In questo articolo Roberto Beretta scrive: «Giustamente un lettore mi invita a non guardare solo alle cose negative della Chiesa. Accogliendo questo spunto stavolta propongo il mio elenco in positivo». E tu che ne pensi?
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Sulla coscienza è opportuno precisare una cosa. La coscienza deve essere educata, formata ai valori cristiani. Semplifico: se dice sempre di sì ai capricci della volontà, a qualsiasi desiderio, NON è una coscienza morale.
Bisogna proprio che qualche volta dica dei no e quanto più ne dice, tanto più si può considerare affidabile da un punto di vista morale.
La Chiesa ci aiuta ad educare cristianamente la nostra coscienza in modo tale che, una volta rettamente educata, possa svolgere quel ruolo importante che Beretta le attribuisce. Non la coscienza di tutti, una coscienza formata ai valori cristiani.
Ecco perchè penso che dovremmo guardare ai nostri pastori con riconoscenza e affetto, perchè ci aiutano ad educare la nostra coscienza e ad essere autenticamente cristiani e liberi.
Non condivido. Se fosse vero quello che dice lei il concetto di coscienza erronea e quello di coscienza cieca sarebbero identici, o tenderebbero a identificarsi, cosa invece smentita dal Vaticano II e dal Catechismo della Chiesa Cattolica.
Secondo. Se l’affidabilità della coscienza morale è legata alla quantità di no che sa dire al desiderio, il principio etico a cui questa coscienza risponde è ancora il desiderio umano, rovesciato sul suo contrario, ma pur sempre il desiderio. Il principio etico di una coscienza retta invece è l’amore di Cristo, non il rovescio del desideerio umano. Il peccato originale non ha reso l’istinto umano totalmente peccaminoso, e nemmeno totalmente giusto. Il criterio con cui definire quando un desiderio è peccaminoso o no è la grazia di Dio. L’agostiniano “ama e fa ciò che vuoi” traduce il fatto che l’amore di Dio purifica e rende libera la nostra volontà, che agendo liberamnte sa essere giusta. Mentre nella sua visione la nostra volontà è giusta solo quando si piega ad una volontà estranea, quella di Dio. Ma Dio non è scomparso dal nostro desiderio per colpa del peccato originale. E la grazia di Dio tende proprio a riscoprire questo istinto sano, non ha negarlo semplicemnte e sostituirlo con la regalmentazione estrena della Chiesa. Se no il cristinesimo si risolverebbe in una ideologia!
Ho scritto che si trattava di una semplificazione, giusto per rendere l’idea. Sono d’accordo con lei che il desiderio non è di per se’ peccaminoso, ma volevo trovare un modo semplice e chiaro per esprimere la necessità di formare cristianamente la coscienza. Altrimenti siamo al relativismo etico, dove ognuno di noi può agire in buona fede “secondo coscienza” (!) pur compiendo scelte diversissime, anche in contrasto tra di loro.
Non sono in grado di sostenere una discussione teologica sulla coscienza, ma credo che oggi come oggi, in un’epoca di diffuso relativismo, dobbiamo essere prudenti quando incoraggiamo qualcuno ad agire “secondo coscienza”. Quale coscienza?
E’ verisssimo che urge molto una formazione sana ed equilibrata della coscienza cristiana. E aggiungo che è fondamentale oggi il modo con cui si forma. Io non credo che sia più sufficiente farlo attraverso l’affermazione chiara elle indicazioni etiche della Chiesa, che pure ci vogliono. Oggi serve anche aiutare le persone ad assumere e attraversare le parti di sè che recalcitrano rispetto a queste indicaiozni etiche, e non semplicemnte a negarle o combatterle.
Senza entrare nella disputa sulla Coscienza retta,erronea o cieca, vorrei far notare che Benedetti ha detto una cosa giusta e vera: la nostra coscienza diventa sempre più chiara in noi e quindi più giusta in quanto facciamo il bene e si oscura o ottenebra quando non rispondiamo ad esso fino a diventare cieca.A questo punto il rischio è che rischiamo di abbarbicarci facilmente alla libertà di coscienza. E’ questa libertà di coscienza che mi pare molto diffusa e che mi fa molto dubitare della eccessiva leggererra con cui si parla e propone, senza negare il primato della coscienza in sè. Cosa ne pensa? grazie
E’ evidente che la coscienza funziona meglio quando fa il bene. Nessuno lo nega. Il problema è: come recupero, o educo, una coscienza al bene? Imponendole dall’estreno una regola che lei non avverte e non sente? O favorendo l’incontro intimo e personale con Gesù che può convertirla? Oggi la prima strada non funziona più, inutile illuderci. La seconda sì!
“Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me”.
(Rm 7, 18-21)
Il primo punto di forza è guardare ai punti di forza, Beretta. Continua così…. e lascia stare i mugugni!
Ammiro molto gli articoli di Roberto Beretta sono delle sane provocazioni.Leggendo i suoi articoli mi appassiono a conoscere la teologia.
Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell’intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.
Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell’essere umano ad entrare in comunione con l’amore divino.(catechismo cattolico)
Aggiungo al bell’elenco di Roberto (che saluto e ringrazio per questa lettura “in positivo”) la dimensione della gratuità. Se c’è una cosa che ho imparato frequentando i missionari è che la domanda più disarmante che i cristiani dovrebbero sentirsi rivolgere (se la loro testimonianza è autentica)è la seguente: “ma chi te lo fa fare?”. E’ una domanda che, spesso, in missione lascia trapelare ammirazione e a volte prelude all’incontro con il Vangelo. E quand’anche non porta alla conversione, essa dice di un contagio positivo avvenuto, di un’osmosi in corso… Ma la virtù della gratuità è basilare, vorrei dire antica quanto il mondo. Dal momento che il Primo a comportarsi così stranamente è stato il Dio fattosi uomo in Gesù GRATUITAMENTE. “Chi gliel’ha fatto fare?” (appunto).
Nei veri cristiani l’unico grande punto di forza che l’ateo invidierà sempre è LA FIDUCIA che tutto alla fine andrà per il meglio, che il bene trionferà, sia a livello individuale che a livello collettivo..E’ come chi sapesse già che la storia avrà un happy-end!
chi non crede in Dio può sperimentare ogni giorno come il male e l’ingiustiza trionfino nella storia , come non vi sia alcun SENSO, alcun significato della sofferenza e della morte.. un mondo assurdo, una vita senza senso..Chi è credente è salvo dalla sensazione di ASSURDITA’ e da quella posizione
disperata che aveva GIacomo Leopardi quando parlava dell’infinità vanità del tutto.
Il meglio siamo noi innamorati del Maestro.Lui dal cuore del cuore ci illumina, ci fa ardere d’ amore, ci purifica come l’oro nel crogiolo,e ci manda come agnelli in mezzo ai lupi. Sulla via del Calvario, restiamo sempre in comunione con Lui: Gesù,confido in Te! Sempre per,con,in Cristo.Bramiamo imitarlo ogni momento. Condividere la passione,la morte in Croce, per gioire insieme al Signore, nella resurrezione. Noi oggi siamo già ” comunità “. Ma questa mattina ancora non ci conoscevamo.Questa è opera della Sua Grazia. Questo è l’Amore della Beata Vergine Maria che ci unisce,ci guida e ci protegge, di giorno e di notte. Sempre, ovunque e da chiunque.Non ” educatori”, ma testimoni umili e ferventi.Buona notte amici e fratelli nella fede,nella speranza e nella Carità cristiana.
Con tutta umiltà vorrei aggiungere ai sette punti di forza di Roberto:condivisione e perdono ma lascio ad altri lo sviluppare questi temi; io li porto nel cuore ma non sono capace di farli brillare nello splendore della Verità.