Abbiamo sbagliato tutto?

Fra tanti aspetti positivi ai nostri giovani manca il senso della storia al punto che, frustrati, si ritengono i più sfortunati di sempre, ma che si può fare per invertire la rotta e far capire che ogni tempo ha le sue luci e ombre?
21 Gennaio 2021

 Li chiamano Generazione Z, sono i ragazzi che hanno conosciuto solo questi primi anni del Terzo Millennio perché nati dopo il 2000, fratelli più giovani dei Millennials, quelli nati negli ultimi decenni del secolo scorso (anni ’80-’90). E´ stato calcolato che a livello mondiale nel giro di un paio d’anni rappresenteranno oltre un terzo della popolazione, la generazione di maggioranza relativa.

A loro, prima generazione veramente digitale, ha dedicato due anni fa una ricerca l’IPRASE, l’Istituto di ricerca trentino a livello educativo coinvolgendo 1601 studenti, 16 Istituti scolastici e 6 Scuole professionali. Tanti gli aspetti positivi, ma altrettante le fragilità. Elevati i livelli di pregiudizio (più significativi rispetto alle altre regioni del Nord Italia con una maggiore incidenza nei maschi e negli Istituti professionali). Preoccupante il dato sul consumo di alcool prevalentemente nei fine settimana. E gli adulti cosa dicono? “Se è vero che nessuna ricerca può pretendere di contenere la realtà – dice Alberto Conci, docente IRC in un liceo scientifico cittadino, laurea in filosofia e teologo (docente a Bolzano e Innsbruck)- è altrettanto vero che ci può fornire spunti di riflessione per adattare, o cambiare, il nostro approccio alla realtà”.

Lo scorso anno l’indagine “Ri-emergere” per dar voce ai più giovani nei mesi dell’emergenza Covid (8634 risposte nella fascia di età 5-19 anni) a cura dell’Agenzia provinciale per la Famiglia. “Dopo questo periodo a casa cosa ti piacerebbe fare?” era la domanda rivolta ai più piccoli (5-8 anni). Il desiderio che prevale è quello di tornare alla vita di prima, in particolare uscire e andare a giocare all’aria aperta insieme al bisogno umano di relazionarsi con gli amici, abbracciare i nonni … La fascia successiva (9-14 anni) fa immediato riferimento alla scuola come luogo di socializzazione, mentre i più grandi della scuola secondaria di 2° grado puntano al tema della libertà con una maturità che colpisce: “Per quanto riguarda la salute bisognerà trovare il corretto compromesso tra problemi sanitari, economici e di libertà personale che, in ogni caso, si è dovuta necessariamente limitare per il bene di tutti”. Risposte per la maggior parte da “adulti”, ma qualcosa non torna perché a parlare con genitori e insegnanti esistono aspetti non esaminati dai sondaggi che lasciano aperti parecchi interrogativi.

Ciò che colpisce di più è un certo senso di frustrazione e inferiorità che sembra attanagliarli: i più giovani ritengono di essere i più sfortunati di sempre e di vivere nel momento peggiore della storia. E, a ben pensarci, forse la responsabilità è proprio degli adulti, genitori e insegnanti in testa. Cinque anni fa, all’epoca degli attentati di Parigi (Bataclan) e Bruxelles, le televisioni di mezza Europa avevano mostrato, in parallelo, le immagini della maledetta galleria di San Benedetto val di Sambro dove si era consumata la strage del treno Italicus (12 vittime), ma alcune si erano anche spinte alla strage di Piazza Fontana o di Piazza Della Loggia. Un modo per relativizzare? Non saprei, ma certamente un modo per spiegare che il presente non è il peggior tempo del mondo e che c’era stato molto di più.

Non mi addentro nei problemi in cui versa la scuola, in particolare la secondaria di 2° grado, forse ora ripresa dappertutto “in presenza”, ma due anni fa un ex collega di storia aveva ricordato ai suoi studenti alle soglie dell’Esame di stato che un secolo prima loro del ’99 sarebbero stati chiamati al fronte. Le reazioni sono da dimenticare, ma rappresentano un atteggiamento comune, forse troppo comune. Atteggiamento che si ripete anche altrove, come, ad esempio, nei confronti del lavoro. Semplicemente non conoscono le difficoltà che hanno incontrato i loro genitori per trovare (e tenersi stretto) un lavoro. La gavetta? E che roba sarà mai? Uno termina il dottorato e si lamenta perché non trova una posizione stabile, ma che i prof sono diventati forse ordinari all’istante? Se escludiamo le facoltà teologiche (dove lo si diventa appena acquisito il titolo) nel mondo laico vuol dire anni e anni di borse, sottoborse, assegni di ricerca, contratti da ricercatore ecc. Altro che sfortunati che siamo adesso… Anni di supplenze in giro qua e là per i loro genitori e nonni … e adesso? Se va bene si sogna il liceo cittadino, in caso contrario si resta ai lamenti. “Mica sono fesso, io in guerra non ci sarei andato” rispondeva uno di loro all’insegnante, ma il senso della storia? La consapevolezza dei cambiamenti? D’accordo tutti i problemi della Dad, ma un dirigente illuminato ha provato nelle scorse settimane a parlare ai rappresentanti degli studenti del suo liceo spiegando che per milioni di ragazzi nel mondo la scuola non c’è proprio né in Dad, né in presenza e con la scuola mancano libri e insegnanti.

Forse abbiamo davvero sbagliato tutto? La loro mancata consapevolezza è solo una (grave) mancanza educativa da parte degli adulti, a partire dai genitori.  A noi avevano spiegato che non ci si lamenta per il cibo nel piatto perché nel mondo esistono milioni di bambini che l’hanno vuoto al punto che si muore di fame in diverse parti della terra (e da più grandi si dava poi una mano alla mensa del povero …), perché adesso stiamo tutti zitti? Ma soprattutto cosa si potrebbe fare per invertire la rotta? I nostri figli, studenti e nipoti hanno bisogno di sapere che oggi stiamo meglio decisamente meglio di anni fa, senza sterili lamentele o nostalgie di un passato di ieri, dimenticando che esiste un altro ieri. Perché il mondo non è nato quando loro erano, ignari, alla scuola dell’infanzia o all’asilo nido: gli anni potrebbero raccontare molto di più. La pandemia: ma un secolo fa l’epidemia della “Spagnola” mieteva più vittime dei caduti nella Grande Guerra …

E forse la nostra mancanza educativa mostra un’altra mancanza degli adulti anche sul versante ecclesiale: perché anche la Chiesa non è nata né alla vigilia del Vaticano II, né a quella del Vaticano I. Ad ascoltare certi interventi, alcune omelie, a leggere vari scritti, davvero sembra che abbiamo sbagliato tutto. E occorre però rimboccarsi le maniche. Perché “ogni” tempo ha le sue luci e ombre, o no?

2 risposte a “Abbiamo sbagliato tutto?”

  1. Francesca Vittoria vicentini ha detto:

    Ma vorrei anche aggiungere che il fascino esercitato da quanto scorre come un fiume in piena sulle reti web, i cell. In mano a giovanissimi pieni di curiosità, incapaci di discernere ciò che di male anche si cela dietro una voce invitante a essere seguita, ecco questo richiede una attenzione da parte dell’adulto, da parte di chi ha responsabilità educative, da parte di Enti preposti al controllo. Non si possono accettare scuse di fronte alla morte, c’è una responsabilità mancata, ai danni che perdurano nel loro futuro. Morire a 10 anni per un gioco!?,; non sarebbe molto meglio se si cercasse di interessare le loro menti oltre che a sfide sportive ad apprezzare altri campi di apprendimento, arte pittorica, musica, arte del saper fare qualcosa di utile e congeniale.Esisteva una preoccupazione in tal senso da parte di genitori e corsi per ogni età. Le sfide serie da costruirsi per un futuro che deve essere bello per loro!

  2. Francesca Vittoriavicentini ha detto:

    Forse ci penserà il Covid a far loro comprendere che vivere significa non aspettare che le cose accadano, ma anticiparle a essere preparati quando improvvisamente ci si trova adulti. Il Covid ha fatto chiudere le porte alle scuole, questo vuol dire ritardare un corso di studi, vuol dire imparare a far da soli, a rinunciare a sport e svaghi, un tran tran di vita dato per continuativo. Hanno scoperto quanto conta studiare insieme, avere un insegnante dal quale ricevere anche aiuto. Si sono pronunciati spontaneamente a chiedere il ritorno a una frequenza in presenza consapevoli di quanto il rapporto umano sia importante. Bisogna sperare in questo loro scoprire da soli ciò che conta nella vita, che non è tutto quello che si può comprare, né aspettarsi tutto garantito da altri. Stanno vivendo una esperienza che costa sacrifici che tutti coinvolge, ma sono necessari per vincere questa piaga

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