In questo articolo Fabio Colagrande scrive: «A un atteggiamento critico ma costruttivo, che parta dalla denuncia per proporre un rinnovamento, si preferisce una raffigurazione edulcorata della realtà ecclesiale». E tu che ne pensi?
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Non sia mai un’autocrica costruttiva da parte degli infallibili media, vero? Evidentemente questo articolo ha lo scopo principale di pubblicizzare il libro di Mastrofini che a me non interessa.
Una riflessione che condivido in ogni parola. Grazie davvero Fabio.
Temo che la rappresentazione a volte forzatamente uniforme e asettica dell’universo ecclesiale non sia eclusivamente colpa di una Chiesa incapace di rapportarsi ai media.
Spesso la gerarchia, nella persona di vari suoi esponenti, appare goffa o ingenua nelle sue parole che poi vengono riprese dalla stampa, facendole divenire dei boomerang.
Altrettanto spesso vedo però che documenti chiarissimi, ottimante strutturati e per nulla lacunosi, vengono ripresi dalla ‘stampa laica’ in maniera se non sturmentale almeno superficiale, distorcendone il contenuto, vuoi per malafede, vuoi per banale ignoranza.
Osservo poi quanto molti giornalisti (che scrivono e commentano di Chiesa) siano realmente incolti di questioni ecclesiali, al limite della becera ignoranza, confondendo chiese cattoliche con chiese evangeliche, cardinali con vescovi e quant’altro.
Questo, unito al fatto che il pregiudizio anticattolico sembra essere l’ultimo pregiudizio accettabile sulla stampa e, in generale, nel mondo moderno, rende assai difficile il rapporto Chiesa-stampa e, se non giustifica certe reticenze da parte degli esponenti della gerarchia, almeno ne offre una spiegazione.
Prova ne sia che esiste del giornalismo ecclesiale di nicchia ma ben fatto, obbiettivo, ad opera di bravi giornalisti ai quali le notizie non mancano e che sono ben capaci di tratteggiare il dibattito interno alla Chiesa. Penso a Vatican Insider (su cui scrivono anche autori di Vino Nuovo) o, su altri fronti, Asia News.
Ottimo articolo!
Riporto così come l’ho scritto sulla nostra pagina Facebook un pensiero che ho brutalmente sintetizzato dal post di Fabio Colagrande: se i giornalisti cattolici non sono i primi a indagare e raccontare anche le criticità della vita della Chiesa, non senza giustizia e misericordia ma alla ricerca di un barlume di verità, lo faranno molto di più e molto peggio coloro che non hanno a cuore la Chiesa.
Cara Alessia, l’articolo, oltre a voler essere un’autocritica di un giornalsita cattolico, è anche soprattutto un modo per fare pubblicità agli Atti del Simposio della Gregoriana. Spero che almeno questi ti interessino. Abbracci
Una “raffigurazione edulcorata della realtà ecclesiale”: credo sia davvero questa la tentazione più insidiosa e diffusa per noi giornalisti cattolici. Infatti, non costa fatica e critiche, paga in termini di consenso e di carriera. Ma non è un servizio alla Chiesa e al “si si, no no” del Vangelo. Grazie a Fabio per averlo richiamato, a partire da un evento concreto.
Consenso? Carriera? per chi presenta una “raffigurazione edulcorata della Chiesa”???
Chi? Dove? Come? Quando?
Probabilmente io vivo in un mondo diverso dal vostro.
Non posso che assecondare la costernazione di Hadassah.
Ma Sig. Andreatta, per quello che io vedo e’ vero il contrario!
Che la gerarchia sia consapevole degli errori commessi finora sul piano comunicativo nel gestire in particolare lo scandalo della pedofilia e il Vatileaks, con effetti disastrosi per l’immagine della Chiesa, lo dimostra anche il fatto che il Vaticano dal 2 luglio ha una nuova figura, pensata per curare le strategie di comunicazione della Santa Sede, “un ruolo molto simile a quello che ha il direttore della comunicazione nella Casa Bianca”, secondo le testuali parole del diretto interessato, Greg Burke, americano, per anni corrispondente da Roma per Fox News ed ex giornalista del Time.
Il suo ruolo dovrebbe far sì che la comunicazione con il mondo laico dei media non continui a produrre effetti controproducenti, evidenziando di volta in volta come una data notizia, data in un certo modo, provocherà determinate reazioni, attirando l’attenzione dei giornalisti su determinati aspetti, anzichè su altri e così via.
Staremo a vedere.
Detto questo, devo dire che spesso per capire cosa succede dentro la Chiesa devo attingere alle fonti più disparate per mettere insieme diversi tasselli, i dati oggettivi e incontestabili, che mi aiutino a ricomporre un quadro sufficientemente obiettivo della realtà, sulla base del quale poi trarre delle conclusioni.
In altre parole, la stampa cattolica a volte omette determinate notizie oppure ne dà una versione parziale, che appare goffa, ingenua e reticente, come se avesse timore di essere richiamata all’ordine, eventualità, a dire il vero, non molto remota.
Se mi passate la metafora, è come se chiedendo un pranzo mi venisse rifilato un omogeneizzato.
La stampa laica?
E’ spesso caratterizzata da un radicato pregiudizio anticattolico, per cui tutto viene utilizzato in termini strumentali per distruggere, con palese sadismo.
Sarebbe il caso che i giornalisti cattolici cercassero di fornire un’informazione chiara, completa, esauriente, coraggiosa anche sulle questioni più spinose.
Eviterebbero così di lasciare che sia la stampa laica o laicista a spadroneggiare, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Mi è capitato di sentire da una donna, analfabeta e ottantenne proveniente dal sud , a proposito di comportamenti da parte d i chi avrebbe dovuto portare con più coerenza l’abito talare, che quando lei era giovane e ancora laggiù abitava giravano voci che il parroco avesse due figli, Sempre in anni distanti, e invece da una voce del nord la quale raccontava come una madre fosse attenta quando la figlia si recava a confessarsi e si rassicurava che il sacerdote in confessionale non avesse posto se non le domande di rito. Quindi, il detto “predicare sono capaci tutti” ma è sempre da come si mettono in pratica e d è con l’esempio che si insegna, questo naturalmente riguarda tutti. Ma la fede dei semplici è stata magnificata da Gesù Cristo perché malgrado le certe indegnità, i cattivi esempi, a questi la fede non è venuta meno e la fiducia nel Vangelo e in Gesù Cristo è una decisione di credo convinta . Tornando all’oggi che magari si manifesta con ancora altri motivi di scandalo, però perché ritenere che i servizi giornalistici della Casa siano carenti e restii a dare pubblica notizia di quanto avviene nel proprio ambito, e che un maggior tempestività o approfondimento o meglio fatto conoscere direttamente all’opinione pubblica sia il modo migliore per denunciare la gravi tà di fatti che emergono anche nel clero, e qui oso aggiungere che non sono soltanto quelli riguardanti pedofilia, ma anche direi nel campo molto chiacchierato dove ci sono interessi economici da salvaguardare, quello politico dove appare conveniente avere riguardo piuttosto che mantenere le distanze verso persone il cui interesse verso i sacri palazzi riguarda molto più i propri che quelli della Chiesa, e al suo predicato.
Ma la Chiesa di don Puglisi, di don Ciotti non la si può infangare, perché demonizzando quelli che sbandano agli occhi di molti laici vicini o lontani lo scetticismo si fa concreta supposizione e vi è la tendenza già abbastanza manifesta di gettare ombra anche sui virtuosi con il risultato che agendo in amore di trasparenza ciò che viene fatto conoscere va a irridere anche tutto il Bene che la Carità di Cristo ogni giorno attraverso questi suoi operai crea e edifica nel mondo, . Senza contare che a dare man forte ci pensano tutti quelli che si ritengono Maestri di altrettante personali novelle, buone ad assecondare le necessità dei molti che la vita fa camminare per tante strade altre anche oggi. Esistono anche oggi i farisei e si riconoscono perché in loro non c’è verità, si presentano accattivanti, e il loro ardire fa stupire perché trovano sempre chi ciecamente è pronto a seguirli malgrado il loro parlare contraddica l’agire
Il mio parere è che Occorre esaminare a quale pubblico ci si rivolge , in ogni situazione, prima di decidere che un qualsiasi giornalista è valido e i moderni mezzi di comunicazione sono la risoluzione a dare la migliore trasparenza ai gravi fatti che purtroppo non si finisce più di stupire e che questo contribuisca a arginare certo mali , perché convengo con chi asserisce di riscontrare molta ignoranza e quindi anche i loro giudizi rivelano che la materia trattata riflette molta superficialità .
Francesca Vittoria
Non tutti gli aspetti del problema sono stati esplorati, nell’articlo e nei commenti.
Giusto rilevare, come fanno Colagrande e Simone Sereni,l’imbarazzo e l’impaccio comunicativo della stampa cattolica verso questioni attinenti l’agire di singoli esponenti della gerarchia o del laicato (e dei relativi apparati).
Come giusto rilevare, come fa Ireneo, che la stampa estranea e nemica tende a barare sulla natura ed entità di quel mal agire.
Ma c’è un aspetto che è del tutto inesplorato, qui (e – ad essere schietti – non a caso…).
Quello di un altro genere di di mal agire e di mal-essere di cui si fa “raffigurazione edulcorata”: le infedeltà – evidenti o latenti – di ordine dottrinale e/o liturgico, cui plaudno i media nemici, a fronte del silenzio imbarazzato o anche collusivo che detta legge nei media che vogliono dirsi cattolici.
E’ necessario, a mio parere, cogliere il nesso stringente tra l’impaccio della stampa cattolica nell’indagare con trasparenza le malefatte dei propri membri e la disonestà di certa stampa laica che specula su quel mal agire. Se la prima facesse il suo dovere la seconda avrebbe le armi spuntate.
Sono d’accordo con questo articolo e lo scrivo da giornalista cattolico che ha provato sulla sua pelle – ormai da ex-direttore di un settimanale diocesano – che cosa significa non accettare la visione edulcorata… Proprio ieri, senza conoscere questo testo che mi è stato segnalato, ho postato sul mio blog un articolo che riprende questa idea. Vedi: http://agostinoclerici.it/2012/09/09/ancora-sul-cardinal-martini-contro-tutte-le-fesserie/