In questo articolo Maria Teresa Pontara Pederiva scrive: «Vedendo i rom a San Paolo Fuori le Mura nel cuore della Settimana Santa dal Cielo dom Giuseppe Nardin avrà certamente sorriso». E tu che ne pensi?
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“Si offra subito loro un momento di lettura della Parola del Signore per la loro edificazione e poi sia usata ogni premurosa benevolenza”.
E’assolutamente condivisibile la scelta di accogliere famiglie senza tetto il giorno di Pasqua e festeggiare insieme la Resurrezione del Signore. Le opere di misericordia corporale sono doverose per tutti noi, specialmente in occasione delle principali feste cristiane. Detto questo, dovremmo distinguere i pii e devoti pellegrini romei ospitati da San Benedetto con i rom che hanno occupato senza chiedere il permesso una delle quattro basiliche patriarcali di Roma. Adoperare per altri scopi un luogo di culto significa “profanarlo”. Sinceramente non riesco a comprendere cosa ci sia da sorridere in un’occupazione abusiva e prepotente da parte di persone che, secondo il comune di Roma, sono proprietarie di case e altri beni in Romania, che hanno rifiutato 1000 euro (500 dal Comune e 500 dalla Curia) per il rimpatrio e hanno rifiutato ogni sistemazione alternativa nelle strutture di accoglienza del Comune. Persone che vivono di espedienti, non mandano i figli a scuola e scelgono una vita ai margini della società e della legalità nei campi nomadi abusivi (dove non molto tempo fa sono morti dei bambini) piuttosto che una povertà dignitosa e onesta nei loro paesi d’origine.
La carità di quei volontari romani che si sono presi cura di loro e hanno preparato loro il pranzo è certamente encomiabile, ma non credo si possa gioire, ne’ in Cielo ne’ in terra, di un bivacco di questo genere nella Basilica di San Paolo. Purtroppo si è creato un precedente e capiterà ancora che rom o altri irregolari decideranno di occupare una chiesa senza permesso, rifiutando “momenti di lettura della Parola del Signore” per la propria “edificazione” spirituale, ma pretendendo la “premurosa benevolenza” dei cattolici. Siamo sicuri che per essere buoni cristiani dobbiamo accettare queste cose?
La inviterei a essere un po’ più prudente nei giudizi su queste persone. Magari cominciando a leggere su questo sito (www.santegidio.org) quanto ha scritto su questa vicenda la Comunità di Sant’Egidio, che sui rom a Roma non parla per sentito dire. Inoltre – glielo dico molto sinceramente – mi addolora che proprio lei salti a pié pari il problema delle famiglie divise negli sgomberi: se sono rom i principi non negoziabili non valgono già più?
I principi non negoziabili valgono per tutti, invocarli in questo caso mi sembra pretestuoso. Una divisione temporanea per consentire un alloggio dignitoso a donne e bambini sarebbe accettato da qualsiasi padre di famiglia italiano con un po’ di buon senso. Non volevo parlare dei rom o dare giudizi su di loro, mi interessava sottolineare quanto ardito fosse il paragone con i poveri accolti da San Benedetto ed esprimere dissenso per un’occupazione violenta di un luogo di culto cattolico. Crede che il suo parroco (o quello della signora Pontara Pederiva nel ridente Trentino) sarebbe contento se la sua chiesa fosse occupata da una trentina di tunisini? Un conto è la carità, sempre doverosa verso i bisognosi, un conto è accettare prepotenze e occupazioni.
Il card. Schonborn di Vienna ha accolto un mese fa una famiglia di iracheni cui il governo aveva riconosciuto lo stato di profughi. Tutta la diocesi austriaca si era dichiarata disponibile a dare asilo ad un centinaio famiglie irachene, anche presso case private e l’arcivescovo ha deciso di iniziare per primo aprendo la sua casa, ricordando altresì come lui stesso fu una volta profugo dalla Boemia.
I Rom a San Paolo sono entrati pacificamente chiedendo semplicemente asilo, visto lo sfratto subìto.
Il nostro “ridente” Trentino – come il sig. Benedetti lo definisce – conosce bene cosa significhi povertà ed emigrazione, ma anche ospitalità. Anche se i media non ne hanno dato risalto: immediatamente il nostro Presidente si è dichiarato disponibile all’accoglienza dei profughi libici e tunisini, pur in mezzo ai distinguo dei governatori confinanti. Di fatto ne stiamo ospitando un certo numero, così come era stato per i terremotati de L’Aquila e tanti altri.
Di fatto nella nostra parrocchia l’appartamento libero in canonica è concesso gratuitamente ad una famiglia straniera per un triennio. “Ero forestiero e mi avete ospitato …” quello sì non è negoziabile, senza se e senza ma. E di fronte anche ad un’eventuale prepotenza, non ci sarebbe forse chiesto di porre l’altra guancia o di amare i nemici?
Case e appartamenti privati, presumibilmente grandi e liberi, non sono luoghi di culto. Credo ci sia una certa differenza tra un appartamento e una chiesa, tra una famiglia (magari di iracheni cristiani) e un gruppo di cento persone con armi e bagagli. La Curia ha cercato di dissuadere questa occupazione e appena ha potuto ha fatto in modo che queste famiglie di Rom fossero ospitate altrove, nelle strutture della Caritas: entrare “pacificamente” significa anche essere rispettosi e capire che la Basilica di San Paolo non può essere trasformata in un campo nomadi. Bisogna chiarire i termini, per me piantare le tende senza avere l’autorizzazione è un’azione prepotente e violenta ipso facto. Consideri poi che non sono stati “sfrattati” come inquilini morosi di appartamenti dignitosi e abitabili, ma “sgomberati” perchè occupavano abusivamente un campo nomadi non in regola. Ciononostante il Comune e la Curia si sono dati da fare per trovare un alloggio per tutti, salvaguardando l’unità dei nuclei familiari. Quanti giovani italiani fanno fatica a trovare una casa per mettere su famiglia? Chi li aiuta? Non vorrei che l’unico modo per ottenere l’attenzione fosse quello di bivaccare in una chiesa! Ripeto: accoglienza e solidarietà a poveri e stranieri sì, accettare prepotenze di questo tipo no.
La questione è complessa ed entrano in gioco diversi elementi di valutazione, ma su una cosa mi sento in sintonia col signor Benedetti ed è che se accogliere vuol dire anche integrare , allora da subito occorre far capire, con tutta la carità possibile, che una Basilica è una Basilica, e occuparla è una provocazione, con tutte le giustificazioni che i Rom possono avere. Altrimenti si crea un precedente e chiunque si sentirà in diritto di proseguire su questa strada delle provocazioni a luoghi sacri, e alla fine la tanto decantata integrazione va a fasri benedire.
Non capisco poi perchè i luoghi sacri debbano essere occupati e tanti altri luoghi pubblici e spaziosi no.
Lasciando perdere i soliti stereotipi sui Rom, anch’io sono d’accordo sul principio che i luoghi sacri – in particolare i luoghi di culto- debbano essere rispettati da tutti.
Nel 1996 sono capitati episodi simili in Francia, con l’occupazione di diverse chiese da parte dei “sans papiers” che protestavano contro la legge sull’immigrazione. Si trattava di immigrati clandestini di origine africana. L’Arcivescovo di Parigi aveva offerto un alloggio alternativo, ma trattandosi di una protesta che andava assumendo connotati politici i sans papiers rifiutarono ogni mediazione, preferirono mantenere quella visibilità che avevano raggiunto e rimasero nelle chiese per alcuni mesi. Non ottennero nulla, alla fine vennero arrestati ed espulsi, ma per mesi quelle chiese sono divenute alloggi improvvisati e luoghi di battaglia. Questi precedenti -ben più gravi di quanto accaduto a Roma- mi inducono a non sorridere di fronte all’occupazione di una chiesa cattolica.
Scusate se mi permetto di aggiungere qualche ulteriore considerazione.
Benedetto XVI ha di recente detto ” Il contributo dei cristiani è decisivo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà”.
Al di là del bel gesto, del tutto encomiabile e condivisibile, di preparare i pasti per i Rom, l’intelligenza ci fa dire che neanche per i Rom la sistemazione definitiva può essere una Basilica, non l’accetterebbero neanche loro, per cui sgonfierei un certo trionfalismo per l’evento.
La carità deve avere la forma che ha usato Nostro Signore per essere veramente tale.
Nostro Signore, e tutta la storia della salvezza dell’AT, non hanno mai detto che per aiutare i poveri occorreva occupare il tempio.
D’accordo ancora una volta con Giovanni, vorrei precisare che è inutile richiamare al signor Benedetti il giudizio universale del Vangelo di Matteo 25, perchè lui non ha mai detto che non bisogna accogliere gli immigrati, ma ha solo contestato la modalità e la strumentalizzazione di gesti come l’occupazione di luoghi sacri, e utta la tradizione ebraico cristiana è contro questa modalità.
Infine, finizmola con la diatriba sui valori non negoziabili, perchè tutto ciò che viene dal Vangelo e dalla Tradizione Cristiana è non negoziabile, senza distinguo.
Gesù ha fatto molto di più che accogliere i poveri nel tempio: si è semplicemente messo a tavola con loro, pubblicani e prostitute, lasciando farisei e benpensanti fuori. Capisco che per molti che si dicono cristiani quel passo sull’”ero forestiero e mi avete accolto” può star stretto ed ecco tutti i distinguo, che fanno anche tenerezza per la loro semplicità. Ma non è possibile distinguere ciò che è molto chiaro, soprattutto se i motivi sono di parte politica, con estrema evidenza. Il cristianesimo non fa sconti a nessuno: mi dispiace per quanti vorrebbero tirare il Vangelo dalla loro parte, ma non è possibile. Forse rileggersi qualche Enciclica, come la Caritas in Veritate, se il Concilio è considerato troppo a sinistra, potrebbe aiutare. Restano sempre le già citate parole di mons. Crociata: “cerchiamo di aiutare i nostri fratelli in Cristo che fanno fatica a capire con un’azione educativa”. Con questi interventi mi sembra di averci provato come potevo. Tutto il resto farà lo Spirito.
Con “estrema evidenza” trovo molto influenzati dalle proprie evidentissime posizioni politiche tutti i tentativi di giustificare la trasformazione della Basilica di San Paolo in un campo nomadi abusivo. Alcuni commenti, talmente semplici da suscitare la sua tenerezza, volevano esprimere che non c’è niente da sorridere in un’operazione come questa, che è diversa dall’accoglienza e dalla solidarietà a poveri e bisognosi, italiani e stranieri. Accetti questa nostra riflessione, diversa dalla sua, senza offendere i suoi lettori.
Gesù è stato invitato da pubblicani e peccatori ed ha accettato gli inviti di tutti, anche quelli di “farisei e benpensanti”. Sono stati i farisei ad un certo punto a non volere più ascoltare Gesù e a volerlo uccidere. Gesù non ha lasciato fuori nessuno.
Le sue parole pronte a condannare come “farisei” chi ha una visione diversa di quanto accaduto alla Basilica di San Paolo, sono veramente troppo poco caritatevoli ed evangeliche.
Continuo a pensare che il Signore abbia cacciato i mercanti dal Tempio proprio perchè ne vedeva un uso “profano”, come quello che vedrei io in un luogo di culto cristiano dove alloggiano famiglie senza casa. Non è questione di destra o sinistra, di distinguo e osservazioni più o meno intelligenti, ma di rispetto.
Mi sembra piuttosto, in tutta franchezza, che sia il sig. Benedetti a non accettare nessuna riflessione di questo blog, dal momento che è sempre e comunque contrario a qualsiasi proposta. Avere idee diverse non è un dramma, basta che si chiamino col loro nome – personali appunto – e non, come si pretende, di derivazione evangelica o magisteriale. Sono “razzismo punto e basta”. E non mi addentro in discorso partitito. Meglio richiamare ancora mons. Crociata.
Sul fatto in sè che ha prodotto la mia riflessione, debbo invece esemplificare. Da una parte occorrerebbe informarsi su come si sono svolti realmente i fatti: nessuno ha mai voluto trasformare la Basilica di san Paolo in campo nomadi, ma – come accadeva anche nelle richieste d’asilo medievali – la chiesa ha le porte aperte, canoniche e conventi no. Quindi, ovviamente si entra dalla chiesa. Che quelle famiglie fossero disperate, vista la modalità (e la brutalità) dello sfratto ordinato dal sindaco, si può verificare da chi era presente. L’ospitalità concessa si è espletata nei locali della foresteria e zone adiacenti, com’era logico aspettarsi. E’ proprio là che l’abate Nardin era solito ospitare tante persone in stato di necessità. Ma anche questo, trent’anni fa, non era tollerato dai monaci e non solo loro. Per chi l’ha conosciuto di persona come tanti trentini, è sembrata davvero una rivoluzione nel senso da lui auspicato. Il monachesimo di clausura non era quello originario proposto da san Benedetto che, appunto, nella Regola parlava di ospitalità sacra, anche di chi sfuggiva dalla forca. Un monaco, secondo alcuni, avrebbe dovuto dedicarsi alla preghiera, al lavoro, ad attività interne al monastero, senza contatti con l’esterno che erano deputati ad altri. L’abate Nardin che, per fare un esempio, conosceva bene mons. Tonino Bello e le sue scelte pastorali – e tutti i benedettini successivi se qualcuno conosce l’attuale abate primate, il tedesco Notker Wolf che interviene sui mass media e altro – non la pensavano così. In questo parlavo di profeta: aveva precorso i tempi, ma le sue convinzioni erano frutto di un lungo lavoro di studio della Regola, della storia e del monachesimo. Documenti successivi dei Superiori maggiori e del magistero gli danno ragione. In questo parlavo di sorriso, non di chi si compiace.. “l’avevo detto”, non era affatto il tipo, ma di chi guarda con indulgenza quanti prima non capivano e ora hanno finalmente aperto gli occhi, riconoscendo errori compiuti e correndo ai ripari. Sinceramente mi sarei stupita se avessi avuto notizia del contrario: che rom disperati avessero chiesto, oggi nel 2011, asilo ai monaci di san Paolo e fosse stato rifiutato, pur essendo mutate oggi le condizioni del diritto (allora era abbazia nullìus oggi dipendente dal Vaticano) e quindi non tutto poteva essere nelle mani dell’attuale abate Power; ma che proprio al Venerdì Santo, giorno della memoria anche di tutti i crocifissi della storia, giorno anche di Via Crucis papale (ma le autorità hanno ascoltato le intenzioni di preghiera pronunciate in quella sede?) l’asilo potesse venir rifiutato era difficile da pensare e, di fatto, non è stato così e non poteva essere altrimenti se seguiamo il Vangelo. Chiunque può ovviamente pensarla diversamente, ma personalmente non intendo continuare con altre spiegazioni, che a questo punto mi sembrano più che sufficienti.
Il Sig. Federico Benedetti, come tutti, esprime le proprie opinioni a commento dei vostri articoli, a volte a favore – cercando bene, se ne troverà qualcuna – a volte contro.
Credo che possiate “accogliere” queste opinioni senza irritazione. Altrimenti date l’impressione che sia più facile amare cento Rom a 600 km di distanza, piuttosto che un interlocutore che, attraverso internet, è vicinissimo, vostro prossimo su Vino Nuovo.
Personalmente la ringrazio per le ricche argomentazioni che ha portato, anche se non mi hanno convinto completamente. Mi spiace aver trovato qua e là un tono di insofferenza poco rispettoso nei confronti di coloro che si permettono di non essere d’accordo con lei. Questa volta è andata così, la prossima volta potremmo essere in sintonia.
Non mi piace né chi attacca Benedetti né chi ne fa una bandiera. Si può tornare a esprimere opinioni e basta?
Non capisco perchè se uno fa del bene in un certo modo deve poi attaccare altri cristiani che o fanno altro bene in altro modo o la pensano in altro modo.Nessuno impedisce a nessuno di sedersi a tavola con chi gli pare se questo chiede a loro il Signore, ma il Vangelo dice “quando fai un’elemosina non sappia la tua destra cosa fa la tua sinistra”.
Concordo con le scelte della signora Maria teresa fino a che non diventano motivo di giudizio (negativo) verso gli altri.
Gesù ha detto di fare del bene , ma non di farlo per giudicare male gli altri.
Nessuno giudica i Rom per il loro gesto (ammesso che sia stato un loro gesto autonomo e non pilotato da fuori da forze politiche , come spesso avviene), ma chi vuole farne una bandiera, cosa che è contro tutta la tradizione ebraico cristiana e contro il Vangelo.
Una Basilica non piuò materialmente essere luogo di accoglienza definitiva per dei Roma sfrattati, e questa è la realtà , quindi dato che la carità deve essere intelligente , non trovo giusto fare demagogia.
Esistono opere di carità corporale e spirituale, e educare i Rom a protestare nel rispetto dei valori della società in cui si trovano è opera di carità spirituale. E penso che anche mons Croociata sia d’accordo.
Anch’io ho il sospetto che qualche organizzazione politica abbia suggerito questa operazione per mettere in difficoltà la Giunta Alemanno e costringere la Curia a prendere posizione. Per questo scrivevo che mi preoccupa la possibilità di future emulazioni da parte di altri gruppi. Concludo riconoscendo che i miei interventi su Vino Nuovo sono effettivamente spesso polemici, un po’ perchè credo di avere un’esperienza e una sensibilità diversa dalla maggioranza delle penne di Vino Nuovo e mi piace proporre qualche considerazione fuori dal coro, un po’ perchè quando sono d’accordo in genere non intervengo.
Non vorrei che si pensi che parlo seduto a un tavolino. A me è capitato di portarmi barboni in casa e cercare di aiutarli perdendo giornate andando in cerca di lavoro per loro. O di portare loro da mangiare sacchi di alimenti alla Messa domenicale. E questo mi ha reso felice perchè vivevo in pieno il Vangelo. Ma assolutamente , mai ho pensato mentre facevo queste cose, che gli altri miei amici cristiani che non le facevano andavano giudicati male, la gioia era tale che non mi passava neanche per la mente di giudicare gli altri.
E adesso mi spiace anche avervelo detto perchè, come dice il Vangelo , voi l’avete saputo e io ho già ricevuto la mia ricompensa.