Ma che cosa serve alla catechesi?

In questo articolo Assunta Steccanella scrive: «Non si tratta di costruire locali o comprare nuovi proiettori, ma di creare occasioni formative e sostenere il servizio dei catechisti nell’annuncio della fede». E tu che ne pensi?

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5 risposte a Ma che cosa serve alla catechesi?

  1. voce18 scrive:

    Secondo me alla catechesi (e non solo a quella) servono TESTIMONI, persone che vivono coerentemente la propria fede nel quotidiano, persone aperte all’incontro, al dialogo, al nuovo, al diverso, mantenendo sempre ferma la propria fede che testimoniano. Persone che, quando è il caso, si confrontano con il sacerdote di turno prima di impartire un sacramento ad una persona senza adeguata preparazione (ahimè, quello che conta, diciamolo, NON è la festa, i pranzi ed i regali…) ed hanno il coraggio di questa ed altre scelte controcorrente. Dobbiamo rassegnarci ad iscriverli nel registro dei “cristiani in via di estinzione”? O possiamo ancora pensare che ci sia qualche buon Giovanni Battista che prepara le strade…?

  2. Lorenzo scrive:

    I momenti formativi, se si vogliono cogliere, spesso ci sono, e almeno a livello diocesano, ci sono iniziative spesso alla ricerca di aggiornamenti di metodologie e di dialogo…
    Quello che io trovo carente, e su cui occorrerebbe ragionare, anche perché è un discorso che vale per la catechesi ma per tutta quanta la evangelizzazione ad ogni livello e in ogni forma, è la adeguatezza al linguaggio e al confronto con tutto quello che sta fuori dalla chiesa.Il rischio che io avverto continuamente quando acchiappo in mano un testo di catechesi o seguo una conferenza sull’argomento è quello di qualcosa completamente avulsa dalla realtà generale nella quale vivono immersi i ragazzi.Non è ignorandola, idealizzandola, edulcorandola che rendiamo il messaggio cristiano piu’ comprensibile ed efficace.(Avete mai visto le foto di questi testi? Il piu’ delle volte sembrano arrivare dagli anni 50, o, peggio ancora, da una realtà patinata modello mulino bianco cristianeggiante).
    Ma così, ne facciamo qualcosa di separato, a sé stante e svincolato dalle cose che sono la vita del ragazzo.Bisognerebbe al contrario partire proprio da quella realtà lì, nuda e cruda così come è, compresa l’assenza completa della religione nelle scuole e NELLE FAMIGLIE, dalla vita nella scuola, nei quartieri,nella realtà trasmessa dalla televsione e da internet così come la vedono i ragazzi 24H/dì, se vogliamo far capire che il cristianesimo non è una raccolta di precettini o un quaderno di buoni sentimenti, ma un modo di vivere e di trasformare il mondo. Non il Mondo, ma proprio quel mondino lì, il nostro, il loro…Se no, scusate, ma perché i ragazzi dovrebbero esserne interessati? Sono mica fessi.

  3. anna robert scrive:

    Sono una catechista e vorrrei dire che i nostri testi sono moderni e ci servono sopratutto per seguire il programma che con la guida del nostro parroco,ci proponiamo di seguire. Poi ci prepariamo a casa nei giorni precedenti e preghiamo per spargere il seme che lo Spirito Santo farà farà crescere. Il nostro rammarico è che le famiglie sono estranee alla catechesi e che spesso sono proprio i bambini che si fanno catechisti dei genitori. Anna della comunità di Pieve Al bignola PV

  4. Francesca Vittoria scrive:

    A che cosa serve la catechesi? E’ una conoscenza primaria da cui partire per entrare in contatto con il Maestro che si fa conoscere proprio tramite la catechista/il catechista. E’ quindi molto importante quanto il catechista è preparato, quanto Egli stesso è in grado di far giungere il messaggio alla mente e cuore dell’ascoltatore. Come avviene nell’ambito della Scuola – ad ogni livello di apprendimento – cioè di ricorrere a strumenti utili ad approfondire e diventare conoscenza, così anche per il catechismo occorre fare” laboratorio”, in questa materia si tratta di praticare, incarnare nella vita quotidiana quanto il Figlio è venuto a dirci, a insegnarci perché è la Sua Via quella che sale, quella che conduce ad un traguardo che compensa ogni fatica, come il piacere che si prova quando dopo ore di cammino in montagna, superando le difficoltà incontrate, si arriva al rifugio dove tutti si riposano con soddisfazione, dove si gusta un piatto anche il panorama ha il merito di renderlo ancora migliore. Il Santo Padre ha indetto “l’anno della fede”, evidentemente per primo ne avverte la necessità e quindi tutti dobbiamo porci il problema di come vivere la fede che diciamo di professare
    Francesca Vittoria

  5. Francesca Vittoria scrive:

    Replico a Lorenzo: per capire il contenuto del programma che si deve svolgere nel ciclo di lezioni ,c’è bisogno del testo , a indicare il percorso. Ha ragione però Lorenzo se non trova questi testi rispondenti come strumenti interpretativi in quanto occorre avvicinarsi con un linguaggio che deve essere compreso , che sia famigliare a chi è lì per capire, conoscere e avere fiducia di quanto viene insegnatol Occorre suscitare interesse, a conoscere questo Personaggio che esiste ma non si vede, di cui magari ha sentito parlare .. ci sono le chiese!!! Ma che non conosce perché si tratta di una Persona non famigliare, e questa conoscenza non la si può raccontare come storia passata, non interessa se ha fatto miracoli come quei personaggi fantascientifici , quelli si famgliari, e sanno fare cose che emozionano!!!. Perciò non serve denigrarli perché sono frutto di fantasia mentre il nostro Gesù non lo è, ma occorre spiegare perché Egli supera certi dei antagonisti che la gente ha atto propri oggi… e la cosa non è facile ,,,,,ma si può fare dipende dalla preparazione approfondita e convinta fede di chi oggi insegna ed è capace di trarre insegnamento dalle Parabole del Maestro il quale , si è abbassati fino al loro livello di comprensione e ha risposto alle domande della mente e del cuore dei suoi ascoltatori. . Perciò è importante quanto l’insegnante riesce a stabilire un rapporto con la persona che ha davanti, che abbia il coraggio di parlare in verità se vuole avere fiducia e ascolto perché il messaggio cristiano è veramente diverso , si basa sugli effetti che produce l’amore generoso, vicendevole, libero,. Che davvero in molte circostanze produce miracoli….. basta vedere e ascoltare, magari dalle persone che ci sono più vicine. Quale esempio migliore se non copiare dalle Parabole!!! strumenti per far comprendere la sua dottrina …….Il Maestro ha fatto scuola con queste per i posteri di ogni tempo….. HA AVUTO RAGIONE mi pare, perché senza quelle risposte in Parabole noi non lo conosceremmo, e non potremmo avere lumi per come vivere degnamente.
    Francesca Vittoria

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