti all’accorato appello alla Pace che il Santo Padre Rivolge ai potenti che governano il mondo dimentichi di ascoltare i sentimenti che albergano nel cuore dei popoli, che aspirano a vita bene comune, speranza nel dialogo che solo è degno strumento dell’uomo dove cuore e intelligenza diventano sapienza divina