Nella sua rubrica DIMMI UNA PAROLA Luigi Accattoli rilancia alcuni ricordi di Agnese Borsellino sulla fede di suo marito Paolo, ucciso dalla mafia vent’anni fa. E tu che ne pensi?
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Ho seguito in questi giorni le trasmissioni a ricordo del Magistrato Paolo Borsellino, la sua vita, la sua famiglia, gli ideali anche cristiani nei quali è stato educato e perciò attribuisco anche a questi quella capacità , quella volontà, quella perseveranza che ha profuso nello svolgere quel gravoso compito al quale ha votato la sua vita. Non sono convinta che basti provare amore e rispetto verso la Legge , o il servire l o Stato, perché molti sono coloro che lavorano, che lo fanno anche con zelo, ma non sembrano osare si spingersi deliberatamente oltre, il coraggio di essere disposti a pagare il prezzo più alto, la vita, che è cosa diversa dal lavorare a incarichi che comportano rischi, ma che si possono sempre anche declinare …. disposti fino a un certo punto. Questo Magistrato , come da servizi trasmessi, ci hanno permesso di ascoltarlo , il suo sguardo così carico di riflessioni, pensieri non detti, il suo parlare grave di un sentire che non era traducibile in parole, ecco ha dato l’impressione che molto possa aver influito l’essere anche un vero cristiano a corazzare quel suo coraggio che serviva al magistrato. che tanto impegnativo lavoro ha condotto per il bene della società tutta.: Un esempio di abnegazione direi eroica, davvero da segnalare nei testi di storia del nostro Paese, vero esempio per le giovani generazioni, perché con la sua vita anche tutti i suoi affetti ha sacrificato all’ideale della giustizia , all’amore verso il” suo prossimo”. La ricerca della verità in corso , sia pure colpevole per il troppo tempo trascorso, , non è un fare chiarezza per trovare i colpevoli della sua morte, ma è un dovere verso il Magistrato stesso, è un onorare doveroso il suo lavoro, la VERITA’ per la quale ha pagato con la vita.
Francesca Vittoria