Noi nel 2000 avevamo dai 18 ai 30 anni… venivamo da ogni parte del mondo, con zaini pieni, cuori aperti e la sensazione di essere protagonisti di qualcosa di storico. Roma ci accolse per il Giubileo in cui si celebrava la Giornata Mondiale della Gioventù. Fu un evento che ci cambiò in moltissimi: la notte a Tor Vergata, l’incontro con Giovanni Paolo II, le veglie, i canti, le amicizie nate nelle innumerevoli file e nei tanti chilometri percorsi. Vivevamo l’inizio del nuovo millennio come una soglia da attraversare con la speranza di Cristo nel cuore.
Oggi i giovani del 2025 hanno la stessa età che avevamo noi allora… camminano per le strade di Roma con la stessa emozione negli occhi, anche se il mondo attorno è molto diverso. Sono cresciuti in un’epoca digitale, con lo smartphone in mano fin da bambini, ma anche loro sono arrivati qui cercando qualcosa di più: un senso, una direzione, una fede che non sia solo parola ma esperienza vissuta.
Noi nel 2000 non avevamo i social… le foto si scattavano con macchine fotografiche per lo più analogiche e le prime digitali, i messaggi si scrivevano a penna o si inviava qualche SMS. Le notizie viaggiavano lente e, quando ci si incontrava lo si faceva davvero, senza notifiche a distogliere l’attenzione e un bel po’ di squilli per farsi sentire presenti.
Oggi i giovani raccontano il Giubileo su Instagram, TikTok, WhatsApp…lo condividono in tempo reale, in mille storie, ma non per esibirsi; dicono al mondo che ci sono, che credono, che fanno parte di qualcosa di grande. Anche se comunicano in modo diverso, il bisogno di sentirsi parte di una comunità è lo stesso.
Noi nel 2000 venivamo da oratori, parrocchie, gruppi scout, movimenti… c’era entusiasmo ma anche un certo ottimismo culturale. Ci credevamo davvero, sentivamo che stavamo costruendo qualcosa. Molti si erano preparati con mesi di catechesi, incontri, cammini spirituali.
Oggi diversi giovani arrivano a Roma anche da altri ambienti e contesti… non tutti frequentano assiduamente gli ambienti ecclesiali, ma quando si tratta di donare tempo, cuore e mani, rispondono. Lo fanno in silenzio, senza clamore ma con convinzione. Non sono fuori dalla Chiesa, sono parte viva di una Chiesa che cambia, cerca, si mette in discussione.
Noi nel 2000 avevamo sogni grandi ma anche timori… ci chiedevamo cosa saremmo diventati nel 2025, se avremmo mantenuto la fede, costruito famiglie, risposto alle vocazioni, realizzato progetti duraturi.
Oggi i giovani vivono un mondo più incerto, più fragile… le guerre sono tornate in Europa, il cambiamento climatico è reale, il lavoro è spesso instabile, ma questo non li paralizza, li spinge a cercare autenticità, relazioni vere, esperienze che lascino il segno.
Noi nel 2000 ascoltavamo le parole del Papa come una chiamata personale… ci sentivamo visti, riconosciuti, lanciati verso il futuro con fiducia.
Oggi i giovani incontreranno Papa Leone XIV con le stesse attese… cercano parole che non siano slogan ma verità. Vogliono essere ascoltati prima che guidati, compresi prima che inquadrati; e la Chiesa, se sa accoglierli, potrà riscoprirsi giovane insieme a loro.
Noi nel 2000 siamo cresciuti… alcuni sono diventati genitori, preti, suore, insegnanti, educatori, lavoratori. Alcuni si sono allontanati, altri hanno trovato nuove strade, ma quel Giubileo ha lasciato un segno che ancora oggi, a distanza di venticinque anni, brilla nel cuore.
Oggi i giovani del 2025 stanno vivendo il loro Giubileo… chissà dove saranno nel 2050! Forse ricorderanno questi giorni come un momento di svolta, come un seme piantato nel terreno della loro vita.
Noi eravamo così… impacciati, incerti, contraddittori e allo stesso tempo pieni di vita, di attese, di fede, e veri.. come sono veri loro oggi.
Oggi i giovani sono diversi da noi ma anche uguali… portano domande nuove ma lo stesso desiderio di pienezza.
Il Giubileo dei Giovani 2025 è certamente solo il loro momento, così come nel 2000 fu per noi, tuttavia è pure un tempo condiviso tra memoria viva e profezia concreta. Tocca a noi continuare a credere in loro, sostenerli, camminare al loro fianco; tocca a loro fidarsi, lasciarsi accompagnare, lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo lasciato noi.
Sto ascoltando Leone.
Non voglio esprimere un giudizio, io sono nessuno.
Solo testimoniare che il cuore non mi brucia come quei due discepoli..
Abbiamo il coraggio di dire che DIO é ALTRO??
Abbiamo la Fede di cercare la Vita nella Parola??
Capiamo che se seguiamo Cristo dobbiamo sconvolgere i fratelli, capivoltare il Mondo?
Ecco.
Tutto quello che dice Leone é sacrosanto giusto corretto perfetto..
Ma Gesù è ALTRO.
Scusatemi