Nella sua rubrica PRESO IN RETE Guido Mocellin si chiede che cosa rimarrà davvero impresso nella memoria dei 240 articoli dedicati in questi giorni dai giornali italiani al cardinale Martini appena scomparso. E tu che ne pensi?
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Sono d’accordo su tutto con Mocellin e tuttavia la cosa per me rilevante, anche per sottolineare il peso reale che C. M. Martini ha avuto nella Chiesa, è proprio leggere quanto ha diviso nella lettura della sua vita e quanto ha costretto a dividersi, per unirsi davanti alla morte. E proprio perché non diceva cose “ovvie”, ma cose che andavano “ascoltate”.
Ciao r
Paternità di Martini:ha parlato e agito come coloro che sono giudicati secondo una legge di libertà,come recita la Lettera di S.Giacomo.Il peso dei privilegi accumulati nella storia,da Costantino a Craxi,sono zavorra per lo spirito di libertà ma baluardo nel regno dell’inquità.Da qui la decisione per la conversione: chiudersi nella chiesa-museo o andare per mari aperti….
Cinque giorni fa, sulla Stampa, il Crad. Ruini commentava la frase di Martini sulla Chiesa indietro di 200 anni: “A mio parere, occorre distinguere due forme di distanza della Chiesa dal nostro tempo. Una e’ un vero ritardo, dovuto a limiti e peccati degli uomini di Chiesa, in particolare all’incapacita’ di vedere le opportunita’ che si aprono oggi per il Vangelo. L’altra distanza – aggiunge Ruini – e’ molto diversa. E’ la distanza di Gesu’ Cristo e del suo Vangelo, e per conseguenza della Chiesa, rispetto a qualsiasi tempo, compreso il nostro ma anche quello in cui visse Gesu’. Questa distanza ci deve essere, e ci chiama alla conversione non solo delle persone ma della cultura e della storia. Questo post, e la testimonianza che contiene, dimostra come Martini avesse chiaro che il ritardo della Chiesa è del primo tipo di quello indicato da Ruini. Chi infatti oggi sa stare di fronte alla prorpia morte con la “serena” accettazione e la “dolce pienezza” della fede come Martini ci ha testimoniato? E chi sa accompagnare la morte di una persona cara in questo stesso modo? Questi sono segni chiari che non ci si adatta alla mentalità di questo mondo, ma che si cerca in ogni modo di parlare a questo mondo, nei linguaggi di questo mondo e con le forme che questo mondo può capire. Martini ha cercato questo. Nulla più e nulla meno. E chi si attarda a volerlo incasellare nelle logiche di questo mondo non fa un buon servizio alla Chiesa.
E’ vero, pena e bellezza. E verità. Così è stata anche per me l’esperienza della morte di mio padre. Non si sa mai prima cosa ci riserva davvero la vita; a volte, inaspettata, nel buio del dolore che vorresti solo fuggire irrompe una lama di luce che illumina di senso ogni cosa.
Sono d’accordo: la “rincorsa” a voler dire la propria, ad “esserci”, se pur comprensibile in termini di accreditamento professionale, forse non era sempre necessaria.
Per cui, al di là di tutte le cose lette (anche Socci …) di Martini mi restano innanzitutto i ricordi personali, come quell’ultimo biglietto di 2 anni fa, scritto a macchina dal segretario (con una sua firma ormai irriconoscibile), in merito al libro su Nardin, l’abate di San Paolo con cui aveva tanto lavorato per il Convegno di Loreto ’85, ma anche una chiacchierata di fronte ad una pizza e ancora la sua figura tra il fango all’indomani della tragedia di Stava con le tante vittime lombarde o le celebrazioni con i giovani in val di Fassa dove veniva ogni estate per anni.
Di tutto ciò che ho letto, oltre all’ultima intervista – che non può stupire se uno conosce il libro con lo stesso amico gesuita austriaco, che mi capita spesso di citare – e alla spiegazione del contesto fornita dall’estensore, insieme alla toccante testimonianza della nipote-avvocato già descritta nel post di Guido, al primo posto metterei la testimonianza di padre Silvano Fausti, gesuita anche lui, là dove racconta che la sera della morte sotto la finestra c’era un ragazzo inviato dal rabbino Laras che recitava salmi alla luce del lampione …
http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/padre-fausti-un-uomo-di-dio-che-sapebva-vedere-oltre.aspx
e quindi il pezzo della teologa fiorentina Serena Noceti (vicepresidente ATI) sulla sua visione di Chiesa “capace di riconoscere il valore del pluralismo e di una inclusività che non concede niente a uniformismo e omogeneizzazione”, “chiamata a superare ogni tentazione di pensarsi come fortezza assediata per aprirsi alla coscienza di aver molto da imparare, da tutti, anche dai suoi avversari, come dice il Concilio”, perché “non c’è più posto per un cristianesimo pensato nella logica di un sistema omnicomprensivo e omnirisolvente che si pensa capace di risposte immediate davanti ad ogni domanda”
http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2455000/2450536.xml?key=%22la+sua+chiesa+fuori+dalla+fortezza%22&first=1&orderby=1
sono d’accordo su molto di quanto già scritto; per quel che mi riguarda (condividendo appieno quel “non può stupire” della prof. Pontara Pederiva e sperando che ciò che resterà non siano al contrario stupori, dubbi e meschinità quantomeno fuori luogo) vorrei tanto che ci restasse la presa di coscienza di quella cenere sopra la brace e della assoluta necessità che, ognuno per il proprio ruolo e per quel che può , si faccia di tutto per spazzarla via…
Beh, mi sa che mi tocca fare il guasta feste. Non volevo metter bocca, dato che del Cardinal Martini non ho letto molto se non alcune sue omelie o articoli che ho comunque sempre apprezzato e nei quali non ho mai ravvisato vere distanze dal solco del magistero.
Ma visto che tre commenti su sei non fanno che porre l’accento su quell’intervista e quelle esternazioni sul fatto che la Chiesa sarebbe indietro di duecento anni, vi dico che messa così come la volete intendere voi quella frase è semplicemente ridicola.
Cominciamo ad essere pratici e coraggiosi, senza nascondersi dietro un non ben precisato disagio dovuto alla presenza di qualche prete pedofilo o alto prelato che manca meschinamente di trasmettere il messaggio di Cristo per accaparrarsi poteri e danari, troverete sempre persone indegne anche all’interno della Chiesa.
Quindi vi chiedo: cosa del Catechismo della Chiesa Cattolica vi crea tanto malessere? Dove vedete Benedetto XVI chiuso a riccio in una difesa insensata di valori e principi senza dare ragione del suo atteggiamento? Perché io in questa Chiesa mi sento libero di esprimermi, dialogare ed agire senza la sensazione di avere le mani legate, mentre voi auspicate al più presto non ben precisati cambiamenti ed aperture e mostrate frustrazione perché questi incapaci, retrogradi cardinali e vescovi non riescono minimamente a cogliere il segno dei tempi?
Sono stanco di vedere tanti cattolici o presunti tali tentare di trasformare la nostra Chiesa in un’ennesima confessione liberal evangelica perchè così possono sentirsi più a loro agio con il loro modo di intendere vita e società. Un conto è il dialogo e l’apertura, altro è tentare di snaturare il messaggio di Cristo secondo le proprie convinzioni.
Se secondo voi Giovanni Paolo II ed i suoi incredibili 25 anni di Magistero, Benedetto XVI con la sua universalmente riconosciuta consapevolezza del profondo disagio in cui versa l’uomo moderno hanno lasciato la Chiesa indietro di 200 anni, ve lo dico spassionatamente cercatevi ho fondate la vostra religione perchè io dei vostri consigli e spinte al vostro tipo di cambiamento non so cosa farmene.
Condivido in toto, specie la conclusione.
Circa la distanza “E’ la distanza di Gesu’ Cristo e del suo Vangelo, e per conseguenza della Chiesa, rispetto a qualsiasi tempo, compreso il nostro ma anche quello in cui visse Gesu’. Questa distanza ci deve essere, e ci chiama alla conversione non solo delle persone ma della cultura e della storia., “ nominata dal card. Ruini alla quale qui si fa riferimento non c’è niente da obiettare perché è vero che tocca ogni persona che voglia vivere da cristiano. Pensando al passato dei miei genitori a come hanno vissuto e affrontato la vita, penso che le difficoltà siano le stesse, il restare fedeli implica scelte , implica seguire vie che rispondono a dei SI e dei NO, non facili da pronunciare perché implicano il sacrificio che però è sopportato per amore, con amore, significa vivere la vita la quale se è stata coerente ha portato a una fine che onora tutto il bene che la persona ha fatto. E’ possibile oggi come ieri ma occorre impegnare noi stessi come credenti, mi viene di aggiungere che semmai oggi più ancora di ieri per come è la società che con tutto il suo “progresso” ha anche in sé molto di male per l’uomo e per salvarsi dai mali che ci stanno intorno non vi è altra via che stare uniti alla Chiesa di Cristo perché anche se non perfetta tiene alla perfezione, guida con fermezza e insiste a non diventare distante dal Vangelo del Maestro , a non cedere alle insistenze di uomini che trovano difficile ciò che Cristo ha detto, (una obiezione già espressa al Maestro a suo tempo) sosteniamo questa Chiesa che guarda a una stella come quella stella che i magi hanno avuto fiducia di seguire e che li ha portati al giusto indirizzo. Ringraziamo Dio per chi oggi la guida e per i suoi fedeli collaboratori e non pretendiamo la perfezione che noi stessi fatichiamo ad acquisire, dobbiamo invece chiedere a Colui che solo è Perfetto, a Colui che per questa Chiesa è morto e però è risorto ad aumentare la nostra fede perché è sorgente di fiducia e di speranza
Francesca Vittoria
Mi associo a Bernardini e Benedetti. Nessuno vi obbliga a rimanere cattolici se non vi sentite “a casa”. Cosa vi impedisce una decisione onesta e radicale? Forse la perdita del ruolo di dissidenti così “profetica” se confrontata a quella di noi poveri papisti?
“Cosa del Catechismo della Chiesa Cattolica vi crea tanto malessere?” la trovo una domanda ottima e universale (cattolica) su cui fermarci tutti. Peraltro i catechisimi nei secoli sono stati aggiornati. Anche questo è interessante.
La domanda poi secondo me va insieme all’invito a non “snaturare il messaggio di Cristo secondo le proprie convinzioni”. Anche questo un appello che saggiamente dovrebbe valere per tutti noi.
Mi colpisce nel commento di Fabio Bernardini la preoccupazione di non trasformarci in una “confessione liberal evangelica”.
Perché negli ultimi anni le chiese evangeliche (e persino i Mormoni, una volta “scandalosi”) sono viste di buon occhio da alcuni cattolici, per esempio nelle ricerche del Cesnur, “contro” la vecchia chiesa protestante e quella anglicana, che sembrano colpevoli anche di non attrarre più le folle.
Argomento e (discutibile) criterio di discernimento e analisi, quello dei numeri, delle folle accorse, dello “share”, che qui in Italia ci appassiona sempre molto quando misuriamo la bontà di un’iniziativa pastorale.
trovo curioso ma al contempo molto eloquente che per ben due volte abbia tentato di porre l’accento sulla cenere che rischia di soffocare la brace (nell’altro post avevo anche aggiunto: a cominciare dal cuore di ciascuno)… e tornano fuori le cose dette e ridette sui 200 anni, sulle distanze dal catechismo… mah…
dopo quanto detto dal Papa e da “alti prelati” “senza se e senza ma” sulla figura di Martini direi che fare troppi distinguo su una frase o sull’altra del Cardinale mi suona molto macchiavellico e almeno altrettanto strumentale di quanto viene rinfacciato…
sulle conclusioni di Fabio, Federico e Alessia potrei girare la frittata esattamente all’opposto (non mi pare scarseggino le comunità particolarmente amanti di una visione tutta loro della Tradizione)…, ma forse è più costruttivo invitare a riflettere sulla PLURIFORMITA’ citata anche da Scola; in modo molto fraterno, vi ricordo che NESSUNO può arrogarsi il diritto di considerare la Chiesa “cosa propria” nè la convinzione di esserne gli unici interpreti autentici…
L’accento caro Massimo lo hai posto su quel “non può stupire” e si capiva benissimo a cosa ti riferivi.
Io non ho una visione tutta mia della tradizione, ho come riferimento le linee guida del Magistero verso cui posso avere a volte delle perplessità, ma che trovo nella globalita sempre ponderate e sagge. Respingo quindi al mittente l’invito a rivolgermi a Comunità troppo amanti della Tradizione, nelle quali di certo non mi riconosco.
Mi trovo benone dove sono ora e ti invito di nuovo ad essere più concreto ed a tirar fuori cosa del pensiero profuso dalla Chiesa Istituzionale non è accettabile, magari ti do anche ragione.
scusami Fabio, ma non riesco a seguirti nel ragionamento…
) a sbatterci fuori dalla Chiesa, altrimenti pluriformità cosa vuol dire?
in ogni caso, almeno per quanto mi riguarda, non ho una lista della spesa: mi pare che ne abbiamo già parlato e che possiamo serenamente convenire che su alcune cose abbiamo visioni diverse, ma questo non ci autorizza reciprocamente (mi scuso, ma hai iniziato tu…
Tornando in tema, se nel discorso funebre il papa ha detto quello che a detto di Martini ad intervista già pubblicata… ma di cosa stiamo discutendo???
Scandalizzano i 200 anni? Se lo leggiamo letteralmente non vuol mica dire che negli ultimi 200 anni (Woitila compreso) non sia capitato nulla di buono: in italiano significa che c’è un gap non ancora colmato, tutto qui; non faccio l’esegeta di mestiere, ma poi probabilmente la quantificazione è un’iperbole… per questo ho cercato di parlare della cenere…
Martini chiedeva che si riflettesse su alcuni punti: anche a me non va molto giù che si rifletta poco e tra pochi, nonostante autorevoli richieste…
Per fare un altro esempio che giustifichi il non perdere banalmente tempo su quel numero, il riferimento alle perplessità sull’uso “disciplinare” dei sacramenti non mi pare proprio un argomento da liquidare sic et simpliciter: io l’ho vissuta come una provocazione profondissima…
Ha trovato in “pluriformità” un nuovo slogan, una nuova parola d’ordine?
Nell’omelia del Card. Scola “pluriformità” sottolinea l’appartenenza ad un unico corpo: l’unità sostanziale della Chiesa nonostante diverse sensibilità. In questo senso va benissimo, ma se ne può stravolgere il significato e il contesto per rivendicazioni ingiustificate, per alimentare un soggettivismo sempre più presente e insidioso. Cerchiamo di comprendere bene le parole del Card. Scola.
“… un nuovo slogan, una nuova parola d’ordine?”
io speravo potesse rappresentare un braccio teso per riallacciare un dialogo, ma vedo che non ne usciamo: quando non mi “caccia” fuori dalla Chiesa, nella migliore delle ipotesi mi considera “border line”…
Comunque stia tranquillo: in quanto a slogan e parole d’ordine non sono in grado di insegnarle nulla…
… lasciamo stare per un momento il “soggettivismo sempre più presente e insidioso” (e anche il relativismo) e proviamo a ragionare sulla cenere?
Sono una semplice cristiana cattolica che si sente a casa in questa Chiesa, amo questo Papa, seguo con gratitudine il suo luminoso e sereno magistero che mi indica la via. Tutto qui.
Le categorie di progressista/tradizionalista, sinistra/destra, martiniano/ratzingeriano semplicemente non mi appartengono.
Cara Alessia,
concordo perfettamente!
Questa Chiesa è la mia casa: “questa” Chiesa, perché è questa, non ce n’è un ‘altra “ideale”, perché non ha senso rimpiangere( chissà poi mai perché) Chiese del passato che sono esistite solo nelle nostre nostalgiche e personali riletture, né vagheggiare futuribili Chiese del futuro, tanto belle quanto costruite sul nulla dei castelli in aria.
La Chiesa è questa: la mia e la nostra casa.Soprattutto la Chiesa siamo tutti noi, se solo ce ne rendiamo conto e ci diamo da fare, invece di stare perennemente alla finestra con il taccuino in mano a stilare continue liste di buoni e cattivi, otrodossi e eterodossi, mi piace e non mi piace.
La Chiesa siamo noi, e la Chiesa è Gesù Cristo.In questo apparente paradosso sta tutta la sua forza e tutta la sua bellezza.
Senza Chiesa, io e nessuno puo’ essere cattolico: il cattolico versione virgo singularis non è cattolico.E non esiste Cristo vivente e operante in mezzo a noi se non esiste Chiesa: se non altro per i Sacramenti.
Io voglio alla Chiesa un bene forte e convinto:che rimane inalterato quale che sia il Papa,quale che sia la mia riuscita nel seguire il Magistero, che è la luce e l’aiuto per percorrere la via,quali che siano gli “orientamenti” che sembrano prevalere nei vari periodi. Benedico che ci siano stati e ci siano Martini e Ratzinger,Montini e Wojtila, Pacelli e Roncalli, Siri e Kasper, Biffi e Pellegrino.
Tutti formidabili e appassionatissimi uomini di Chiesa. Avercene, sempre, a tonnellate, di tipi così!
Le categorie politicoidi e teologaloidi che ne derivano non mi fanno né caldo né freddo, e le polemiche connesse le trovo di una noia mortale.
Sia Chiaro: nulla hanno a che fare con Gesù Cristo.
benissimo; visto che in questa casa sono cresciuto anch’io insieme ad altre moltitudini in un ventaglio di sensibilità e posizioni che non mettono in discussione nulla di fondamentale, penso potrà anche accettare che ci possa essere spazio per tutti noi, senza mettere alla porta nessuno o invitare a saltare il fosso…: per quel che mi riguarda, non me la prenderei certo così a cuore se non tenessi quanto lei a questa casa comune!
Non è lei che ha raccontato di essere stata 27 anni lontana dalla Chiesa perchè non le piaceva il Papa precedente?
dovrebbe aiutarla a capire chi non si trova bene con il Papa attuale.
@ Massimo
Ma non mi verrebbe affatto in mente di mettere alla porta proprio nessuno, mai.:)
Non solo accetto che ci sia spazio per tutti noi, con le sensibilità di ognuno.Ma dico che questa è la forza e lo spessore della Chiesa.
Altroché saltare i fossi!!!
c’è un piccolo equivoco: se controlli bene il rientro da sinistra, il mio intervento è una replica ad alessia, non a te…
purtroppo la grafica non felicissima e i tempi di vaglio degli interventi (quando l’ho digitato mi compariva direttamente – ma solo virtualmente – sotto l’intervento di Alessia) hanno fatto la frittata: no problem!
PS ne approfitto, pur ringraziando Vino Nuovo per offrirci questa piazza di confronto e facendo i doverosi complimenti per come la gestisce, qualche implementazione per rendere più comprensibili le sequenze di intervento e per seguire le discussioni sarebbe un gran passo avanti…
Non mi segui Massimo? Ma io ti ripeto la domanda volentieri:
Dato che non perdi occasione per manifestare la tua insofferenza nei contronti dell’Istituzione Chiesa, che consideri retrograda e inadeguata, al posto della lista della spesa dovresti avere un volume intero su cui voler ragionare, quella cenere di cui faceva mensione poco fa a Federico. Invece ogni volta che ti chiedo di essere chiaro ti ritiri sempre in buon ordine, inondandomi di chiacchiere.
Su, comincia a tirar fuori qualcosa su cui ragionare, ho appena visto un tuo post sul Cardinal Ruini le cui riflessioni circa l’anno della Fede ti hanno provocato l’ennesimo scoramento, parliamone. Se ami la Chiesa come dici, converrai con me che il solo criticare questo e quello non aiuta granchè.
Isisto perchè ho la netta sensazione che se aggiornassero la Chiesa come vuoi tu, finirebbe che sarei io a scappare a gambe levate.
Infatti, io non ho il potere ne tantomeno la volontà di cacciare chi vuole restare, si tratta solo di onestà verso se stessi.
Gesù Cristo è speranza e quindi gioia, se avessi la sensazione che l’istituzione nata per diffondere il suo messaggio non fa che provocarmi disagio, come dimostrano le decine di tuoi post che ho letto in questo mesi, me ne dissocerei presto. Se è infatti vero che nessuno mi potrebbe cacciare per questo, è altrettanto vero che nessuno mi trattiene.
Perchè un conto è la pluralità, le sensibilità diverse, che sono ben accolte e arricchiscono sempre e comunque, altro è la presunzione di chi pontifica su come dovrebbe essere la Chiesa, senza un’adeguata preparazione e una vera conoscenza del motivo per cui si è arrivati alle posizioni che si possono appunto leggere, ad esempio, sul Catechismo della Chiesa Cattolica.
guarda Fabio, ti riconosco la buona fede perchè ti sei sempre dimostrato disponibile al confronto… ma sinceramente resto basito: parliamo la stessa lingua?
“ogni volta che ti chiedo di essere chiaro ti ritiri sempre in buon ordine, inondandomi di chiacchiere.”
… ma hai letto cosa ho scritto nel post dell’11/9 alle 21.07?
… ma ti ricordi di cosa abbiamo discusso fino allo sfinimento negli ultimi 6 mesi?
vuoi una lista? rapporti gerarchia-politica, modalità di relazione della gerarchia con il resto della Chiesa (leggasi capacità di ascolto) e con la società, mantenimento in stand by di questioni delicatissime per la vita delle persone nonostante autorevolissimi appelli provenienti dall’interno della Chiesa stessa… ti sembrano chiacchiere? L’uso disciplinare dei sacramenti ti sembra una sciocchezzuola su cui non vale nemmeno la pena fermarsi un attimo a riflettere?
Ruini, che non è certo uno a cui scappano le parole di bocca, ha detto che il Vaticano II è stato una grazia ma ha prodotto un sacco di danni…: ma ci prendiamo in giro?
Ti sembra che stia pontificando?
“…senza un’adeguata preparazione e una vera conoscenza del motivo per cui si è arrivati…”
qui non ho nessuna presunzione, ma penso di aver fatto un buon cammino nella Chiesa: la sfumatura che ti voglio sottolineare è che a te interessa dove siamo arrivati, a me dove possiamo andare…
“…sarei io a scappare a gambe levate.”
“…si tratta solo di onestà verso se stessi.”
“è altrettanto vero che nessuno mi trattiene.”
vedi, questo è l’equivoco più grosso che mi mette più a disagio con chi porta avanti posizioni come le tue; la differenza è che io non esaurisco la Chiesa in un’istituzione e men che meno in coloro che “hic et nunc”hanno ruoli di responsabilità: il fatto che abbia molte perplessità su ciò che ha detto, ad esempio, il cardinal Ruini, non mi impedisce di amare la Chiesa e di volerci restare con tutte le mie forze, mettendoci anche la faccia se ritengo di dire sommessamente come la penso…
PS chiedo scusa per l’OT ma penso che l’interazione tra noi che partecipiamo sia fondamentale e ho ritenuto di fare un passo in questa direzione…
E’ la seconda o la terza volta che su queste pagine chiede se “parliamo la stessa lingua”. Temo che sia lei ad usare una “lingua” diversa da quella dei cattolici italiani. Forse la frequentazione di ambienti laici e progressisti o la lettura della stampa laicista le hanno fatto adottare un registro diverso dal nostro. Niente di male, ma tenga conto che per dialogare occorre un codice (o almeno un contesto) condiviso.
ingenuamente speravo bastasse l’italiano, ma in effetti non ho mai approfondito se il nostro idioma fosse cattolico o laicista…: non vorrà mica che interloquiamo in latino, spero…
“”Mi associo a Bernardini e Benedetti. Nessuno vi obbliga a rimanere cattolici se non vi sentite “a casa”. Cosa vi impedisce una decisione onesta e radicale? Forse la perdita del ruolo di dissidenti così “profetica” se confrontata a quella di noi poveri papisti?”" Guardi che è molto più comodo, conveniente e vantaggioso essere acritici, muti ed acquiescenti…
Insomma, non va bene praticamente niente… Sono evidentemente un’anima troppo semplice, o fortunata, un giorno forse qualcuno mi farà aprire gli occhi.
Resto sereno, se è vero che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, sorgeranno Pastori e condizioni capaci di mettere a posto le cose e trovare una sintesi tra chi come me crede di essere già in buone mani e chi come te trova invece che sarebbe quasi tutto da rifare.
Buona giornata a te caro Massimo.
con assoluta serenità anche da parte mia, ma non venitemi più a dire (ne approfitto per rispondere anche a Federico in un unico post) che sono io quello che divaga e si perde in chiacchiere per non rispondere o si fa abbagliare dagli slogan o ancora usa un codice non condiviso…
Facciamocene tutti una ragione: forse uno dei miracoli della Chiesa è riuscire a tenerci insieme…
Credo che il lascito più importante del caro Cardinal Martini sia la capacità dimostrata di saper coniugare in maniera eccellente sapere e credere e di essere riuscito a seminare la Parola anche presso settori della società che, altrimenti, sarebbero verosimilmente rimasti impermeabili a qualsiasi discorso religioso.Secondo alcuni, proprio il favore incontrato da Padre Carlo presso i “nemici” sarebbe la prova provata della sua “discutibile ortodossia” (sic!). A mio avviso questi credenti, se fossero vissuti ai tempi di Gesù, sarebbero stati capaci, probabilmente, di rivolgere critiche analoghe anche a nostro Signore: pure Gesù, infatti, risultava più in sintonia con quelli che erano giudicati peccatori piuttosto che con l’establishement religioso dell’epoca. Altrettanto risibile appare la critica in base alla quale la Fede “martiniana” sarebbe una Fede con venature “mondane”, risibile perchè proviene proprio da quegli ambienti che da 1300 anni (diciamo dalla Donazione di Costantino) sostengono l’utilità, per la diffusione del Vangelo, dell’alleanza tra l’Altare ed il Potere (in tutte le sue possibili e varie declinazioni). Padre Carlo voleva una Chiesa che non andasse alla ricerca del Potere ma del “grembiule” e che alle condanne – quante volte rivelatesi, a posteriori, sostanzialmente errate? – preferisse la Misericordia. Forse, al riguardo, sarebbe utile che tutti quanti noi interiorizzassimo l’inizio della Gaudium et Spes: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.” Cordialmente lucio
Interiorizziamo l’incipit ricordando che non si parla del “male”. Quello non ha bisogno di “trovare eco” nei discepoli di Cristo, perché c’è già. E non riguarda “gli uomini di oggi” ma quelli di sempre e, quindi, va giudicato cioè nominato. In noi innanzitutto e, poi, nel mondo.
@ Massimo,
ho deciso che ti devo comunque delle risposte, dopo tutto sono stato io a tirarti in ballo. E’ un tentativo di smorzare l’acredine che io stesso ho contribuito ad alimentare, perché a volte mi capita di postare ascoltando più la pancia che il cuore.
Dunque, circa i rapporti Chiesa-politica, io la vedo in questo modo: sono due istituzioni che per diversi motivi dovrebbero (soprattutto per la politica il condizionale è d’obbligo) avere a cuore il bene delle persone, è normale che ci siano interazioni. Tu non ne approvi le modalità, di sicuro si sono fatti e si commettono alcuni errori, ma sono dinamiche affatto facili da gestire. Quanto alle indicazioni esplicite di voto, io francamente non ne vedo, e qualora ci fossero non influenzerebbero la mia scelta.
All’appunto che ti sento fare spesso: “la Chiesa non può decidere anche per chi non crede” rispondo che come ogni altra istituzione laica che influenza la vita dei credenti, non potrebbe essere altrimenti, la Chiesa ha il diritto/dovere di dire la sua su temi essenziali/esistenziali, sia per dare un orientamento ai propri fedeli, sia per aggiungere una pluralità preziosa a opinioni a volte influenzate da ideologie o interessi di parte.
Il Cardinal Ruini ha appunto detto che il CV II è stato una grazia e che la cattiva interpretazione di esso, non il CVII stesso, ha prodotto danni, su questo concordano in tanti. Non la trovo un’esternazione che dovrebbe far saltare dalla sedia.
Quanto all’uso disciplinare dei sacramenti, credo ti riferisca all’impossibilità per i divorziati rispostati/conviventi di accedere all’eucarestia. Beh qui andiamo su un tema spinoso, che mi tocca molto da vicino, dato che mia sorella sta vivendo questa situazione.
Il motivo di questo atteggiamento che può sembrare ottuso, non è indifferenza o inveterato attaccamento alla tradizione. Sono due le ragioni: la prima è la chiarezza assoluta con cui il Vangelo si esprime in merito a questo aspetto, l’altra, legata alla prima, è la difesa a cui la Chiesa tiene molto di un’istituzione fortemente attaccata dalla società secolarizzata: il divorzio non può essere lasciato passare come un semplice incidente di percorso.
Quello che io auspico in realtà è che si instaurino commissioni in grado di valutare in maniera più efficiente che la Sacra Rota, e senza spendere migliaia di Euro, se quella coppia al momento di contrarre il matrimonio religioso avesse in realtà ben chiaro cosa stesse facendo, indipendentemente dal fatto di aver poi concepito figli. E qui entriamo nel discorso dei corsi prematrimoniali e del permesso, secondo me concesso con troppa facilità, di poter contrarre il matrimonio religioso.
Circa il fatto che a me basta dove la Chiesa è arrivata, o che identifico la Chiesa solo con l’istituzione: hai letto molti dei miei post, sai bene che non è così e considero questo tue considerazioni come la conseguenza di uno scambio di vedute cominciato male (per colpa mia, lo ammetto) e sviluppatosi peggio.
A proposito di scambio di vedute, per non intasare sempre Vino Nuovo con i nostri botta e risposta, se vuoi puoi contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica temporaneo: fabio.bernardini1969@gmail.com
Caro Massimo, alla prossima.
P.S.: il libro che ho letto del Cardinal Martini è “Vivere i valori del Vangelo” – Einaudi -. Regalatomi da un’amica, lo lessi durante le mie annuali vacanze in Spagna. Trassi giovamento e grande serenità soprattutto dalla lettura del capitolo: Portatori di una buona notizia.
Ti ringrazio molto per la risposta: quanto alla “pancia” so benissimo di mettercene molta anch’io… e forse è solo la conferma che sia la Chiesa sia il “poter ragionare su di essa” ci stanno molto a “cuore”…
Come abbiamo convenuto in passato, su alcune questioni abbiamo visioni diverse, ma penso anche che questo non dovrebbe alimentare il “litigio” (so bene di essere il primo a cascarci…
) ma al contrario riportarci all’essenziale, che sono sicuro essere comune; le differenze, che sarebbe sciocco negare, dovrebbero potersi trasformare in una ricchezza, ma non è sempre facile…
Non sto a ribattere nel merito delle tue affermazioni: sai che, come capita spesso, mi ritrovo nelle stesse premesse ma non nelle conclusioni…
Grazie della possibilità di un contatto privato: ci sentiamo presto… e non vado oltre nell’approfittare dell’OT!