In questo articolo Roberto Beretta scrive: “Il problema vero è l’idea del gruppo di politici «di riferimento», cui rivolgersi quando c’è un provvedimento che sta particolarmente a cuore. Senza curarsi poi se su tutto il resto siano coerenti con il Vangelo”. E tu che ne pensi?
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Come non essere d’accordo?
finirà come tutte le iniziative di vertice calate dall’alto…NEL CONSUETO NULLA!
Beretta! Non sono affatto d’accordo con questo articolo. Cosa dovrebbero fare i vescovi, disinteressarsi completamente di quello che succede in Italia? Guardare ossessivamente la coerenza e la pratica cristiana (comunque basandosi su comportamenti esteriori) dei parlamentari, facendo da censori e moralizzatori? A me sembra che la strada scelta sia sensata: intervengono quando c’è in ballo una questione di vitale importanza, un valore appunto non negoziabile, cercando di incoraggiare i candidati sedicenti cattolici (quelli che fanno campagna elettorale promettendo di difendere la famiglia, la vita e la religione) a ricordarsene nel momento in cui il Parlamento legifera. Non vedo scandalo. Fanno bene. Esistono dei rischi, ovviamente, a partire da quello di essere usati per scopi diversi, ma sono rischi che si devono affrontare se si vuole fare qualcosa di buono. La legge sui DAT è una legge utile e necessaria? Purtroppo sì e vale la pena di prendere qualche iniziativa per promuoverne l’approvazione. Beretta rimprovera ai vescovi il sostegno a Berlusconi, ma potevano in coscienza sostenere la sinistra laicista, favorevole all’eutanasia, alle coppie di fatto (e alle unioni omosessuali), alla fecondazione artificiale selvaggia, al diritto della donna di abortire, alla scuola laicissima,…? Come mai non si rimprovera ai vescovi il sostegno ai referendum, l’opposizione allo spostamento dei ministeri fuori di Roma? Forse perchè i vescovi italiani (e Avvenire) sbagliano solo quando sostengono una parte avversa e diventano eroici quando sostengono la propria? Concludo: i valori non negoziabili vanno difesi sempre e comunque, anche se a sostenerli fossero Vendola e Bersani! Persino se lo fa il governo Berlusconi. Tutte le iniziative vanno bene, ma l’obiettivo deve essere chiaro: non parteggiare secondo i propri gusti personali per uno o per l’altro ma porre a tutti delle questioni e chiedere a tutti di sostenere delle soluzioni cristiane (per quanto possibile, come è successo per la fecondazione artificiale e i DAT), sostenendo poi chi se ne fa carico.
bravo Beretta.
Io mi aspetto dai nostri pastori un insegnamento sorretto da una fede salda e coerente. Non mi aspetto invece il sostegno a precisi disegni di legge (i DAT!) e/o attività di lobbing: su questo è bene sentire i belati delle pecore a volte confusi e non i fischi dei pastori.
Mica si vuole una nuova generazione di pecore soldatine? Qui ci vogliono pecore pensanti.
Purtroppo le iniziative dei pastori sono rese necessarie dal disinteresse e dalla superficialità del gregge… Quando ci sarà un laicato formato e maturo, i vescovi (e i sacerdoti) potranno dedicarsi unicamente al culto. La vocazione cristiana è a 360 gradi e quindi comprende anche la politica. E’ giusto che i nostri vescovi si interessino anche di politica, specialmente quando si affrontano tematiche delicate e importanti come l’eutanasia. Se i laici fuggono di fronte a questi temi, nascondendosi dietro le proprie idee politiche o le visioni della società proposte dalla cultura laica, è chiaro che spetta ai vescovi richiamarne l’attenzione e proporre soluzioni. A volte ho l’impressione che i peggiori anticlericali siano proprio tra i cattolici…
la “logica democristiana” fu tutt’altro da quella di una “lobby”, anzi.
proprio la presenza di un partito d’ispirazione cristiana, non confessionale, popolare, nazionale e democratico servì ad…arginare, semmai, le pretese ecclesiastiche di lobbismo politico diretto, e, ad un tempo, a sviluppare un’iniziativa autonoma (a volte persino troppo), di laici impegnati in politica.
di un’attitudine “lobbistica” delle gerarchie, semmai, si può parlare dopo, con l’avvento del bipolarismo del quale la “chiesa” (?) non fa che prendere atto e adeguarsi, nel bene e nel male.
ma il problema non sta nei vescovi, bensì nei tanti “Beretta” che, invece di studiare riflettere e impegnarsi, c’hanno una sola fissa: di parlar male dei vescovi.
che forse si curano troppo poco di loro, ma passano (e nemmeno li guardano!).