Il giorno dopo gli scrutini

In questo articolo Gilberto Borghi racconta la sua preghiera di insegnante: “Signore perché dobbiamo scegliere tra salvare un posto di lavoro ed educare i ragazzi ad un senso decente della vita?”. E tu che ne pensi?

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6 risposte a Il giorno dopo gli scrutini

  1. Maria Teresa P. scrive:

    Non si perde il posto di lavoro se sei di ruolo, vieni solo spostato come un pacco anche a km di distanza o anche solo in un’altra scuola, dove devi ricominciare tutto daccapo. Mi è capitato per due volte in carriera e ho terminato il 33° anno di scuola. Peggio è la situazione dei colleghi supplenti precari perché, se la cattedra scompare, il posto lo vedono sfumare. Una collega lo scorso anno aveva uno stipendio pieno e quest’anno l’ha ridotto ad un terzo: con una famiglia è drammatico.
    Sull’educare i ragazzi ad un senso decente della vita, talvolta, ho perso le speranze. A monte c’è l’educazione ricevuta (o meno) dalle famiglie. Come scuola spesso si può solo tamponare qualcosa. Se poi vedono che “il figlio di …” la spunta sempre, c’è poco da fare. Quest’anno ho avuto una mamma che mi ha braccato nel corridoio a due ore dal suono della campanella dell’ultimo giorno di scuola …
    Ma nella nostra provincia c’è anche lo stipendio dei dirigenti (presidi) che dipende dal numero degli studenti e qualche anno fa questo ha fatto la differenza … tutt’altro che educativa.

  2. Blas scrive:

    Non sarà che ci sono piu insegnanti che giovani che vogliono studiare?

  3. Giovanni scrive:

    La precarietà nel mondo della scuola è precedente al governo di Silvio, Giulio e Maria Stella. Mia madre, diplomata maestra nel 1958, è passata di ruolo nel 1970 dopo anni di scuola sussidiaria (si fa ancora?) praticamente gratis. La scuola non può essere un distributore di posti di lavoro o un ammortizzatore sociale per disoccupati, magari donne e del Meridione, altrimenti che fine fa la tanto sbandierata “qualità”? A questo proposito credo che insegnanti come
    Angela e Gabriella, più interessate allo stipendio che al bene degli alunni, sia meglio perderle che trovarle… Lo Stato non ha più risorse per mantenere sprechi (tre insegnanti su due classi), privilegi e benefici troppo costosi. Aggiungo che in tempi di crisi i contratti precari e i sacrifici non li fanno sono gli insegnanti ma anche, nell’indifferenza generale, operai e impiegati di tutti i settori privati.

  4. Federico Benedetti scrive:

    Povero Tremonti: tutta colpa dei suoi tagli lineari! Non è colpa di chi ha governato negli anni passati rendendo la scuola un carrozzone costoso e quel postificio che ricordava Giovanni? Non discuto sulla difficoltà di essere buoni insegnanti in condizioni “contrattuali” dure e in condizioni di precariato, ma possibile che sia anche questo una responsabilità dell’attuale governo? Se chiedessimo agli insegnanti più anziani (o a quelli in pensione) forse ci accorgeremmo che nella scuola certe situazioni c’erano molto prima che iniziasse l’infausta epoca dei governi berlusconiani…

  5. Ombretta scrive:

    Sono in pensione col rientro a part-time…lo dico sottovoce perchè è come una bestemmia davanti al precariato ed alle complessità della professione oggi. Rischio la lapidazione o la derisione, ma io sono figlia di maestri e credo di fare il lavoro migliore del mondo anche se diventa sempre più difficile…Sarebbe lungo spiegarne le ragioni, ma mi consolo con la frase detta da un ispettore in un corso d’aggiornamento quando ero ancora all’inizio della carriera: “L’educazione è un fenomeno carsico e riemerge come l’acqua quando e dove meno te lo aspetti!” La convinzione che niente si perda mi sostiene ancora oggi quando, comunque, mi sono premurata di assicurarmi di andare in pensione anche se la legge cambia, perchè anch’io ho famiglia! Al collega giustamente sfiduciato dico di non demordere mai e se salva un posto di lavoro (a dispetto di una serietà valutativa) non fa del male e potrà riprendere il discorso sulle due F nelle prossime classi così come può contribuire ad una società più giusta che non sbandieri meritocrazia come sepolcri imbiancati…A tutti i colleghi in questa ambascia da chiusura d’anno i miei auguri più affettuosi conditi di tutta la stima possibile e l’augurio sincero di potersi guardare serenamente allo specchio anche quando lo scrutinio è stato “arrabbiato”, i nostri ragazzi non sono “nostri” e dobbiamo fare bene la nostra parte sapendo che è “una” parte del quadro dove ci precede la famiglia e ci accompagna il contesto sociale. Grazie a tutti i colleghi per il loro lavoro!!!!

  6. Maria Teresa P. scrive:

    Ne conosco tanti di colleghi in pensione che rientrano part-time: di fatto la cattedra è bloccata e viene impedita una nuova immissione in ruolo. Hai ragione a dirlo sottovoce, ma io credo che basti la propria coscienza, se trova una motivazione valida. Ti cito solo quanto mi diceva agli scrutini G., un collega in pensione da anni e part-time, ora però costretto a lasciare perché ha compiuto i 65 anni: “E’ giusto che debba andarmene, più che giusto. Avrei dovuto pensarci da solo e lasciare il posto alla collega di mia iniziativa, mi sarei sentito meglio ogni mattina” (di fatto la sua cattedra lasciata libera servirà ad evitare ad un’altra docente di finire soprannumeraria ed espatriare chissà dove).
    Persino nelle commissioni degli esami di stato in corso ci sono colleghi pensionati che hanno chiesto di fare i presidenti, di fatto impedendo ad altri padri di famiglia di arrotondare un po’ lo stipendio con il compenso degli esami … o quelli che anche per il prossimo anno scolastico chiedono (e otterranno) una cattedra di più ore, lasciando al palo colleghi precari cui farebbe comodo anche uno spezzone di 6-10 ore per fare punti o impediranno un utilizzo a chi, in ruolo, ha perso la titolarità …
    Più di tanti discorsi educativi, ai ragazzi del triennio delle superiori contano, soprattutto queste “testimonianze” e, per fortuna, ce ne sono tante altre. Come quella di tre preti docenti di materie “laiche” che hanno lasciato la loro cattedra senza rimpianti a padri e madri di famiglia in bilico (una classe di concorso era pure in esubero), perché han detto più o meno all’unisono: “noi di cose da fare ne abbiamo anche tante altre e non abbiamo una famiglia da mantenere”.

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