A Capodanno ha nevicato incessantemente per tre giorni. Sotto la neve Minsk è uno spettacolo: con le sue ampie strade decorate dalle luci lampeggianti e dai simboli del Natale, col fiume Svilač e l'”Isola delle lacrime” che sono diventati tutt’uno, abbracciati da questa distesa bianca che rende ancora più affascinante il centro della città, accompagnando luci, colori e canti natalizi diffusi nelle piazze e dai palchi montati per la festa. – Sono cinque anni che noi bielorussi non vedevamo una nevicata simile, non eravamo più abituati, ha colto di sorpresa anche noi – ci dice Tania, la nostra giovane amica. L’abbiamo incontrata col marito Mose e i tre piccoli figli, vivaci e biondissimi, la sera di Capodanno. Tania è la figlia di Irina ed Ivan, i responsabili della casa famiglia dove sono stati accolti da piccoli e stanno crescendo i nostri ragazzi. È un’amicizia che dura da anni. Sette, per la precisione.
C’erano una volta i “Viaggi di accoglienza e risanamento”. Sono progetti nati all’indomani del disastro di Chernobyl. Per decenni generazioni di bambini bielorussi sono state accolte, tramite i viaggi organizzati da varie associazioni, da migliaia di famiglie italiane. Si sono creati dei canali di amore, di accoglienza, di condivisione. Molti di quei bambini, divenuti adulti, hanno conservato il ricordo dell’Italia nel cuore e il rapporto con le famiglie che per anni li hanno accolti. Tanti altri sono passati per percorsi di adozione e si sono trasferiti nel nostro Paese.
I progetti di accoglienza sono percorsi differenti rispetto ai percorsi adottivi. Nel percorso adottivo nazionale e internazionale le istituzioni preposte prevedono un iter articolato volto a far incontrare la coppia adottante con i minori, con tempistiche diverse legate ai diversi Stati di provenienza degli stessi. Di fatto, però, l’adattamento degli stessi alla “nuova vita” non è comunque semplice e a volte neanche indolore, sia per i minori come per la coppia. Non è facile “programmare” o “prevedere” i vari sviluppi, nonostante l’apporto di tutti gli specialisti preposti dalla normativa istituzionale.
Quello delle accoglienze dei minori bielorussi, nate come progetti di risanamento dalle radiazioni nucleari di Chernobyl, è un quadro alquanto differente. I minori, provenienti dalle case famiglia e dagli orfanotrofi bielorussi ma anche da famiglie biologiche, venivano accolti dalle famiglie ospitanti un mese tra dicembre e gennaio e tre mesi estivi, dall’età di 7 fino all’età dei 18 anni. Questa esperienza dava l’occasione di creare dei legami, una conoscenza, una condivisione, che portava talune volte i minori orfani a “scegliere” le loro famiglie e non ad “essere scelti”. Cosa che, pur non essendo naturalmente nelle intenzioni di nessuna famiglia adottante, come non lo è nella ratio del legislatore, è una sensazione che a volte non può essere evitata, perché i tempi che passano dall’inizio di un iter adottivo all’accoglienza finale del minore non sono comunque paragonabili agli anni di accoglienza dei quale usufruivano i minori bielorussi.
Io e mia moglie abbiamo iniziato per caso questa esperienza. Tra il 2018 e il 2019 con gioia abbiamo accolto quattro volte a casa nostra un piccolo bambino bielorusso che, dall’età di 7 all’età di 8 anni, aveva da poco iniziato la scuola in Bielorussia e già capiva l’italiano fluentemente e iniziava a parlarlo. Poi, nel 2020, c’è stata la prima chiusura delle accoglienze dovuta al COVID-SARS 19, eravamo infatti nel pieno dell’esperienza del lockdown. Nel maggio 2021 la UE ha sanzionato la Bielorussia, impedendo i voli della compagnia aerea bielorussa verso ogni Paese dell’Unione, e così è nuovamente saltata la possibilità che i minori volassero in Italia verso le famiglie accoglienti (vedi qui). Dal 2022, con l’inizio dell'”Operazione speciale”, le tensioni legate ad essa – nel quadro geopolitico conosciuto da tutti – hanno logorato i rapporti tra Paesi Membri della UE e la Bielorussia, con il risultato di un ulteriore divieto dei voli e il conseguente blocco dei minori orfani collocati in case famiglie e orfanotrofi.
Il risultato è stato catastrofico per questi minori. I settemila bambini e ragazzi orfani – considerati in Bielorussia “figli di Stato Bielorusso” – che venivano accolti da anni dalle loro famiglie italiane, si sono visti per sei anni di seguito negare questa possibilità. Molte associazioni hanno chiuso. Molte famiglie non si sono sentite di continuare il percorso. Tanti minori, dopo anni di desiderio e di attesa, nel sogno di un futuro in Italia, si sono drammaticamente visti negare queste possibilità e hanno visto andare i loro sogni in frantumi. Molti di loro hanno deciso di rinunciare a questi legami per vivere la loro vita in patria.
D’altra parte, alcune associazioni (tra cui la “Puer”) e alcune famiglie non hanno desistito. Per alcuni la meta era più vicina, perché i minori dopo anni di percorso erano prossimi alla maggiore età e dunque alla possibilità di stabilirsi in Italia per loro desiderio. Per altri, come noi, che avevamo avuto da minor tempo la gioia di accogliere, conoscere e affezionarci a questo bambino, è iniziato un percorso in salita, che si protrae ancora oggi. Non avendo i ragazzi più la possibilità di volare in Italia (nel frattempo noi abbiamo “accolto” anche il fratello più piccolo), gestiamo questo “rapporto a distanza” con videotelefonate e visite che facciamo regolarmente due volte l’anno, durante le vacanze natalizie ed in estate. Ogni volta per noi è un viaggio molto faticoso e denso di incognite (nel senso che il passaggio della frontiera polacca o lituana, può prevedere attese da alcune ore a 48 ore…).
Minsk ci ha sempre affascinati: non solo quest’inverno, con la sua “bianca atmosfera”, ma sin dal primo viaggio, nell’estate 2021. È una capitale con enormi viali a grande scorrimento, con molto verde, parchi e piste ciclabili, molto ordinata e pulita. Non vediamo una carta per terra, né una buca nell’asfalto, sui marciapiedi ci ha colpito da subito la presenza di aiuole, piante e fiori, tutti ben curati. Nei parchi si incontrano centinaia di giovani donne con i figli piccoli al seguito. Il loro Presidente, come ci hanno raccontato i nostri amici bielorussi, mette in pratica delle politiche sociali che favoriscono la natalità: per ogni figlio nato viene riconosciuto un aiuto economico per pagare la casa o per conseguire gli studi universitari. Il centro è pieno e brulicante di persone e di tanti giovani, piercing, tatuaggi od ombelichi da fuori li accomunano ai loro coetanei presenti in altre nazioni europee.
Una domanda che ci siamo posti, però, è questa: qui a Minsk supermercati e centri commerciali sono pieni di prodotti e brand italiani ed europei. Con i 19 pacchetti di sanzioni comminati dalla UE pensavamo di non trovare nulla di tutto ciò. Ma allora chi colpiscono realmente queste sanzioni? Di certo non le pagano queste aziende che, comunque, continuano a commerciare. Sicuramente non le pagano le aziende che producono o commerciano armi e magari speculano sull’energia, i cui profitti hanno avuto un’impennata vertiginosa in questi anni. Non viene colpito nemmeno chi è destinatario delle sanzioni stesse, visto che il gas viene venduto a Cina ed India invece che alla UE (vedi qui).
Chi le paga dunque? I “poveri”, come sempre?
Significativamente, di rimbalzo, le pagano gli amici africani, vittime dei “signori delle speculazioni” in campo alimentare ed energetico. Ma non solo! Le pagano, infatti, anche le popolazioni europee più di quanto le abbiano eventualmente pagate quelle americane sotto Biden.
È chiaro, inoltre, che se da anni e nei vari governi che si sono succeduti troviamo nei bilanci nazionali miliardi di euro per pagare spese in armamenti, giocoforza occorre sottrarli a istruzione, sanità, ricerca, stato sociale. E mentre i costi delle bollette e dei beni di consumo aumentano, i salari reali (per chi li gode) non sostengono questi aumenti e milioni di famiglie in Europa sono entrate in povertà. C’è chi ha tagliato sulle spese delle medicine per poter scegliere quelle sugli alimenti.
Ma chi sono le ultime “vittime collaterali” della logica perversa di queste sanzioni?
Sì, sono loro! Sono proprio questi settemila minori e le loro “famiglie accoglienti” italiane. Ad oggi, di questi settemila, forse solo un centinaio resistono, grazie alla perseveranza delle famiglie che vanno in Bielorussia per incontrarli. Tuttavia è inutile nascondere che sono stati privati della loro infanzia: un bene inestimabile per loro. Non parlo solo di affetto familiare, ma anche di sole, mare, cibi differenti, svaghi, di cui in Bielorussia non possono oggettivamente godere. Si parla molto nel mondo di diritti umani, ma in questo caso i diritti di questi bambini non sono stati presi in considerazione da nessuno…
Chissà se tutto ciò non venga oggi meglio recepito anche da chi ritiene che le “logiche delle armi e della guerra” siano risolutive rispetto a quelle di una pace “disarmata e disarmante” . Siamo di ritorno in Italia e, dentro il cuore, portiamo questa nostra lunga storia d’amore, capace di oltrepassare confini lontani e affrontare ogni notte buia e fredda. Ci attende un clima diverso, un cibo più mediterraneo, ma ci mancherà quell’abbraccio che, senza parole, dice tutto.