La gita di classe a Roma

“Va bhé, ragazzi, io un’idea ce l’ho, ed è anche diversa dalle solite Amsterdam, Barcellona, Berlino… E’ una proposta quasi “oscena”, lo so, ma sicuramente “fuori dal coro”: volontariato in cambio di vitto e alloggio”.
27 Settembre 2013

Tra le primissime richieste che arrivano dagli studenti all’inizio dell’anno c’è la fatidica domanda: “E la gita?” Specie in quinta, dove hanno possibilità di andare all’estero è normale che verso la fine della prima lezione dell’anno, la domanda si presenti. Segno di una forte motivazione intrinseca all’apprendimento e a venire a scuola!!

Allora quest’anno ne ho approfittato. E ho riproposto una esperienza “fuori schema”. “Va bhé, ragazzi, io un’idea ce l’ho, ed è anche diversa dalle solite Amsterdam, Barcellona, Berlino… E’ una proposta quasi “oscena”, lo so, ma sicuramente “fuori dal coro”: volontariato in cambio di vitto e alloggio”. Quasi tutta la classe mostra preoccupazione e curiosità: “Cioè prof. cosa vuol dire??” “Qualcuno di voi sa cos’è la Caritas?” Ci sono facce stupite, mugugni, alcuni no curiosi, bocche aperte… Poi Andrea: “No, prof. in Chiesa no, io non vengo”. “Andrea, ma se non sai ancora di cosa parlo, mi sembra che sei abbastanza prevenuto. Aspetta e prova a capire. La Caritas è un organismo ecclesiale che si prende cura di tutte le persone che in qualche modo vivono forme di povertà e difficoltà sociale, economiche, lavorative, personali, ecc..” “Eh, prof. vede allora c’entra la Chiesa – ribatte Andrea – ci avevo preso”.

“Si Andrea, ma non si va in Chiesa, non si fa la messa. Ci si rende disponibili, al mattino, a fare qualcosa per aiutare queste persone presso le strutture della Caritas di Roma, mentre pomeriggio e sera il tempo è comunque libero, e può essere organizzato come una gita normale. In cambio la Caritas ci ospita gratis, vitto e alloggio. Di sicuro è una roba abbastanza nuova per voi e forse, per alcuni, unica. Una gita diversa dal solito che ha anche il vantaggio di costare poco, perché il viaggio a Roma ormai si fa con 30 euro in treno”. 

Silenzio. Facce stupite e pensose. Qualche bocca storta, ma nessun no pregiudiziale, nemmeno quello di Andrea che adesso ci sta ripensando.  Poi Denise rompe il silenzio: “Vabbé prof. ma per fare volontariato non è necessario fottersi la gita, io lo faccio già, ogni tanto do una mano a quelli di “Emergency” a fare delle manifestazioni nel mio paese e a Bologna.  Non è mica necessario farlo con la Chiesa”. “Ah, Denise, mi fa proprio piacere che lo fai. E come stai quando vivi queste cose?” “E’ bello prof. sto bene perché è una scelta mia e so che faccio delle cose per persone che hanno bisogno”. “Ottimo Denise. Credo che anche a Roma alla Caritas potresti sentire le stesse cose e anzi, lì sei direttamente a contatto con persone povere e bisognose, e questo rende ancora più intenso quello che puoi fare. Certo si può fare anche senza avere a che fare con la Chiesa. La Caritas però ha in più il fatto che non “sceglie” le tipologie di persone da aiutare in base ai tipi di bisogni e povertà, ma fin dove può accoglie tutti, perché Cristo è risorto per tutti”.

Di nuovo Andrea: “Eh va bhè, prof, vede lei ci deve sempre mettere dentro le questioni della Chiesa. Cosa conta se Cristo è risorto o no per tutti, se ne avessi voglia io lo farei anche se Cristo non è risorto”. “Ok Andrea, lo faresti anche per gli immigrati irregolari che magari rubacchiano qui da noi per sfamarsi?” “Ma non rubacchiano per sfamarsi, prof., è una mafia la loro, sono dentro a un giro di mafie che gestiscono ‘ste cose”. “E quindi per loro non lo faresti? Sono uomini di serie B perché sono finiti dentro a questo giro? Risorto per tutti, vuol dire, per tutti, vuol dire che non mi chiedo se lui è colpevole o innocente, ma provo comunque a fargli recuperare la sua dignità umana e il suo valore, se lui vuole farsi aiutare. E magari riesce poi ad uscire dal “giro”. 

Andrea tace, ci pensa, Denise è incerta, la classe non si pronuncia, ma sento che l’idea non è stata scartata. Suona la campana. “Ok. Ragazzi pensateci, poi decideremo”. Esco in corridoio, ma Matilde mi insegue di corsa: “Prof, prof. a me interessa sta cosa, ce l’ha il numero della Caritas?” Resto un po’ basito: “Ah bene. Mi fa piacere, ma come mai?” “Bhè prof. io credo che lei abbia proprio ragione, ma non lo dico in classe. Se uno ama chi ha bisogno, non può fare differenze. E vorrei provare cosa vuol dire farlo davvero. Non so se ha ragione la Chiesa su Cristo, però se è vero….cavolo, come si fa amare solo qualcuno?”

Denise non è né credente, né non credente. Semplicemente abita quella “terra di mezzo” che Castegnaro descrive bene nel suo libro “Fuori dal recinto”, dedicato al rapporto giovani e fede. Terra in cui prevale il bisogno di sperimentare direttamente il senso di una proposta religiosa e non solo e non tanto di teorizzarla prima e poi viverla. Terra in cui prevale il: “prima provo e poi capisco”, mentre spesso noi ci muoviamo con i giovani ancora con il: “prima devi capire  e poi puoi provare”. 

Non so se la gita si farà. Spero di sì. La porticina è aperta. Dico a Denise: “Il numero… certo si, te lo do, ma se la gita si fa, poi che fai tu?” “Bhè vediamo prof., se mi è piaciuto magari ci ritorno”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I commenti devono essere compresi tra i 60 e i 1000 caratteri. I commenti sono sottoposti a moderazione da parte della redazione che si riserva la facoltà di non pubblicare o rimuovere commenti che utilizzano un linguaggio offensivo, denigratorio o che sono assimilabili a SPAM.

Ho letto la privacy policy e accetto il trattamento dei miei dati personali (GDPR n. 679/2016)