Il consiglio pastorale di Messori

In questo articolo – pubblicato tra le anticipazioni della «Bussola Quotidiana» – Vittorio Messori relega il consiglio pastorale tra i «fardelli burocratici» del parroco. Tu che ne pensi?

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12 risposte a Il consiglio pastorale di Messori

  1. Laura Badaracchi scrive:

    La burocrazia – per i parroci – sarebbe costituita dai consigli pastorali, ovvero dal confronto aperto e franco con i laici e i rappresentanti delle varie realtà della parrocchia? Il parroco non potrebbe piuttosto evitare di andare a convegni che lo mettano in evidenza come “singolo” e, invece, come lievito nella pasta, essere pastore della porzione di Chiesa che gli viene affidata? Altrimenti il concetto di collegialità tanto caro al Concilio va a farsi benedire… Se lui come prete ha il munus del pastore, ai laici vengono affidati altri munera non meno importanti… Oppure si vuole tornare al clima pre-conciliare, quando i preti erano ritenuti istituzioni al pari dei sindaci e i fedeli erano semplici comparse, non cristiani con dignità regale, profetica e sacerdotale in forza del battesimo? Mi pare che si voglia negare non solo il diritto canonico, ma il Concilio, i sacramenti e il Vangelo stesso…
    Riguardo al fatto che la Chiesa in Italia stia tenendo… beh, mi sembra che i consigli pastorali siano l’ultimo dei problemi: parrocchie semivuote, giovani allo sbando in ambito educativo, crescita di divorzi e separazioni… lo scandalo pedofilia… Insomma, c’è ancora chi crede e cerca di essere coerente al Vangelo, ma i problemi sono sotto gli occhi di tutti; forse, dopo averne scritto tanto, occorre rimboccarsi tutti le maniche. Altro che consigli pastorali…

    Forse sono stata un po’ troppo teologica, ma insomma… affermare che i consigli pastorali siano una perdita di tempo e una questione burocratica rasenta la bestemmia, a mio parere… Quasi a dire che i fratelli a te affidati per prendertene cura come guida e pastore siano una perdita di tempo e che farisaicamente parlando ci siano ben altre urgenze, più importanti di coloro che concretamente portano avanti la pastorale della parrocchia, GRATIS, in nome della fede e della passione per il Regno… peccatori certo, però bisognosi del confronto con il parroco per mettere sul tappeto i problemi ed elaborare una linea pastorale comune, altrimenti ogni gruppo può crearsi il suo binario autoreferenziale e la parrocchia diventa un contenitore…
    Alla Gregoriana mi hanno insegnato, durante il corso di teologia pastorale, che il prete è chiamato ad affiancare le persone, a farsi guida spirituale per chi lo vuole, aiutando persino ad elaborare lutti e distacchi, sofferenze e problemi… Beh, il consiglio pastorale può essere anche un luogo dove si parla di ferite, di persone problematiche, di questioni spinose che la frenesia quotidiana tende a rimuovere…

  2. ha.be scrive:

    Considerando il calo di vocazioni, l’ aumento di parrocchie senza proprio sacerdote -come vuole risolvere Messori il problema dei tanti compiti da affrontare se priva il prete del consiglio pastorale ? Che anzitutto è un aiuto prezioso al prete, una condivisione di compiti, organizzativi e non. Dove andrebbe finire l’annuncio del vangelo senza ?

  3. Mario Tasinazzo scrive:

    E’ vero che le tante attività di tipo amministrativo che sono affidate ai parroci sottraggono troppo tempo all’attività strettamente pastorale.
    Forse questo è dovuto allo storico radicarsi delle parrocchie come istituzioni ”civili” che vengono considerate rappresentative di una popolazione della quale ormai, dicono le statistiche, solo il 15-20% si sente partecipe; e perciò con il retaggio di proprietà, diritti, ecc. che richiedono burocrazia, tempo, ecc.
    Ma che tra queste perdite di tempo vengano annoverati anche i consigli pastorali mi sembra denoti una concezione di Chiesa che non solo va contro lo spirito conciliare di responsabilità dei laici, ma intende approfittare del cattivo funzionamento di (alcuni? molti?) consigli pastorali per eliminare il fastidio.
    E’ come dire che se la sanità pubblica funziona male, bisogna eliminarla.
    I Consigli Pastorali (parrocchiali, decanali, diocesani) sono l’unico strumento di cui la Chiesa si è dotata che dia voce ai laici e permetta loro istituzionalmente di far filtrare il sentimento della popolazione che non frequenta (e che il parroco non conosce) e anche dare qualche consiglio ai parroci che talvolta, santi uomini, ritengono di non avere bisogni di consigli perché, tanto, sanno sbagliare anche da soli. Perché invece non farli funzionare come dovrebbero, veramente come sostegno al parroco nelle difficoltà della pastorale di oggi?
    E poi di parroci ce ne sono sempre meno, ma le parrocchie/persone giuridiche rimangono più o meno le stesse.
    Perché invece non inventare qualcosa per gestire in modo meno monocratico le responsabilità dei parroci, scaricando dalle loro spalle alcuni compiti amministrativi, alcuni servizi, ed affidarli a strutture più centralizzate che, con i potenti mezzi oggi disponibili potrebbero gestirli con miglior efficienza ed efficacia?
    Io che a cena con il cardinal Bagnasco non ho l’opportunità di andare e nemmeno di rivolgergli “modestissimi appelli” che sicuramente non sarebbero nella linea dell’abolizione dei consigli pastorali, temo che la preoccupazione di Messori sia quella di mantenere una chiesa di gerarchie monocratiche ben piantate nel potere, dimenticando di guardarsi intorno e vedere che quello che rimane del Popolo di Dio è solo il “piccolo gregge”, che comincia anche ad aver bisogno nelle sue parrocchie di presbiteri che vengono in missione in Italia dall’Asia, dall’Africa, dall’America Latina. Di questo la Chiesa Italiana sarebbe bene si rendesse conto alla svelta, per non cadere nel tranello degli atei devoti che con la lusinga di appoggi “di principio” (crocefissi, finanziamento alle scuole private, radici cristiane, ecc.) la condizionano e la asservono al potere politico.

  4. Diadhuit scrive:

    Io posso solo parlare della mia esperienza all’interno del Consiglio Pastorale della mia parrocchia. Si trattava di un parlare inutile perché poi la decisione ultima per statuto (ed è logico) dipende dal parroco. Il punto è che il parroco non ascolta e spesso non è nemmeno presente al Consiglio Pastorale… In casi come questo, effettivamente lo ritengo completamente inutile. Questo poi non toglie l’utilità e la preziosità dell’istituzione in assoluto, ma in alcuni casi è solo burocrazia e quindi forse sarebbe meglio che non ci fosse.

    • Laura Badaracchi scrive:

      Beh, non dovrebbe essere burocrazia e il parroco è tenuto a esserci… Se poi non fare le cose come dovrebbero essere fatte avalla il loro scomparire, di questo passo bisognerebbe elidere pure i corsi prematrimoniali fatti tanto per fare e via di questo passo… Forse ci dovrebbe essere uno slancio pastorale di riforma e di presa in considerazione seria di uno strumento ideato per un “governo” collegiale della parrocchia… Il parroco è tenuto quanto meno ad ascoltare prima di prendere decisioni con la sua responsabilità, in quanto pastore. Certo, la realtà è ben più complessa del principio, però se si è convinti che il principio sia evangelico e dettato dal Magistero, magari si può almeno provare a metterlo qualche volta in pratica. O no?

  5. ha.be. scrive:

    Non vorrei fare l’uccello del malaugurio, ma forse gui in Italia la Chiesa Italiana sta ancora troppo bene e i parroci possono ancora fare i monarchi del 600. Guardate fuori dai confini del Bel Paese, lì senza consigli pastorali la Chiesa Cattolica non esisterebbe praticamente più ! E temo che a questo passo dovranno cambiare atteggiamento presto anche qui.

  6. don Leonardo Scandellari scrive:

    Nella parrocchia dove da otto anni presto servizio come cooperatore festivo, il parroco è stato trasferito altrove da un mese e mezzo, e per un sostituto dovremo aspettare forse fino all’estate prossima. Nel frattempo, ci siamo organizzati così: i due sacerdoti cooperatori assicurano la celebrazione dell’Eucaristia e degli altri sacramenti e sacramentali, un laico si occupa della contabilità e dell’amministrazione, altri volontari si danno il turno per l’apertura dell’ufficio parrocchiale. E la presidenza del consiglio pastorale si incontra di frequente, anche alla presenza del vicario del Vescovo, per la verifica e il coordinamento delle varie attività, affidato poi “esecutivamente” al diacono permanente. Non siamo certamente i primi né gli ultimi a doverci attrezzare in questo modo di fronte ad un’emergenza che speriamo non prosegua troppo a lungo. Sarò un idealista a considerare formativa per tutti questa esperienza, ma non vedo come la si possa giudicare un impastoiarsi nella burocrazia.

  7. Ascenso scrive:

    Vittorio Messori a mons. Bagnasco:
    «Eminenza, salvi i parroci dalla burocrazia».
    Più che un consiglio è una preghiera rivolta a un esponente della Chiesa universale perché i parroci siano liberati da incombenze burocratiche per dedicarsi totalmente all’annuncio della verità di Cristo alla comunità. Questo è quanto io ho potuto recepire.
    A mio parere ogni altra considerazione è solo pettegolezzo.

  8. Credo che le parole di Messori non siano indirizzate a criticare gli strumenti di partecipazione e corresponsabilità della parrocchia, quanto la burocrazia ecclesiale. Messori chiede che i parroci possano fare di più e meglio i parroci, cioè dedicarsi all’attività pastorale. In un certo senso, questo dovrebbe passare attraverso un maggiore coinvolgimento di noi laici nelle parrocchie, nella gestione di tutto quanto non attiene il servizio sacerdotale.

  9. LucaGras scrive:

    Un altro adempimento formale e burocratico da cui farei un appello per liberare i nostri vescovi sono certe cene. E’ questione di salute: mi sembra che ne escano appesantiti.

  10. ZENONI MAURO scrive:

    auguro a Messori di spermentare la vita di una comunità cristiana e la gestione di una parrocchia , invece di volare sotto terra di modo che potrebbe sperimentare la koinonia e non vedere il lato burocratico della gestione degli affari….dimostra di non conoscere la raltà ecclesiale del popolo cristiano , perchè se così fosse avrebbe rivolto un altro invito al card, Bagnasco e cioè” di invitare i suoi presbiteri a fare i presbiteri(anziano nella fede)” e non i “manager” a lasciare perdere i convegni….questo è uno dei problemi della Chiesa italiana che pensa troppo a come finanziare… e non ad annunciare l’amore di Dio per L’uomo sua creatura.
    pace

  11. Simonetta Pirani scrive:

    Certo che se il card. Bagnasco va a cena con uno come Messori, si vedono poi i risultati nelle dichiarazioni di tali monsignori.
    E’ la prima volta che visito il vostro sito, dovrei entrarci in punta di piedi, invece ho fatto l’elefante (dall’elefantino ci guardi Iddio !)nel negozio di cristalli.
    Sono profondamente ecumenica e le parole che seguono sembreranno proprio smentirlo, oltre che farmi passare come antidemocratica: ma c’era proprio bisogno di un sito con a capo Messori ? La Chiesa non è regredita abbastanza ? La sua credibilità presso le persone è arrivata ai minimi storici, certo per luoghi comuni a volte, ma ai quali non si manca mai di offrire occasioni per mettere sempre più radici.

    Scusate lo sfogo, ma ultimamente come cristiana che viene dal concilio e che ha conosciuto tramite gli scritti o di persona i protagonisti di quell’epoca e di quella seguente, non posso più sopportare la mia chiesa.

    Come faceva Mazzolari a ripetere “Obbedientissimo in Cristo” ? Io non ce la faccio. Quando non posso sfogarmi in quelle parrocchie, che Messori vorrebbe smantellare (forse perchè non ha capito che sono fatte di battezzati e non solo dal prete) preferisco stare zitta, ma si fa fatica a non far uscire quelle parole che vorresti dire, non perchè “tu leggi giornali che ce l’hanno con la Chiesa” ( a casa mia entrano Famiglia Cristiana, Il Messaggero di Sant’Antonio,La Madonna del Carmine, i giornali dei Saveriani, quelli del Commercio equo e Solidale, ecc, ecc. insieme a Repubblica, letti tutti con spirito critico, ringraziando il Signore per averci messo un pochino, dico un pochino, di sale in zucca), ma perchè hai letto il Vangelo o meglio la Bibbia, ti sforzi di approfondire con umiltà la tua fede e cerchi di avvicinarti sempre più nella tua limitatezza al nocciolo di tutto questo: Gesù Cristo.
    Adesso finisco la mia predica e vi invio i più cordiali saluti

    Simonetta

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