L’investimento controcorrente in canonica

In questo articolo Maria Teresa Pontara Pederiva racconta: «Anziché finire “sul mercato” la casa parrocchiale rimasta vuota è abitata da una famiglia originaria della Guinea Bissau. Perché quelle mura continuino a parlare». E tu che ne pensi?

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2 risposte a L’investimento controcorrente in canonica

  1. Federico Benedetti scrive:

    Naturalmente condivido l’idea di destinare le canoniche disabitate o eventuali altri spazi vuoti e inutilizzati all’ospitalità di famiglie bisognose.
    Non sarei d’accordo se si trattasse di chiese o altri luoghi adibiti al culto, come proposto nel recente film di Ermanno Olmi. Di questo abbiamo già discusso su Vino Nuovo.
    Trattandosi invece di case “sfitte”, mi trova assolutamente d’accordo.
    Vorrei però capire come fare a scegliere i beneficiari di questi spazi. Se si toglie la logica del mercato, una valutazione sulla solidità dei locatari, quale criterio può essere utilizzato per decidere quale tra le tante famiglie bisognose, italiane e straniere, possa beneficiare di un alloggio gratis (o a canone agevolato) della parrocchia?
    I beni parrocchiali, gestiti dal parroco e dai suoi collaboratori, appartengono alla parrocchia e bisognerà pure giustificare la scelta di un inquilino piuttosto che un altro.
    Quale criterio, allora? La conoscenza, la “raccomandazione” (absit iniuria verbis), la simpatia?
    Ripeto, non giudico la scelta in se’, che è indubbiamente buona, ma mi domando come giustificare alle “altre” famiglie povere della parrocchia come mai sono state escluse da un beneficio importante come questo.
    In certi quartieri le famiglie bisognose sono veramente tante: come evitare allora una guerra tra poveri? Come stabilisce la parrocchia chi è più bisognoso e chi meno?

  2. Io avrei cercato tra il più povero, quello che intorno alla parrocchia ha vissuto e che avrebbe ringraziato ogni giorno Dio di avergli donato ore più serene. Questo non per obiettare circa la provenienza, ma se questa famiglia così descritta di belle speranze, certamente aveva chances per il proprio futuro, a meno che l’uso abitativo della casa parrocchiale non sia transitorio e quindi dopo un certo tempo, messo a disposizione di altri più bisognosi.
    Francesca

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