Perché non mi straccio le vesti su Fazio e Saviano

In questo articolo Roberto Beretta scrive: «Giusto lamentarsi per le posizioni ideologiche, sacrosanto far sentire nel merito il proprio pensiero. Ma in tanti sono caduti nell’errore speculare, giudicando quella trasmissione altrettanto ideologicamente». E tu che ne pensi?

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16 risposte a Perché non mi straccio le vesti su Fazio e Saviano

  1. Laura Badaracchi scrive:

    Sono d’accordo su tutta la linea. Premesso che anch’io avrei dato spazio a un elenco letto da chi la pensa diversamente sull’assistenza delle persone gravemente disabili (ospitate invece all’Arena di “Domenica In”, in tutt’altro contesto), non mi straccio le vesti. Ho seguito le quattro puntate con attenzione, ho critiche da muovere ai conduttori, ma ho ascoltato anche tante voci di gente comune: insegnanti, ricercatori precari, lavoratori freelance come me, immigrati, donne discriminate, mamme di bambini da portare a scuola schivando i cumuli di immondizia, una suora, alcuni preti, familiari di vittime del terrorismo e di terremoti, che mi hanno toccato il cuore. Loro, più che i “grandi ospiti” (a parte Benigni), hanno fatto vibrare corde profonde, almeno in me. Per questi motivi do atto a Saviano, Fazio e agli altri autori del programma di aver avuto il coraggio di fare un programma in prima serata che toccasse temi importanti, cruciali per la vita di ciascuno. Vorrei che ci fossero altre trasmissioni che osassero tanto sulle altre reti. Vorrei altri don Giacomo Panizza e altri credenti che si sporcano le mani ogni giorno, senza ideologismi, senza cercare a tutti i costi i riflettori del circuito mediatico. Vorrei che qualcuno avesse il fegato e il coraggio di mandare in onda testimonianze così forti e vere non in terza serata, come mi capita di scovare qualche volta, ma in prima serata. Questo programma ha dimostrato che gli ascolti premiano chi prova a fare una tv indiscutibilmente di qualità, anche se è lecito dissentire da scelte autorali ed esclusioni “di principio”.

  2. Valerio De Luca scrive:

    è vero non bisogna gridare alla scomunica. su tutto ci si può confrontare sempre e di continuo come un processo che non va visto a singole occasioni ma che va avanti nel tempo. forse il fare barricata deriva più da idee precise nella testa che nel cuore, difatto si vuole incontrare ma il solito problema sono le ferite che ci portiamo dentro mascherate alzando la voce e stracciando le vesti. proviamo a ricordare che una delle sfide che il cristianesimo propone e svelare il cuore.

  3. Condivido la provocazione di Roberto Beretta tanto quanto il commento di Laura Badaracchi (e non solo perché mmi considero amico di entrambi). Ho visto solo due puntate, ho anch’io le mie riserve su una certa dose di retorica serpeggiante, su posizioni a tratti vistosamente unilaterali ecc. Però: che coraggio un programma dalla scenografia così sobria e accattivante, ma soprattutto giocato tutto o quasi sulla parola (in televisione, il regno delle immagini per definizione!). E che coraggio nel toccare argomenti duri, forti. Personalmente non amo Fazio, né stravedo per Saviano. Ma devo dire che il loro programma è stato indubbiamente un segno di novità in un panorama televisivo disastrosamente povero e pavido.
    Gerolamo Fazzini

  4. paolo scrive:

    L’annuncio del Vangelo ci obbliga a saper apprezzare tutto quello che c’è di vero nel cuore di chiunque, questo permette spesso di poter dialogare lungo il cammino come Cristo Signore sulla strada di Emmaus. Perchè dovrebbero ascoltarci mentre si sentono giudicati e conosciuti solo al negativo come fossimo LIMPIDITA’?
    Occorre capire prima le ragioni e la verità dell’altro e trovare comunione. Quanto poi alla parte più difficile, se davvero crediamo, affidiamola all’azione efficace del Signore che c’invia e mai ci lascia soli; senza far da padroni e poi, lo ricordiamo o no, LUI ci ha fatti tutti a sua immagine: potrebbe bastarci. Siamo operai nell’attesa del Regno non giudici.

  5. Federico scrive:

    Caro Beretta, Lei fa finta di non vedere quella che è l’anomalia di questa Rai: totalmente in mano alla cultura contrapposta a quella di noi cattolici. Vuole che glielo dica? Sì alla cultura di sinistra. Che in quella trasmissione ha impedito un sereno e vivace contraddittorio. Dice: la Chiesa non vola alto perché avrebbe dovuto fare come Fazio e Saviano che hanno toccato il cielo con un dito snocciolando i valori di morte. E, mi dica Egregio opinionista, come avrebbe potuto fare visto che la ditta Fazio&Saviano non solo si è ben guardata da invitare il Movimento per la Vita ma anche di consentire una trasmissione riparatrice? Lei che lavora ad Avvenire dovrebbe saperlo: la Chiesa e il Papa su questi ed altri temi “volano alto” da sempre. Ma i suoi amici, quelli per i quali Lei non si strappa le vesti, fanno a gara per mettergli la sordina. Un consiglio: lasci Avvenire e vada a scrivere per l’Unità.

  6. Giorgio Bernardelli scrive:

    Caro Federico, lei può avere le opinioni che vuole ed esprimerle qui dentro come tutti. Ma gli attacchi personali sono una cosa che questo blog non accetta.
    Credo che uno dei problemi più grossi del mondo cattolico oggi sia proprio questa smania di menare le mani (per fortuna solo metaforicamente). Roberto Beretta non deve certo rendere conto di dove e che cosa scrive a lei (che peraltro è così coraggioso da non scrivere nemmeno un cognome). Qui ci si confronta sulle idee, chi vuole fare altro non è obbligato a seguire questo sito.

  7. gilberto borghi scrive:

    Primo. Credo che il programma di Fazio sia stato un bel programma, dentro ad una serie di palinsesti davvero poveri ultimamente. Coraggioso nei contenuti, ma soprattutto nello stile comunicativo. E’ perciò inevitabile che faccia parlare di sè e divida, ma spinga a pensare a riflettere sulla base di emozioni poco artificiali. Credo che di questo nessuno possa davvero pensare che fa male alla Verità.
    Secondo. Penso sinceramente che Fazio e Saviano abbiano sbagliato a dire di no alla richiesta di replica sulla questione eutanasia. Così come la replica è stata accordata a Maroni, leggendo anche lui la sua bella lista, si sarebbe potuto senza detrimento di nulla offrire la stesso spazio anche per l’eutanasia, ammesso che di questo si parlasse, e non, forse, di autodeterminazione personale.
    Terzo. Una riflessione però la vorrei porre, a chi voglia discutere con serenità. Sono abbastanza stupito del fatto che ci si senta defraudati di un qualcosa, di una specie di diritto, se non ci viene accordata la possibilità di replicare nello stesso modo e nello stesso spazio, a persone che la pensano diversamente da noi. A me sinceramente non mi ha fatto sentire con un diritto caplestato, sentire e vedere persone che dicono cose che non condivido su temi di capitale importanza. La mia convinzione non è stata toccata, e l’occasione di discutere di questo con le persone che ho incontrato in questi giorni mi ha consentito invece di dichiare con chiarezza che non sono daccordo col sig. Englaro e con la sig.ra Welby, e di dare ragione di fronte agli altri delle mie convinzioni. Non mi sembra che Gesù Cristo si sia dato tanta pena per essere ammesso al sinedrio ebraico e lì poter intavolare dispute teologiche con loro di fronte agli ebrei per convincerli della sua posizione. Ma quando è stato portato lì, non ha mollato di un millimetro da ciò che era la sua Verità, anche lasciandoci le penne.
    Quarto. Come al solito la differenza tra chi ha sperimentato che la Verità è una persona e chi ancora pensa che sia una idea non passa nei contenuti che si esprimono, ma nei modi di esprimerli: “La carità è paziente, è benigna, non è invidiosa non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto”….
    Quinto. Questo non significa ritirarsi dalla battaglia per la Verità della vita, ma significa farlo con i modi che la Verità stessa ci insegna. Se no non siamo credibili, e le stesse buone ragioni che abbiamo non possono essere riconosicute tali da nessuno…

  8. Federico scrive:

    Gentile Gilberto, in merito al punto relativo al diritto Lei avrebbe ragione se la Rai non fosse finanziata anche con i soldi di chi la pensa diversamente e che né quella sera né dopo ha potuto esprimere la sua opinione come sarebbe stato legittimo. La Rai è un servizio pubblico, fino a prova contraria, e dovrebbe dare spazio a tutte le opinioni e le tendenze. Ma prendo atto che se a negare una replica è una tv legata alla Chiesa o a Berlusconi ci si straccia le vesti gridando alla dittatura se lo fa una tv dichiaratamente e culturalmente ‘de sinistra’ si parla semplicemente di scelta editoriale. Che bel Paese, l’Italia!

  9. Roberto Beretta scrive:

    Caro Federico, se partiamo da una visione “ideologica” delle cose, lei potrebbe avere ragione. Però allora io dovrei dire che, dall’altra parte “ideologica”, ci sono Minzolini che, Emilio Fede che, Feltri che… eccetera eccetera. Così il teatrino delle contrapposizioni sarebbe completo e tutti andremmo a casa contenti per la propria “parte”. Ma proprio proprio contenti?
    Io ho cercato – cercato – di porre la meta un po’ più in là e di cercare ciò che c’è di buono in quella trasmissione; secondo me c’era molto e con soddisfazione vedo ora che su “Avvenire”, il mio e nostro giornale, cominciano a uscire (mescolate a quelle di riprovazione totale) anche lettere di cattolici che invitano a cogliere proprio quest’aspetto. In fondo, si tratta di temi su cui la discussione e persino il diverso pensiero sono auspicabili; o siamo ridiventati manichei?
    Infine, quando dico che la Chiesa soprattutto italiana non “vola alto”, non mi riferivo certo ai temi della bioetica e della vita: lì è intransigente. Ma ad altri argomenti affrontati dal Fazio-Saviano-pensiero: la legalità, la politica, i voti di scambio, i poteri forti dell’economia, la giustizia sociale, l’evasione fiscale, e così via. Qui (e parlo ovviamente generalizzando) la quota di volo della gerarchia mi sembra decisamente più bassa. Io vorrei umilmente che si alzasse, se possibile senza andare a scriverlo sull’Unità… Cordialmente davvero.

  10. Ad esempio Fazio & Co. avrebbero potuto mandare in onda questo video per la vita
    http://www.youtube.com/watch?v=0Ou08woaL80
    Ovviamente è una provocazione, ma se è questo che “il nostro mondo” riesce a comunicare, non possiamo poi prendercela con gli altri. Dove sono e cosa fanno tutti questi autori e conduttori tv profondamente cattolici? Parafrasando Nanni Moretti (comunista!) : voi ve li meritate Vespa e Giletti!

  11. federico scrive:

    Caro Beretta,
    chi non è d’accordo sulla difesa della legalità? Chi non è d’accordo a moralizzare la politica? Chi non è d’accordo a favorire la giustizia sociale? Chi non è d’accordo a fermare l’evasione fiscale? Tutti argomenti talmente scontati che qualsiasi prete di campagna mette qua e là come il prezzemolo nelle proprie omelie domenicali, tanto per essere politicamente corretto. Ma quello che è successo nella bottega Fazio&Saviano Lei lo reputa giornalisticamente e moralmente corretto? Indicare la Lega come spalla della Mafia al Nord non esibendo alcuno straccio di prova nè creando un minimo di contraddittorio Lei lo trova corretto? Lei lo trova giornalisticamente e moralmente corretto usare la tv pubblica (pagata da tutti, quelli di destra e di sinistra, cattolici e non, radicali e non) per insinuare (vedi Dario Fo, sempre senza contradditorio) che il governo è pieno zeppo di malavitosi, corrotti, che Berlusconi ha sputtanato questo Paese all’estero e che solo dall’altra parte c’è la legalità, la giustizia, la correttezza? Ora, io non sono un tifoso Berlusconiano ma credo che l’uso strumentale che si sta facendo della tv pubblica gridi vendetta. Poi, caro Beretta, mi cita Feltri, Fede, Minzolini: poca cosa, davvero poca cosa, rispetto ai Fazio e ai Saviano, rispetto ai Floris e ai Santoro. Rispetto alle Lucia Annunziata e alle Serena Dandini. Senza contare la schiera di comici ‘de sinistra’ che da tempo hanno smesso di far ridere per dedicarsi allo sport nazionale più in voga: dagli al Banana. Senza contare, caro Beretta, quella folta schiera di giornalisti (mi lasci dire, io ne so qualcosa…) che per poter lavorare hanno dovuto sposare la cultura dominante nel mondo dei media (non sorrida, la prego, cultura ‘de sinistra’)e magari nascondere la propria fede, per evitare di essere ghettizzati e ridicolizzati. Torno per un attimo alla legalità per un ultimo appunto. Sulla questione Boffo, che tanto dolore ha provocato, nessuno dei paladini della giustizia e della legalità ( ‘de destra’ e ‘de sinistra’) che ogni giorno e l’altro pure concionano sui giorni e nelle tv, si è speso per chiedere chiarimenti su un fatto grave che stava sotto gli occhi di tutti: come mai per ben cinque anni la notizia che un direttore di un importante quotidiano sul quale capo pesa una sentenza per molestie telefoniche viene taciuta? Per quale motivo, nonostante il blogger Mario Adinolfi abbia svelato in parte il fatto molto prima di Feltri, nessuno dei più importanti giornaloni italiani ha sentito il bisogno di inviare un cronista a Terni per verificare la notizia (tra l’altro suffragata da un dispositivo facilmente ottenibile)? E come mai, per buttarla in caciara, alla faccia della legalità più volte tirata in ballo, quando Feltri ha attribuito, sbagliando, le molestie ad un comportamento omosessuale gli stessi giornaloni (furbescamente…) si sono affrettati a bollare come falsa e infamante tutta la vicenda senza distinguere tra il fatto vero (ossia la sentenza, indiscutibile) e quello falso (la nota anonima pubblicata incoscientemente da Feltri)?
    Caro Beretta, se su questa vicenda i cattolici avessero davvero chiesto la verità invece di gridare al complotto avrebbero fatto più bella figura. E questo sarebbe stata la più bella lezione. Altro che chiacchiere nel salotto tv della ditta Fazio&Saviano.

  12. Simone Sereni scrive:

    Mi tuffo nella mischia. Senza alzare le mani, spero. Vado per punti per non essere troppo prolisso.

    - Per quanto riguarda le obiezioni di Federico, Roberto si “difende” benissimo da sé. E sempre senza bastonare, per fortuna.

    - Quoto Gilberto Borghi quasi in toto, sopratutto sul punto “quarto”. Quasi, perché invece resto convinto che “fare la fine di Maroni” non sarebbe stata una buona idea, e quindi non lo è stata nemmeno chiederlo.

    - Sulla trasmissione in genere. Anche io ho apprezzato la qualità del “prodotto televisivo” (perla rarissima!), alcuni contenuti, lo stile della narrazione, le persone che ci mettono la faccia (e non per parlare della marca di mutande che é opportuno indossare su certi troni per essere trendy).
    E ne ho criticato alcuni aspetti, già dalla prima puntata, per lo più già riportati da altri qui. Ovviamente, osteggiato da increduli amici “de sinistra”. Salvo poi farmi criticare da amici “de destra”, e/o del genere “noi veri cattolici”, quando ho scritto appunto che magari ce ne fossero di programmi che puntano così alto…

    Saviano e Fazio. Senza Fazio vivrei lo stesso (anche se poi è lui che ha dato voce e spazio a questa Tv). Mi sembra il Veltroni della tv: idee, gentilezza ma – purtroppo – un po’ troppa melassa. Mentre il cuore e la capoccia di Saviano me la conserverei di conto.

    Finale. C’è un punto dolente nel dibattito tra cattolici. Per me lo è. Ossia che scrivere una cosa come quella di Roberto induce qualcuno a menare la favoletta della “chiesa dell’irrilevanza” e sue varianti.
    Ora qui, mi pare che sono l’ultimo che possa fare dissertazioni teologiche-bibliche. E quindi, ve le abbuono.

    Ma questa storiella è una vera trappola e una falsità che ogni tanto spunta fuori, quando l’ideologia cattolica prende il sopravvento sulla fede in “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore” (cito una nota benedetta giaculatoria)…
    Abbiate “pietà di me peccatore” (sempre per citare la medesima) :)

  13. Valentino Losito scrive:

    Concordo pienamente con l’analisi di Roberto Beretta, le cui parole mi hanno ricordato quelle di cuAlbert Camus: «Prenderò sul serio la Chiesa quando riuscirà a parlare il linguaggio umano e vivrà la vita magnifica e miserabile vissuta dai più».

    Valentino Losito

  14. Simone Baroncia scrive:

    Condivido la provocazione di Beretta. Noto di nuovo che ogni volta che si ragiona su temi esistenziali, c’è sempre qualcuno che non è capace di usare questo sistema ed insulta dimenticandosi la carità cristiana, buttandola sullo scontro politico. Invece qui c’è una questione essenziale e quindi occorre grande capacità di riflessione e di sintesi. Per quanto riguarda la trasmissione non capisco perchè siano stati ospitati Englaro e Welby a dire la loro e non qualcun altro, sopratutto laico come l’attore Bergonzoni, a raccontare. Ogni editore è libero di scegliere i propri ospiri ed interlocutori, ma così facendo si rischia di avere un giornalismo che non informa: potrebbe generare una deriva.

    • federico scrive:

      E dagli! Allora si fa finta di non capire! Simone Baroncia, che fa un panegirico politicamente corretto sul buttarla o meno in politica ma poi giunge alle mie medesime conclusioni, dice: ogni editore è libero ecc…ecc…Ma qui stiamo parlando della Rai! Chiaro? R A I !!!! Ossia servizio pubblico, di tutti!!! Perché io che pago il canone come quelli che vogliono l’eutanasia non posso avere voce in capitolo su una tv che finanzio ogni anno? Se Fazio, Saviano, i movimenti pro-Welby e qualche cattolico ‘adulto’ vogliono essere solo loro a dire la propria, benissimo: si facciano una tv pagata con i loro soldi. C’è libertà di mercato, no?

  15. Paola Pessina scrive:

    C’è una sola cosa che non torna, in tutta questa faccenda: perché non si chiede con veemenza il diritto di replica ogni volta che la TV pubblica (copia conforme dell’ammiraglia commerciale Mediset: la guerra dell’audience non perdona) sbertuccia platealmente il cuore del messaggio cristiano, ovvero la distorsione della “giustizia del Regno di Dio”, in nome della caccia al successo e al denaro e al potere? Gli “argomenti-prezzemolo” come li definisce Federico sono prezzemolo per chi li tratta da prezzemolo, cioè come spruzzatina per condir via piatti d’altro sapore: per gli altri, sono carne e sangue. Da alimentare e testimoniare ogni giorno. Invece, in Tv li si banalizza ed irride si costantemente e platealmente, in ogni reality acchiappa-adolescenti, in ogni trasmissione del pomeriggio per una maggioranza di anziani culturalmente deprivati, in ogni ammiccamento da show e talk show. E’ un “rumore di fondo” ormai metabolizzato. Che ha tolto (definitivamente?) sapore al “sale” non solo della cultura cattolica, ma della mentalità comune di questo Paese, in cui storicamente la componente di un cattolicesimo non eroico, ma sostanzioso, ha pur costituito un tratto di identità etica e civile prezioso…
    Perciò sottoscrivo Beretta, e condivido la sua analisi, che non mi sembra affatto una provocazione: senza nessunissima timidezza, credo che da opinioni come quelle che emergono con chiarezza dal – pregevole – programma di Fazio e Saviano ci si possa “difendere” se del caso. Discutendole, ragionandoci sopra, riscoprendo le motivazioni più autentiche e più solide da contrapporre. Sono comunque stimolanti, spesso commoventi.
    Dal veleno omologante e opacizzante delle SimoneVenturaMarieDeFilippiBarbareD’UrsoGreggio&Iachetti & C. in cui passa la livella del Grande Fratello, invece, ci si difende così poco che non solo non viene in mente di chiedere il diritto di replica, ma neanche di formularla, la replica.

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