Preghiera per un amico prete caduto nel fango

In questo articolo Giorgio Bernardelli scrive: “Perché la vicenda di don Giacomo Ruggeri a Fano non mi lascia indifferente. E che cosa, forse, una storia così dolorosa dovrebbe insegnarci”. E tu che ne pensi?

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30 risposte a Preghiera per un amico prete caduto nel fango

  1. Anna Maria Campobasso scrive:

    Pieno di dolore e di fede, sento di condividere in tutto questo scritto! Si leggono troppo spesso parole piene di sarcasmo, dimenticando che i drammi hanno bisogno di misericordia.
    Queste parole, invece, sono come sussurrate in un Getsemani.

  2. gilberto borghi scrive:

    Grazie Giorgio, ancora una volta sento che sai tradurre in parole anche il mio dolore. Che è tanto. E che mi inquieta la mente in modo terribile. Scelgo solo un lato di questa inquietudine, ma ce ne sarebbero molti altri…
    Ma è possibile che ancora non ci rendiamo conto che l’equilibrio affettivo di un prete ha bisogno di cure molto maggiori di quello di chiunque altro? E che i percorsi che al momento abbiamo per formare e sostenere i nostri preti, su questo punto, davvero sono gravemente insufficienti? E che mediamente, i preti che riescono a vivere con gioia la loro scelta di celibato sono pochi, e soprattutto ci riescono non in forza di percorsi specifici, ma per una serie di variabili che nemmeno i soggetti interessati sanno sempre definire bene?
    Non so cosa vuole dirci il Padre, permettendo queste male. Ma ho l’impressione che tutto questo dolore ci costringerà a smetterla, come Chiesa, di dare per scontato che la dimensione sessuale delle persone sia essenzialmente e principalmente da contenere, dentro le regole, e forse a iniziare a ritrovarla come fondamento umano della capacità di amare.
    Se no come è possibile che poi la Chiesa si definisca “esperta” in umanità, come Paolo VI ci ricordava?

  3. Maria Teresa Pontara Pederiva scrive:

    Grazie per questa preghiera.
    E’ un tam tam di amici quello che si ascolta e ci raggiunge in questi giorni e un amico lontano si può solo affidarlo a Colui da cui viene l’aiuto, insieme a tutte le persone coinvolte in questo dramma.

  4. gino Gandolfo scrive:

    Grazie carissimo giorgio non ci siamo mai visti di presenza o sentito pet telefono ma per me sei un vero amico. Mi trasmetti le giuste parole per esprimere un grande dolore o per analizzare profondamente una questione che merita atteggiamenti concreti non solo opinioni o teorie. un abbraccio e una preghiera per tutti.

  5. Laura Badaracchi scrive:

    Grazie, Giorgio, per questa preghiera e riflessione. Non conosco personalmente don Giacomo, ma avendo contatti con tanti sacerdoti e suore mi accorgo che la maturità affettiva è un nodo da sciogliere, su cui lavorare (per tutti) continuamente. Ecco, questa capacità di amare davvero e di leggersi dentro, che arriva anche ad accettare di avere un problema e di chiedere aiuto, prima che il problema travolga se stessi e tante altre persone intorno.
    Nessuno è autorizzato a scagliare la prima pietra. Spero però che i formatori e i responsabili della formazione di sacerdoti e religiose si interroghino e mettano in atto gesti concreti in questo campo così delicato e cruciale.

  6. Ireneo scrive:

    Grazie della preghiera, che faccio mia per questo sacerdote, che pur non conosco, e per i molti sacerdoti che invece conosco, che ogni giorno offrono al Signore tutta la fatica che rimanere fedeli al ministero costa loro, perché possano non cadere.
    E sempre, come diceva sant’Agostino, amiamo l’uomo, non il suo errore.

  7. MADDALENA scrive:

    Gli errori si pagano a caro prezzo,allontanarsi dalla fede si rischia di tanto,anche i preti lo sanno,si faccia più chiarezza nel diventare preti,rischiano di infangare tutti gli altri.Che DIO lo perdoni.

  8. Andrea scrive:

    Raramente si incontrano parole così libere, così intense, così vere sul male che ci attraversa. Grazie Dio esistono ancora adulti autorevoli come voi

  9. Mery scrive:

    Ci sarebbe tanto da dire sui problemi e i nodi irrisolti alla radice di drammi come questo, ma non è il momento dei commenti.
    Con il cuore gonfio di amarezza anch’io mi unisco alla vostra preghiera.

  10. assuntas scrive:

    Grazie, Giorgio.
    Non conosco di persona don Giacomo, ma le sue belle riflessioni sulla pastorale giovanile me lo hanno fatto diventare caro. Credo che anche lui troverebbe sollievo in questa tua preghiera, che diventa nostra.

    Sul tema nevralgico della formazione al presbiterato, sono d’accordo con Gilberto, e mi unisco nella preghiera al Padre, perchè ci aiuti a capire dove vuole condurci.

  11. Lorenzo scrive:

    Concordo con tutto quello che ha scritto Giorgio: bellissimo.
    Il mio cuore, la mia testa e il mio pensiero sono soprattutto per la ragazzina . Troppo piccola, troppo giovane, troppo tutto per meritare di finire in una storia come questa, e nel tritacarne collegato.Sono per i suoi genitori.Io sono padre di una ragazza appena maggiorenne, e se fosse rimasta invischiata in una vicenda come questa a tredici anni ( ma anche adesso!) non avrei sicuramente la serenità d’animo che mi permette di scrivere su un blog.
    Ma qui ” si parla ” di don Giacomo…
    Il discorso delle ” mele marce” non vale perchè le mele marce non esistono. Siamo tutti potenzialmente mele da esposizione e mele marce: meglio, siamo tutti contemporaneamente mele da esposizione e mele marce.
    C’è una cosa che vorrei dire a don Giacomo, nel remoto caso che potesse e volesse leggere le mie parole. E’ che io, personalmente, credo che lui non ” sia stato ” un buon prete: credo che lo sia , perché così come resta il male che lo infanga, resta il bene che lo ha preceduto.Non minimizzo, non ignoro che nulla sarà piu’ come prima nella sua vita, adesso.E non solo per lui, purtroppo.Ma dico che tutto il fango del mondo, persino tutto il male del mondo, non cancellano il bene che si è fatto.
    Voglio dirgli che io non lo conosco affatto, ma che gli voglio bene.In questo momento, e non ” nonostante ” quello che ha fatto, ma proprio perché è in questo momento, quello della caduta e del gran fango.E anche della colpa.A cui non voglio trovare attenuanti e su cui non voglio fare distinguo: è male, e male resta. Proprio per questo gli voglio bene.
    Vorrei dirgli ancora, che non mi sento in alcun modo migliore di lui.Non in linea teorica, ma nei fatti.Come potrei?!
    Io so perfettamente che il mio cuore è capace di gran bene e capace di gran male, che è luogo di sentimenti nobili e di passioni trascinanti e senza segno, e non so affatto, non lo so affatto!, di che cosa in realtà potrebbe essere capace di fare in determinate situazioni e in determinati contesti: magari molto lontani e diversi da quelli di cui stiamo parlando.
    Vorrei dirgli per ultimo che, se ha un senso l’espressione di cui i cristiani si riempiono la bocca, “sono tuo fratello”, per me la assume proprio adesso , proprio qui, proprio con lui. Non perché io approvi e condivida: proprio per questo. Perché io sono pieno di cose, magari non così eclatanti, certamente non così note, che nessuno approverebbe e condividerebbe: nemmeno io.
    Io non credo che il Padre ” voglia dirci qualcosa” con questo fatto doloroso.Quello che voleva dirci, ce l’ha manifestato chiaramente e senza ombre, e ce l’ha fatto dire da Gesù: siamo tutti ” malati” bisognosi di Lui medico, senza di Lui noi non possiamo nulla.Questo vale indistintamente per tutti gli uomini e le donne, preti o laici, giovani o vecchi, singoli a vario titolo o sposati.Non c’è stato, ordine, grado e appartenenza che ci metta al riparo dal rischio che ciascuno di noi rappresenta per sé e per gli altri.
    Se un memento,scomodo e di sofferenza, puo’ venirci da questa storia, a tutti quanti, è proprio questo.

  12. paolo scrive:

    si va bene, ma nessuno ha un pensiero per la bambina?

  13. fab scrive:

    sottoscrivo in pieno. Soprattutto Aiutaci a non chiudere gli occhi sul fatto che la fragilità nella vita affettiva è un demone che attraversa tutta la nostra società

  14. Elisabetta scrive:

    Questo articolo mi lascia perplessa. Qui non si tratta di un prete per cui la solitudine affettiva si è fatta insopportabile e che si innamora di una donna, anche giovane. Qui si tratta di un uomo di mezza età che trova un riscontro affettivo in una ragazzina di 13 anni. Mi dispiace, non sembra uno sbandamento, il problema mi sembra veramente radicale, di maturità umana. Non mi sembra possibile che un simile infantilismo non abbia finora dato segni di sè nella vita di quest’uomo.

    • Giorgio Bernardelli scrive:

      Capisco la tua perplessità Elisabetta. Ti assicuro che fin dal primo minuto ho avuta ben chiara la differenza tra uno sbandamento e questo problema radicale di immaturità umana, che giustamente sottolinei. Però il punto è proprio quel “non mi sembra possibile che…”. Anche a me non sembra possibile, ma è stato così. Troppi casi ormai ci dicono che si può anche nascondere molto bene questa immaturità. E allora la questione diventa: è davvero un problema solo loro? Intuisco che la strada è quella che indicava Gilberto nel suo commento. Ma faccio fatica oggi ad articolare un pensiero vero in proposito. La preghiera nasceva anche da questo.

      • Simone Sereni scrive:

        forse suonerà fuori tema, ma nel lungo capitolo degli “orrori” e del “non mi sembra possibile che…”, ho voglia di inserire quel vecchio post di Maria Elisabetta Gandolfi ( “Potevo essere io” su quel papà che “dimenticò” il figlio di 11 mesi nel seggiolino dell’auto. E lo ha perso x sempre.

        Ci sono patologie che richiedono medici (e, ahimé, a volte giudici) e ci sono anche solo fragilità immense – che emergono anche solo in sparuti momenti della vita – di cui non abbiamo cura, se non dopo, e che possono risultare devastanti.

  15. Salvatore Izzo scrive:

    Caro Giorgio, molte delle cose che scrivi le sento anch’io e provo grande pena per tutte le persone coinvolte in questa vicenda. La linea difensiva che l’avvocato lascia intravedere mi conferma pero’ nella convinzione che non si puo’ minimizzare quanto e’ accaduto. I medici potranno dirci cosa e’ passato per la testa di questo sacerdote, ma sia la giustizia civile che le autorita’ della Chiesa ora debbono tutelare la parte piu’ debole, i bambini e i ragazzi. Il superiore dei salesiani olandesi un paio d’anni fa provo’ a utilizzare l’argomento del minore consenziente per giustificare un suo confratello e giustamente e’ stato rimosso. La Grazia di Dio passa per vie misteriose e io confido che don Ruggeri possa al piu’ presto sentirsi ed essere in comunione con tutti noi e con i suoi amici, ma attenzione questo non puo’ significare che non e’ successo nulla, che puo’ tornare ad essere un pastore al quale affidare i nostri figli. La gravita’ dell’azione documentata dalla polizia e’ tale che non si puo’ ignorarla ne’ dimenticarla.

    • lucia scrive:

      Concordo con quanto detto sopra!
      Sì preghiamo, preghiamo per la vittima e il prete coinvolto(sempre che il fatto sia dimostrato), preghiamo perchè entrambi trovino almeno adesso le persone giuste, gli specialisti giusti che li accompagnino in un percorso di “ricostruzione”.IL sentimento di orrore rimane per la nostra incapacità di lavorare per prevenire simili abusi…l’ineluttabilità del male qui è quanto meno fuori luogo…

  16. Giorgio Bernardelli scrive:

    D’accordissimo Salvatore: nessuna volontà di sminuire la gravità di quanto è accaduto né sul piano della giustizia dei tribunali penali (della linea difensiva dell’avvocato francamente non mi interessa un gran ché), né su quello dei provvedimenti canonici che dovranno seguire una volta accertata fino in fondo la verità. Il piano su cui mi sono posto è un altro: posto che tutto questo ora deve assolutamente succedere e che la comunità cristiana deve mostrare tutta la sua vicinanza alla famiglia della vittima, della persona che si è macchiata di questo reato gravissimo che facciamo? Facciamo tutti finta di non averlo conosciuto e di non essergli stati amici? Io in coscienza non me la sento.

  17. Federico Benedetti scrive:

    Ringrazio Bernardelli per aver voluto condividere con noi la sua riflessione sofferta e la sua preghiera, alla quale naturalmente mi associo.
    Non è mai semplice trovare una posizione equilibrata di fronte a situazioni che, come questa, coinvolgono emotivamente e in modo devastante.
    Provo a dare una risposta alla sua ultima domanda: no, non si può rinnegare l’amicizia di un uomo, nonostante gli errori, anche gravissimi, che ha commesso. La Chiesa da sempre ci insegna a visitare i carcerati (non solo gli innocenti vittime della “malagiustizia”, ma proprio tutti) e a pregare per i peccatori. Ricordo che Santa Teresina di Lisieux si era presa a cuore la conversione di un condannato a morte, impenitente, di cui aveva conosciuto la storia leggendo il giornale. Non gli nega il suo amore nonostante l’orrore dei crimini efferati e il rifiuto della religione. Prega per lui nel segreto del Carmelo e alla fine riesce ad ottenerne la conversione.
    I nostri fratelli ristretti non vanno abbandonati, ma amati e accompagnati per quanto possibile nel loro percorso di recupero.

  18. Lorenzo scrive:

    Ma qui non si tratta d “ineluttabilità del male”, Lucia.Che poi il male non è mai ineluttabile, richiede sempre, per essere compiuto, la nostra attiva e piu’ o meno consapevole diretta partecipazione.
    Io non parlo di nessun male ineluttabile.Parliamo pure di responsabilità, di colpa.
    Dopodiche?
    Se il soggetto in questione fosse il mio migliore amico? Mio figlio? Mio fratello? E, scusate, ma se fossi stato io?!
    Trovo folgorante quel riferimento indiretto di Simone a quell’articolo ” potevo essere io”.
    Altri contesti e altre realtà, stessa densità di orrore.Sono sicuro di potermene sentire vaccinato?
    Non una briciola viene tolta alla gravità della cosa e alle sue conseguenze, ma io sarei sempre io, lo stesso di ieri, dell’altro ieri, di una vita intera. O no?
    Perché qui non stiamo parlando di un ergastolano impenitente,come quello per cui pregava Teresa di Lisieux, ma di un cristiano che su Cristo ci ha , fino a qui, giocato la vita: e probabilmente continuerà a farlo.
    Questo lo assolve e lo giustifica in qualche modo? Assolutamente no. Ma non cancella quello che è stato, e CHE E’, facendone di botto soltanto un fratello ristretto, un caso clinico di cui occuparsi, una fonte di orrori di cui discettare.
    Certo da qui in avanti è anche tutto questo.
    Ma non chiudiamolo lì, dentro quel ruolo, per comodità e spavento, buttando via la chiave e crollando il capo.Fino al prossimo caso, che ci troverà nuovamente tutti pronti a torcerci le mani inorriditi, e così via.
    Io dico: prendiamolo come una sveglia a stare vigilanti e pronti a prevenire, prima di tutto su noi stessi.

    • Lucia scrive:

      Certo che c’è il male ineluttabile, potrebbe essere la scomparsa improvvisa di una persona cara oppure una gravissima malattia che colpisce all’improvviso un familiare, un terremoto che distrugge la casa; ciò che è al di fuori della mia volontà.Qui siamo su un altro piano .IL mio senso di orrore non è legato alla persona ma agli esiti di un comportamento deviato di cui molti prendono le distanze altri si schierano nella difesa della persona conosciuta e stimata ma “pochi si danno da fare per prevenire e seriamente curare questi problemi”.Non si tratta di rinchiudere la persona e buttare via la chiave (?!).Nessuno nega il valore della persona..ma la persona va aiutata ….è una condanna dire che una persona deve essere aiutata nei modi e nei tempi richiesti?E se questo è un fenomeno non circoscritto la chiesa si interroghi seriamente e incominci a dare qualche risposta concreta e propositiva…

  19. Maria Elisabetta Gandolfi scrive:

    Non voglio togliere nulla all’accorata e sincera preghiera di Giorgio, soprattutto quando vedo che in maniera pilatesca vi è chi (non qui)s’affretta a dire in molti modi “non lo conosco”.
    Ma per riprendere, vista la cortese citazione, il tema del “potevo essere io” e a completezza del quadro, mi verrebbe da dire che il “potevo essere io” deve essere declinato anzitutto nella persona della ragazzina. E subito dopo, visto che sono ampiamente fuori tempo massimo, mi attesterei sul “potevo essere io” la madre (o il padre) della stessa: con quella voragine di sconforto nel cuore che immagino possa sentire. Sul sacerdote non ripeto le tante espressioni che con molto garbo e carità sono state dette. Ma subito dopo direi ancora: “potevo essere io” anche la comunità parrocchiale che s’interroga sul suo essere tale e sul come lo è. La Chiesa in questo momento è sotto la lente d’osservazione di tanti: sarebbe il momento di prendere un iniziativa in avanti di ampio respiro. Questa, mi sembra, sia una vera emergenza per l’oggi.

  20. Corrado scrive:

    Grazie in particolare a Lorenzo

  21. LELLA scrive:

    Condivido in toto la sua preghiera.Non conosco questo sacerdote,ma credo anche io che il pericolo del peccato riguardi tutti,proprio tutti.
    I nostri preti sono stati fatti diventare impiegati,carrieristi,impegnati a tempo pieno,e sono sempre più soli.
    Sono soli anche tra la gente,perchè un prete non pensa più di dover piacere a Dio,ma ai fedeli ,ai superiori,al suo vescovo…i preti oggi soffrono lontano da Dio.
    L’omelia è un optional…si fa solo di domenica…ma cosa dice a te prete quella pagina di Vangelo…
    Aiutiamoli a ritrovare Gesù,perchè noi dobbiamo essere la loro forza ,come loro sono la nostra.Dobbiamo vivere gli uni con e per gli altri e pregare insieme,pregare per tutti noi,perchè nessuno può stare tranquillo di non cadere nel baratro.
    Chiediamo ai nostri preti di pregare con noi.

  22. Francesca Vittoria scrive:

    Ho sentito il Santo Padre insistere sul tema della preghiera rivolgendosi al clero. Detto questo, sempre da una riflessione mi domando come mai un sacerdote non trova un altro confratello , fra i tanti che ci sono ei che anche possono aver superato o comprendono queste turbe di sentimenti, sacerdoti che hanno fama di essere o vivere la fede in modo profondo, cui rivolgersi a esporre i problemi che sta vivendo e ricevere consigli in merito, così come si farebbe in famiglia. E’ vero che per certe confidenze occorre il coraggio, ma questo lo si trova prima di cadere nel pantano. Si può anche ammettere che a distanza di anni, la persona si sia accorta di non poter continuare a tenere fede a quanto professato in stagione di entusiasmi e di grandi ideali, che la realtà in cui ci si trova a fare i conti, la routine di tutti i giorni – questo succede anche per il matrimonio – richiede di fare dei passi ulteriori a irrobustire la fede, piuttosto che abbandonarsi a leggerezze davvero gravi come in questo caso – il non pensare alla ragazzina figlia di genitori!!cui rendere conto. – per esempio E’ che oggi ai Comandamenti, tanto per stare terra terra e senza aver fatto anni di seminario, evidentemente non pensa più nessuno , ma fa scandalo che non l’abbia fatto il prete prima che l’uomo , e tanto meno da aspettarcelo da una ragazzina in corso di apprendimento. L’adulto, , avrebbe dovuto averci pensato e per onestà e senso di responsabilità vrebbe dovuto ricorrere a un” medico” collega per riflettere il da farsi e poi magari essere onesto, togliersi la tonaca e passare ad altra vita. Magari a trattenerlo dal prendere decisioni drastiche non avrà pesato il vantaggio di svolgere un incarico che professionalmente era soddisfacente, e pensare di farla franca!!!? Certo di queste cose ne sentiamo parlare tutti i giorni. Accadono si dice anche nel ristretto cerchio famigliare, e allora veramente si prova pietà per le vittime, in questi fatti si dicono frutto di miseria morale e altro, quasi non destano più scandalo tanto sono frequenti , nelle strade, di notte, non vi è sicurezza , la persona diventa cosa . A pagare il prezzo sono soprattutto i giovani i quali sono vittime ma anche capaci colpevol.i; A loro ogni attenuante per quanto di amore sbagliato ricevono, per la mancanza di una educazione cui avrebbero diritto ricevere, di un rispetto da ricevere e dare, viene abusata la loro semplicità, la loro giovinezza, è come entrare in un giardino e calpestare un fiore che si stà appena schiudendo… non curarsi di una pianta che può non crescere robusta se non la si sostiene con cure appropriate.
    Le attenuanti a questo caso se ci sono le può conoscere e concedere soltanto Dio, che sarà il primo a piangere
    Francesca Vittoria

    • Ireneo scrive:

      Faccio una considerazione (basata su fatti), riguardo alla tua prima domanda.

      Il primo approccio per cercare un ‘aiuto’ è ovviamente quello del confessore. E, siccome l’argomento è generalmente scottante, non si tratta in prima istanza del proprio padre spirituale, che peraltro non tutti hanno.
      Questo però non è quasi mai sufficiente a
      lenire o sublimare una condizione cronica (ad esempio una tendenza omosessuale difficile da reprimere): ciò che aiuterebbe è una vera spalla, un confidente ed un amico fidato, fuori dal rapporto confessionale.
      Qui sorge il problema della fiducia e, soprattutto, il terrore della delazione. Terrore più che mai fondato perché, ahimè, non tutti i preti – né tantomeno tutti i laici – sono santi…

  23. Zosim scrive:

    I fatti materiali, accuratamente accertati e determinati, hanno una loro oggettiva consistenza secondo la legge, la quale, nonostante la perfetta consapevolezza che mai nella valutazione di un atto si può prescindere dalle motivazioni e dalle circostanze, ossia da una delicata operazione interpretativa, cerca di tradurre in pene e conseguenze annesse il portato sociale-collettivo (dunque giuridico) di un comportamento ritenuto negativo. In tal senso esiste un procedimento giudiziario in atto, di cui don Giacomo sta iniziando a pagare il conto, ora con la detenzione nel carcere in cui si trova e, successivamente, con le misure che verranno determinate dal legittimo tribunale. Sul piano della cronaca, tali materiali comportamenti sono stati sufficientemente descritti da qualche organo di stampa, mentre i più hanno sollevato molto fango e poca sostanza.
    Quanto alle ricadute e implicazioni che questa vicenda avrà sulla minore coinvolta, il punto è evidentemente della massima importanza e delicatezza. Chiedo: chi può essere certo, e con quali strumenti di “misurazione”, di non sottovalutarne o non sopravalutarne la portata? Interpretazioni generiche lasciano il tempo che trovano. Di certo c’è la massima delicatezza del tema e la grande complessità di una adeguata valutazione di merito. La legge è consapevole di entrambi gli aspetti: del primo se ne fa carico andando pesante con l’imputato (carcerazione fino a interrogatorio della minore e pene previste); circa il secondo è sostanzialmente quasi impotente, poiché per una sfera talmente delicata non esistono “misurazioni” adeguate, senza dire che il can can mediatico può far male alla minore molto più dei fatti in sé, così come una leggera valutazione dei fatti potrebbe trascurare l’eventualità di ricadute di maggior significato. Chi può dire cosa accada e accadrà davvero nell’animo della minore (che comunque non ha avuto rapporti sessuali propriamente intesi né ha subito forma riscontrabile di materiale violenza o di psicologica circuizione)?
    Quanto a don Giacomo, al suo animo, alle dimensioni della sua personalità bisognose di approfondimento, chiarificazione e trasformazione, come pure alla sincerità e generosità sempre condizionate (chi ha motivazioni e atteggiamenti totalmente sgombri da ombre tra di noi?) ma non azzerabili della sua dedizione sacerdotale, ritrovo nelle parole di Lorenzo quelle che megliono riflettono quanto direi anche io. Inclusa la grande responsabilità della Chiesa nella formazione del clero, la considerazione ancora inadeguata del celibato posto come condizione obbligatoria del presbiterato anziché come prospettiva possibile (almeno su questo, qualcosa ci sarebbe da imparare dagli ortodossi, magari usando anche meno ipocrisia verso i preti cattolici di rito orientale, i cosiddetti greco-cattolici, di cui a Roma, ad esempio pensando alla Romania o all’Ucraina, fino alla caduta del Muro ci si vantava perché tenevano viva la fede cattolica, salvo oggi spesso metterli da parte e quasi vergognarsene quando tali preti vengono in Italia, proprio perché sposati). Per carità, nessuna equazione troppo banale sul tema maturità affettiva e celibato, così come nessuna banalizzazione sui motivi che fino ad oggi hanno indotto una parte del Magistero a ritenere opportuna la legge del celibato. Ma sarebbe anche ora di finirla con encicliche e discorsi splendidi su sessualità, matrimonio e dintorni, quando l’ambiente ecclesiastico è il primo, fatte le debite e certo non rare eccezioni, in cui tutto ciò che è legato al sesso vive nell’afflizione di psichismi contratti, angosciati, bisognosi di trasformazione. Madre santa, tanta insistenza sul sesso tipica di chi non ne ha la più pallida idea (esattamente speculare, all’opposto, alla vuotaggine di chi lo nullifica nella banalità)! Un po’ di franchezza nella Chiesa, insieme certo a tanto rispetto e pietas, sarebbe ora di iniziare ad averla. La storia travolgerà impietosamente (sta già iniziando) chi farà finta che si può andare avanti come si è fatto finora.
    Forza don Giacomo, chi ti conosce ti vuole bene senza incertezze, e tu hai tutte le risorse interiori – prima tra tutte la sincera fede – per riconoscere te stesso, compiere i passi di interiore ed esteriore verità che devi a te e agli altri, e continuare la strada della tua vita con la bontà e la fantasia che ti hanno sempre caratterizzato. Figli tutti di una medesima misericordia e fratelli di una stessa barca.
    Grazie Giorgio per aver aperto questo intelligente e generoso spazio (“fango” del titolo a parte).

  24. chiara scrive:

    Io non ho nessun pensiero per don Ruggeri. solo per quella povera bambina. Si assuma in piena coscienza tutte le sue responsabilità.

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