L’amore al centro della fede

In questo articolo Maria Teresa Pontara Pederiva scrive: «Le parole del nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede ci ricordano che il Credo non è un lasciapassare per un club esclusivo ma l’adesione ad un Amore che ci cambia la vita». E tu che ne pensi?

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8 risposte a L’amore al centro della fede

  1. Ireneo scrive:

    Mi pare che l’articolo appiattisca troppo l’affermazione di Müller, tirandolo un po’ per la giacca. E, in effetti, riscontravo la medesima tendenza ad appiattire da una sola parte nel commento al testo di frère John di Taizè…

    Dall’articolo emerge un cristianesimo appiattito sull’amore dell’uomo, che tuttalpiù si avvale dell’amore di Dio per l’uomo come una sorta di “garanzia” e lasciapassare per occuparsi poi solo dell’uomo.

    Müller è invece assolutamente chiaro. Il cristianesimo è amore PER Dio E amore per il prossimo. L’amore PER Dio è e deve essere attivo da parte dell’uomo, non è mera accettazione dell’amore di Dio per l’uomo. Da questo amore nascono il culto, la lode, la liturgia, l’adorazione per l’eucarestia.
    Senza l’amore PER Dio non può nascere una vera carità fraterna che è essenziale per essere cristiani, ma non è autonoma: senza l’amore PER Dio non c’è vero cristianesimo ed esso, tuttalpiù, diventa una filantropica utopia.

    Le due affermazioni di Müller vanno lette assieme per essere vere.

    • Fabio Bernardini scrive:

      Grazie Ireneo.
      A forza di insistere spero tu riesca a convincere anche I piu’ reticenti su questo tema.

    • gilberto borghi scrive:

      Onestamente, Ireneo, non mi sembra che il centro del post stia sulla preminenza del rapporto con gli uomini a scapito di quello per Dio. Per me é ovvio che l’amore del prossimo si fonda in quello di Dio e non viceversa. Ma mi sono riletto il post due volte e trovo che il centro stia nella domanda: il cristianesimo è primariamente una teoria da imparare e vivere o una relazione di amore da lasciar crescere, fino anche a comprendere la nostra testa? In assoluto entrambe sono vere, ma il problema è capire quale dei due lati oggi debba essere privilegiato. Tanto per fare un esempio che mi inqiueta molto: un prete che sceglie il celibato non lo fa in nome di una teoria, ma di un amore che lo riempie tanto da poter rinunciare ad altri tipi di amore. Eppure forse, le cronache, si incaricano di segnalarci che invece ancora molti preti sono celibi per una teoria, e la conseguente regola, e mancano di un amore che li sorregga. E non è un problema solo di alcuni, è il modello educativo che genera ciò. A me, quando ero in seminario, mi veniva detto che quando mi sentivo solo, potevo prendere un bel libro di teologia e leggerlo.
      Capisci? C’è un problema di piani antropologici che la Chiesa non riesce a vedere. La testa non comanda più, ammesso che siano passate epoche in cui questo avveniva. E invece pretendiamo ancora di far passare il cristianesimo principalmente dalla testa…

      • Ireneo scrive:

        Caro Gilberto,
        abbiamo evidentemente inteso diversamente una parte del messaggio passato dall’articolo.

        Infatti sono indubbiamente d’accordo con la tua analisi. Mi sembrava però che l’accento fosse posto primariamente sull’amore ‘da esercitare’ verso gli uomini e soltanto da ‘ricevere’ da parte di Dio, ed era solo su questo particolare aspetto che intervenivo. Per te è ovvio che non sia così, ma mi chiedo se lo sia per chiunque: non è un’idea che passi così facilmente.

        Riprendendo poi il tuo esempio del celibato dei sacerdoti (che di nuovo condivido), giorni fa un carissimo amico sacerdote, decano ed oberato di impegni, mi confidava: “oggi ho avuto un po’ di tempo… sono riuscito a dire i vesperi!”. Ecco, io mi chiedo come possa vivere il suo impegno ministeriale ed i sacrifici che comporta (perché Dio di sacrifici ne chiede anche!), se tanto spesso non ha neppure il tempo di praticare con la preghiera il suo amore per e rapporto con Dio, ridotto quasi ad amministratore di parrocchia!
        Come dice proprio Müller ciò che manca ai nostri sacerdoti – e non sempre per colpa – è la dimensione trascendente, l’orientamento verso Dio. E questa non è teoria, né un ragionamento di testa.

  2. Ireneo scrive:

    Grazie Federico!

    Gioverà riportare le parole del prefetto nel loro contesto completo:
    Il compito del prefetto è molto chiaro: aiutare il magistero del Papa, che è il maestro della Chiesa universale, affidata a Pietro e agli Apostoli. Stiamo vivendo un tempo non sempre facile e soffriamo un po’ tutti a causa del secolarismo, ma non dobbiamo dimenticare la dimensione trascendente, l’orientamento verso Dio, come pure – è molto importante per me – l’impegno a sviluppare un clima di familiarità in tutta la Chiesa e anche qui nella Curia Romana, soprattutto nella Chiesa di Roma. Ciò che resta sempre molto importante è la preghiera per gli altri, la liturgia comune, l’amore per il prossimo, l’amore per Dio. Questo è anzi il nucleo, il centro della fede cristiana: volendo dire cosa sia il cristianesimo, possiamo dire che è amore per Dio e amore per il prossimo. E dov’è il prossimo? E’ al mio fianco.

    E gioverà anche ricordare che quel comandamento nuovo non è affatto, come si è scritto, unico, e non è nuovo perché soppianti o riassuma tutti gli altri, ma perchè ultimo: lo Stesso che donava quel comandamento nuovo, ha anche riaffermato il fondamento dell’amore per Dio (Mt 22,37)

    Molto bella e molto giusta dunque, letta nel suo intero, la sintesi di Müller. Buon lavoro al nuovo prefetto!

    • Federico Benedetti scrive:

      Grazie a te per il contributo approfondito e stimolante che porti sempre alle nostre discussioni.
      Mi unisco al tuo augurio di buon lavoro al nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, al quale la Chiesa ha affidato un compito certamente non facile. Il Signore lo aiuti e lo protegga.

  3. MADDALENA scrive:

    Non basta apprendere le leggi,come un lasciapassare per un club,bisogna ascoltare la voce della propria coscienza,nel silenzio, capire che agire senza amore,si finisce nel male.Nascondere la realtà con perfido velo di cortesia con atteggiamento falso e ipocrita fa allontanare l’uomo dalla verità.Addio amicizie sincere,addio fiducia,addio amore,addio all’uomo vero,tutto diventa finzione,quale amore può resistere di fronte a questa cattiva condotta.Ci vuole sincerità e coraggio ad ammettere di essere incapaci di amare di un amore così Grande.

  4. Hai ragione, Gilberto: hai colto perfettamente il senso del discorso, che sinceramente voleva essere solo una riflessione su un problema che oggi non possiamo ignorare, nel momento in cui si consumava il dramma di un amico e riaffioravano altri volti con altrettanti drammi.
    Sono contenta, comunque, che dopo la mediazione, anche Ireneo abbia compreso.
    Caro Ireneo, ho omesso di citare il testo che hai trascritto perchè, in un post che vuole essere un pezzetto giornalistico, non ce n’era alcun bisogno! La frase in questione, del resto, fa parte di un’intervista ben più ampia (più di 10′)che ho ascoltato interamente in tedesco: ecco l’origine di quella frase che riaffiorava alla mente per inerzia (oltre che dal link di un amico nei giorni precedenti).
    Per cortesia e scrupolo (diciamo per abitudine di lavoro con gli editori) sono andata a cercarmi la traduzione italiana ufficiale che ne dava Radio Vaticana, la quale, non so perché, si è limitata a poche frasi di un discorso a 360°.
    Ma non era quello l’oggetto e lo stato d’animo del post.

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