Dal 23 al 25 aprile si sono svolti a Roma i lavori per il 3° Meeting nazionale dei docenti di religione cattolica che segue quelli del 2005 e del 2009, dedicati rispettivamente alla preparazione del Convegno ecclesiale di Verona e all’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI. Il titolo del Meeting – “Il cuore parla al cuore. IRC laboratorio di cultura e dialogo” – prende spunto dalle parole del Cardinale San Jonh Henry Newman.
I primi due giorni si è svolto un Convegno al quale hanno preso parte i direttori e le direttrici degli Uffici Scuola diocesani, accompagnati da due docenti di religione in rappresentanza delle diocesi, con la partecipazione straordinaria del Cardinale Matteo Zuppi Presidente CEI in dialogo con il professor Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito, di S.E. Mons. Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e dei direttori dei Servizi per l’insegnamento della religione di alcune Conferenze Episcopali d’Europa, il dott. Fernando Moita dal Portogallo e il dott. Antonio Roura dalla Spagna.
Sabato 25 aprile oltre seimila docenti di religione provenienti da tutta Italia, a cui si sono unite delle rappresentanze di docenti di religione spagnole, portoghesi e dalla diocesi di Lugano in Svizzera, si sono riuniti nell’aula Paolo VI in Vaticano, per l’incontro con il Santo Padre Leone XIV.
Dopo la preghiera introduttiva di S. Ecc. Giuseppe Andrea Salvatore Baturi, Segretario generale della CEI, Gabriella Facondo, giornalista di TV 2000, ha condotto e presentato le varie testimonianze. Si è iniziato con la visione di un cortometraggio di 18 minuti che ha commosso tutti, “L’ora libera”, realizzato da One more production e RAI Cinema, nel quale si racconta l’arrivo in una classe di una scuola superiore del nuovo docente di religione cattolica e il suo confronto con i colleghi ed i ragazzi che considerano questo insegnamento, appunto, “un’ora libera”. Le domande di senso, la sofferenza, la rabbia, il grido di Filippo, giovane studente travolto dal dramma familiare di una madre che si sta consumando sotto i suoi occhi per una malattia terminale, si scontrano con colui che dovrebbe rappresentare un Dio che evidentemente non esiste o si disinteressa di questa tragedia. Il professore riesce ad aprire uno spiraglio nel cuore del ragazzo, dicendogli che lui ha ragione, che non ci sono risposte a queste domande, e che quel che conta è solo che continui ad esserci per sua madre. Gli racconta una sua esperienza-limite, la perdita per incidente di un fratello con il quale aveva litigato e con il quale non parlava, e come Gesù gli abbia cambiato la vita dopo una crisi profonda. Alla fine il ragazzo riesce a trovare il coraggio per avvicinarsi alla madre che egli sfuggiva per paura e senso di impotenza, e alla domanda su come sia il nuovo prof di religione, le risponde: “è un tipo un po’ strano!”
Proprio questa affermazione viene sottolineata nella sua testimonianza da Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, già insegnante di Religione e giornalista conduttore su Tv 2000 del format “Buongiorno professore”. La definizione che il ragazzo dà del nuovo professore indica che egli è stato colpito e agganciato dalle sue parole. Anche noi, come educatori, dobbiamo dare quello che abbiamo, se lo abbiamo, non ci sono altre ricette. Parliamo di quel “fuoco” che si propaga da chi lo trasmette. L’assemblea dei docenti ha poi tributato un caloroso applauso agli studenti dell’IIS De Sanctis di Roma, presenti in sala, comparse del corto girato nella loro scuola. L’idea del corto è stata di Andrea Piersanti, giornalista e consulente RAI. Le prime testimonianze che seguono la visione del cortometraggio sono quelle degli attori, tra i quali il giovane Samuele Carrino che, dopo aver interpretato il protagonista de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” e il giovane studente de “L’ora libera”, sta ora girando tra Milano e Assisi “Il mio nome è Carlo”, il film in cui interpreta Carlo Acutis. L’attore Gabriel Montesi nel ruolo del prof di religione.
Ho avuto l’occasione di incontrare gli attori e il regista Alessandro Celli sul marciapiede difronte al colonnato del Bernini dopo l’udienza. Ho fatto i complimenti a tutti ed espresso al cineasta il desiderio che da anni mi accompagna. Spesso utilizzo a scuola alcune interpretazioni impegnate e davvero attuali dell’attore Beppe Fiorello (“L’amore che guarisce” su San Giuseppe Moscati, “L’oro di Scampia”, “L’angelo di Sarajevo”, “Sarò sempre tuo padre”), come anche il bel film su Pietro Mennea “La Freccia del Sud” di Ricky Tognazzi. Il mio utilizzo dei lavori “del grande schermo” è dunque sperimentato da decenni di esperienza di insegnamento. Da tempo, però, vorrei che qualcuno realizzasse un film sulla persona e sulla vita di don Tonino Bello che ho avuto l’occasione di conoscere di persona e che ritengo sia un testimone prezioso ed attuale per i giovani di oggi. Celli mi ha suggerito di scrivere alla produzione, cosa che farò, e al tempo stesso mi ha detto che dobbiamo promuovere questo lavoro che ci hanno presentato, l’obiettivo è che davvero la visione del cortometraggio possa entrare in tutte le nostre classi. Come lui e la produzione hanno ricordato in aula Paolo VI, dopo il gradimento già riconoscibile per i contenuti di questo cortometraggio, c’è il progetto di realizzare un film che metta in scena in maniera più completa l’esperienza di un professore di religione.
Un’altra testimonianza è stata quella dell’attrice Giusy Buscemi che, dopo aver ricevuto la fede dai suoi genitori, l’ha maturata nel percorso con il marito, scegliendo di sposarsi il 13 maggio e decidendo insieme a lui di dare come secondo nome “Maria” ai tre figli, Caterina Maria, Pietro Maria ed Elia Maria. Ricorda l’ultima sua interpretazione, quella nel film appena uscito nelle sale, “…che Dio perdona a tutti” del regista Pif, che è agnostico eppure è attirato, come altri, da questi contenuti di cui parlare. La Buscemi ci ricorda poi come i ragazzi siano colpiti dai primi secondi dei video su Tik Tok, il cosiddetto “HOOK=GANCIO” che lasciano loro un segno. E questa è stata una una verità ricordata dalle testimonianze della mattina: quel che conta per noi educatori non è dare delle risposte, ma saper proporre le giuste domande ai ragazzi (la “pedagogia della domanda”). La nostra ora deve essere lo spazio in cui facciamo entrare il mondo perché i ragazzi lo possano decodificare e avere gli strumenti per capirlo.
Dopo l’ultima testimonianza, quella della professoressa di religione Maria Raspatelli dell’ITT “Panetti-Pitagora” di Bari, vincitrice dei riconoscimenti internazionali “Global Teacher Award 2022” e “Global Education Awards 2025-26”, è giunto finalmente il momento dell’ingresso in aula di Papa Leone XIV, il quale, dopo la preghiera, ha ricordato nel discorso che la nostra missione deve essere “la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla. Esse vi impegnano, attraverso l’insegnamento, ad aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano. In un’epoca in cui viviamo costantemente assediati da stimoli di ogni genere, ridurre al silenzio quella voce è facilissimo. Perciò, educare a sentirla o a ritrovarla è uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni. L’uomo non può vivere senza verità e significati autentici, e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo” e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta”.
Dopodiché, il vescovo di Roma ha citato la nota pastorale della CEI L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo, la valenza culturale della materia, la ricchezza del patrimonio della Bibbia che ci rivela Gesù, Sant’Agostino e San John Henry Newman, le cui parole (ispiratrici di questo Meeting) devono guidare la nostra opera a condurre i ragazzi verso una ricerca interiore della verità presente nei loro cuori. Il Papa ci ha invitato all’importanza fondamentale della nostra testimonianza di vita e di fede – noi siamo e dobbiamo essere un mezzo per i nostri ragazzi – e, infine, ha chiuso il suo discorso citando la sua Lettera Apostolica Disegnare nuove mappe di speranza pubblicata nel LX anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis. L’invito che Leone XIV ci ha lasciato può sintetizzarsi in queste parole: l’insegnante di religione deve mostrarsi ai ragazzi come un uomo o una donna che cerca, pensa, vive e crede.
Trasmettere la fede da qualsiasi contesto ti trovi da insegnante operatore pastorale o catechista Dio parla al cuore di tutti ti fa innamorare del suo essere ti accendere dentro qualcosa che a volte non sai spiegare ma vuoi raccontare a tutti e lo devi fare con tenerezza audacia coraggio si dobbiamo essere annunciatori coraggiosi senza timore come hanno fatto i discepoli con l’aiuto dello spirito Santo chiedendo sempre a lui la forza l’amore e la spinta di energia vitale che Dio dona gratuitamente e che gratuitamente dobbiamo donare al fratello grazie perché e il modo di ascoltarsi ed ascoltare il fratello così ci permette di fare un analisi dei tempi odierni e di essere in cammino con i giovani famiglie comunità e dare testimonianza della propria vita per trasmettere quella luce che solo cristo ti può donare promuovere essere in cammino senza fermarsi mai con amore ed entusiasmo Dio benedica queste iniziative grazie